La sindrome della diligenza

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Leader, partiti e movimenti in cerca di un approdo o di una via da percorrere

Cominciamo con il sottolineare che il riferimento non è all’habitus di essere precisi, corretti e via dicendo, cioè diligenti, ma piuttosto alla diligenza concepita come mezzo di trasporto di un tempo che fu, quando la sua visione, il suo arrivo poteva fare la differenza tra la vita e la morte, tra il rimenere isolati e l’essere in condizione di contattare i propri simili a distanza. Quella che viene in mente è certamente quella classica del far west, ma l’evoluzione dei trasporti nel mondo si può dire che è passata attraverso la fase della diligenza in ogni luogo, nelle forme che essa ha assunto nel corso dei secoli e dei chilometri delle lunghe distanze che separavano gli uomini, le civiltà, le città e le campagne. In modo semplice potremmo dire che insieme ai collegamenti senza fili, a quelli postali e in contemporanea con essi, il concetto della diligenza ha portato avanti la nostra civiltà insieme ai tanti altri strumenti che l’intelligenza e la inventiva dell’uomo ha immaginato e realizzato nel corso del tempo.

Una premessa opportuna per chiarire il senso delle nostre riflessioni. Dicevamo che il concetto di arrivo della diligenza, come quello di assalto alla diligenza, fanno parte da sempre dell’immaginario e sostanziano il valore della novità, dello strumento per allontanarsi dalla propria realtà, alla ricerca di qualcosa di altro come anche l’andare e il tornare che essa consentiva in modo diciamo così organizzato dove più dove meno. Come ancora con essa arrivavano notizie, mezzi, risorse. In nuce era il sistema di trasporto che noi oggi conosciamo con la molteplicità dei mezzi a disposizione  Dunque la diligenza ha fatto parte della nostra storia e ancora oggi in senso figurato la immaginiamo come un’àncora di salvezza, un modo per cambiare luogo o collegarsi con altri.

Uscendo da questa sorta di metafora, e guardando il nostro paese, i suoi problemi, il cammino che faticosamente cerca di fare per riavviare i meccanismi della ripresa e dello sviluppo, scorgiamo da parte di molti attori politici, economici, sociali quella che abbiamo definito nel titolo come sindrome della diligenza. Tutti guardano a quello che accade ma vorrebbero allontanarsi da esso appunto con l’utilizzo di una sorta di diligenza. Allontanarsi da cosa?  Dalla responsabilità storica che questa difficile e dolorosa stagione segnata dalla pandemia affida a chi si trova a decidere per famiglie, gruppi sociali, collettività nazionale nel suo insieme con lo sguardo al mondo nel quale siamo inseriti.

Quello che si avverte è l’aspirazione a veder finire la vita condizionata nella quale siamo piombati e il ritorno a quella che molti vedono come un’età dell’oro quando era invece la fonte di molti nostri problemi pluridecennali. Non c’è un prima a cui ritornare ma un oggi e un domani da realizzare facendo tesoro di un mutamento radicale e violento del nostro stesso essere parte di una società. La solidarietà apparsa nei giorni in cui eravamo chiusi nelle nostre case non è una bella pagina a se stante, dovrebbe essere invece un modo di vivere la quotidianità, un modo per esorcizzare difficoltà ed ostacoli. In realtà se ne parla in questi termini ma come se fosse una questione che riguarda sempre qualcun altro e in un altro momento.

È questo il segno della sindrome incombente. Gli scontri tra vax e no vax mostrano tutta la incapacità di capire la realtà da un lato e la caparbietà anche violenta di voler affermare la propria diversità. Da entrambe le parti si discute, ci si scontra come se si trattasse di una questione ideologica e i peggiori istinti che albergano nel tessuto sociale fanno capolino e come armi di distrazione di massa allontanano l’attenzione dai veri e cogenti problemi. Come nel medioevo risentiamo coloro che parlano di complotti, di volontà oppressive, con riferimenti fideistici da un lato e scientifici all’estremo dall’altro. Solo che occorre ricordare che nel medioevo la scienza come tale era agli albori, spesso scambiata per alchimia se non peggio e che a prevalere erano gli atteggiamenti fideistici anche con l’uso della violenza frutto dell’ignoranza o delle volontà di potenza e di controllo. Molti secoli sono passati, ma l’animo umano non sembra essersi evoluto molto o comunque molto al di sotto di quel che si sperava.   

Altro aspetto della sindrome è certamente quello di volersi attaccare alla diligenza che in questo momento porta risorse per cambiare, ma lasciando questo scopo tra i tanti, pensando all’oggi, al particulare e non alzando lo sguardo al domani che è già alle porte. Quel domani che riguarda le giovani generazioni che gradualmente stanno entrando nel mondo dove si decide, dove si guida. La protesta che essi portano avanti è degna di ascolto e di azione conseguente e l’orizzonte che essi vedono e propongono è molto più positivo di quello attuale. Ma tutto questo va guidato da una politica che agisca con responsabilità, con lungimiranza, con onestà e anche con saggezza e prudenza. Quello che si vuole costruire a parole, un mondo e un paese diverso, più equilibrato per tutti, non ammette piccoli cabotaggi o assalti alla diligenza, ma scelte coraggiose e dal lungo respiro, altrimenti l’oggi di confusione e duro confronto senza vie di uscita sarà fine a se stesso e non ci porterà da nessuna parte!  

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