Transizione

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La parola scelta è di tale portata che concluderla in uno spazio ristretto sarebbe riduttivo ed inutile. Il significato originario del termine nel latino è quello di “passaggio” come interpretazione corretto del verbo di riferimento “transire”. Andare alla ricerca di tutti i significati possibili è uno sforzo immane che va sia al nostro passaggio su questa terra, sia a tutte le forme di passaggio nelle molteplici questioni con le quali possiamo misurarci.

Seguendo il dizionario troviamo che con il vocabolo si indica il passaggio da un modo di essere o di vita a un altro, da una determinata condizione a una nuova e diversa situazione. In senso ampio, con riferimento alla storia e all’evoluzione umana e sociale, e alle loro manifestazioni, si parla ad esempio di età o di periodo di transizione; ovvero che segna il passaggio da una civiltà a un’altra, durante il quale si maturano nuove forme sociali e di costume, nuove concezioni e produzioni culturali, letterarie, artistiche. Pensiamo alla storia dell’umanità e ai suoi millenni segnati proprio da transizioni e passaggi da una condizione all’altra. Descriverne qualcuno potrebbe essere defatigante e quello di sottolineare il valore “transeunte” di questi momenti per capirne sia le origini, sia le motivazioni, che le possibili evoluzioni, è uno dei compiti della Storia. Un esempio calcante potrebbe essere ad esempio l’epoca che contraddistingue il transito dal Medioevo al Rinascimento; oppure le transizioni intermedie tra regioni finitime, in cui si incontrano e convivono, con influenze reciproche, forme di vita e di lingua diverse. Difficile trovare un inizio e una conclusione perché le stesse età che sembrano contraddistinte da stabilità e chiari confini sono esse stesse stagioni in cui la vita, la cultura, la scienza, fluiscono e si modificano con ciò stesso costituendo una sorta di transito continuo.

Naturalmente in questo quadro non può mancare la politica dove di governi di transizione il nostro paese ha una casistica pressoché illimitata. Il significato di esecutivo transitorio, indica un governo provvisorio, di durata limitata e per lo più predeterminata.

Più genericamente, in un processo qualsiasi, si considera e denomina fase di transizione una fase intermedia del processo, nella quale si altera la condizione, per lo più di approssimativo equilibrio, che si aveva nella fase iniziale, e che dà luogo poi a una nuova condizione di equilibrio.

Un campo nel quale la transizione mostra la sua evoluzione è quello della musica, dove è sinonimo di modulazione improvvisa, che avviene fra tonalità lontane senza passaggi intermedi.

Esiste poi la transizione in fisica, ovvero il passaggio di un sistema da uno stato a un altro, in genere con scambio di energia con altri sistemi. Si pensi al sistema termodinamico, dove si parla di ogni trasformazione durante la quale cambi la fase o il numero delle fasi del sistema stesso (con riferimento agli stati solido, liquido e gassoso di una determinata sostanza, dove sono dette piuttosto passaggi di stato). Particolare senso assume in geofisica, dove la zona ad esso dedicata è la zona all’interno della Terra, compresa tra i 410 km e i 1000 km di profondità, che separa il mantello superiore da quello inferiore, caratterizzata da un rapido aumento della densità e quindi della velocità di propagazione delle onde sismiche.

La scienza ci parla poi in chimica, di elementi o di metalli di transizione.

Non trascurabile poi in litologia, l’esempio delle rocce che per la loro composizione chimica e mineralogica non possono ascriversi a tipi ben definiti, ma rappresentano termini di passaggio da un tipo all’altro.

Ogni branca della scienza e delle tecnologie si misura direttamente o indirettamente con questo particolare modo di essere.

Se poi poniamo lo sguardo alla nostra esistenza e al paese in cui ci troviamo, potremmo dire che esso è in una transizione infinita della quale è difficile trovare l’inizio o le cause e altrettanto complesso è immaginare punti di arrivo. L’Italia in questi decenni ultimi ha conosciuto molte fasi di transizione – che nella sua plurimillenaria storia non sono certo mancate e sono state epocali – che hanno coinciso più o meno con la fine dei blocchi internazionali, con l’affievolirsi delle ideologie che li supportavano, con il non sempre ordinato manifestarsi di energie ed idee nuove e con visioni altrettanto variegate di un possibile futuro. Storici e prima ancora commentatori e saggisti hanno cercato e cercano di dare una sistematicità a quel che accade, a costruire una sorta di canovaccio in cui inserire quello che si manifesta sempre più in collegamento con movimenti internazionali sia in termini di politica, di alleanze, di geostrategia.

Un compito non facile perché quel che accade in Italia si somma e si mixa con tutto ciò che avviene nelle altre aree del mondo, sia a noi più vicine per storia e costumi, sia lontane nelle usanze, nei sistemi stessi di organizzazione sociale. Una corrente certamente benefica e utile per trovare risposte o fare scelte purché si tenga lontana ogni forma di colonizzazione tanto più grave e pericolosa, quanto avvertita come normale. La nostra storia, la nostra cultura per millenni hanno arricchito e sostenuto tutti i campi del sapere, della conoscenza, della stessa transizione necessaria tra epoche.

In noi stessi vanno trovate le risposte su come vogliamo essere nel futuro. Il resto può essere un aiuto, un elemento di confronto, ma non totalizzante!

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