Esternazione al GF Vip, scatena la bufera sul tema dell’aborto

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La legge 194, un argomento tabù che dopo 40 anni divide ancora gli italiani

L’articolo 21 della nostra Costituzione, al primo comma recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Una frase lapidaria che, pur nella sua semplicità, afferma un principio sacrosanto che permette ad ognuno di vivere in una società libera e democratica, come pensiamo sia quella italiana.

Già Tacito nella sua opera Storie affermava: “Tempi felici, anche se rari, sono quelli in cui è lecito pensare ciò che si vuole ed esprimere ciò che si pensa”.

Dunque, la libertà di esprimersi anche in dissenso verso una maggioranza, è un valore per tutti, da non sacrificare per alcun motivo; e fin qui i proclami di principio. Ma nella quotidianità questo valore viene strattonato da una parte e dall’altra, secondo l’utilità di partito, di categoria, di associazione e quant’altro.

Un esempio è la ormai famosa battuta del conduttore del Grande Fratello, Alfonso Signorini, quando ha detto:Noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma”, intervenendo con un concorrente che in caso di necessità, affermava, avrebbe fatto abortire la propria cagnetta. Una frase che se non fosse per la pochezza intellettuale in cui viviamo, nessuno se ne sarebbe neanche accorto, ma ha toccato un tasto che non doveva: l’aborto.

Un tema che per i suoi strenui difensori è un delitto di lesa maestà, dove il diritto costituzionale di libertà di parola, in questo caso, è di fatto abrogato, come hanno dimostrato i social sui quali si è aperta una vera propria caccia al massacro nei confronti del povero Signorini.

Una battaglia ideale che ha visto sulle barricate anche i cosiddetti intellettuali che hanno ribadito con forza la difesa della 194 (la legge del 1978 che permette l’interruzione di gravidanza. Ndr), come se qualcuno la stesse per abrogare dall’oggi al domani peggio che in un colpo di Stato.

Leggendo poi molti post in difesa di questa legge, ho pensato se costoro avessero poi chiari i fondamenti che tanto vogliono difendere.

La legge, proprio all’articolo 1, afferma, tra l’altro, che “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana sin dal suo inizio”.

È certamente una legge che non promuove il concetto di vita come inteso, ad esempio, dai cattolici, ma troviamo che è impostata anche sui consultori, per sostenere le donne in questa drammatica scelta, inoltre impegna lo Stato ad attivarsi per evitare tutte quelle cause socio-economiche che comportano l’interruzione della gravidanza.

Dulcis in fundo, afferma pure che va rispettata, sempre e dovunque, la libertà di obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, essendo un tema di carattere morale, cosa che di recente è stata addirittura contestata, sempre, ovviamente, in favore della libertà di pensiero.

Continuando a navigare tra i social, in merito a questo argomento, ho trovato delle ragioni che definirei più che altro degli slogan nel ripetere spesso come l’aborto è ‘una conquista di civiltà’ oppure dicono ‘è un diritto sancito con un referendum, sul quale gli italiani, in grande maggioranza, si sono già espressi quarant’anni fa, ecc….

Vediamo da vicino allora questi slogan e comprendiamo meglio il loro significato come, per cominciare la parola ‘civiltà’, ma cosa si intende con questo vocabolo?

Leggo dal Garzanti testualmente; “Civiltà è il livello di cultura e di progresso materiale, sociale e spirituale raggiunto dall’umanità intera o da un popolo”.

Riflettendo su questa frase, non credo che per ribadire la propria libertà si possa uccidere un innocente, com’è il feto, né che il fatto possa avere un valore sociale, o addirittura spirituale, solo per le nostre esigenze, per quanto comprensibili.

La legge, come sappiamo, ammette l’entità del feto come persona giuridica solo quando viene alla luce, ma prima?

Nessuno, per paura di camminare su un terreno minato, ne parla, ma il feto cos’è: un vegetale, un animale o un minerale?

Qualcosa (o meglio qualcuno) dovrà pur essere se ha un cuore e se, dopo nove mesi dal suo concepimento, diventerà un essere umano, ma fino alla sua nascita è in balia di una legge che certamente egli non conosce, ma che può decidere che, anche se non ha fatto male a nessuno, può nascere o morire. Ma la legge è legge, e non importa che la sua vita è nel grembo di chi lo dovrebbe proteggere come sua madre.

Questo essere, perché è tale, sicuramente meriterebbe più rispetto e protezione per non finire invece, se gli va bene, in un cassonetto di ospedale.

Per fortuna, vivendo in una democrazia, l’ordinamento legislativo, può essere cambiato o abrogato. Le leggi degli uomini seguono il divenire della società, non sono incise sulle tavole di pietra e date sul Sinai, ma scritte sulla carta.

Le leggi in corso vanno certamente sempre attuate, dura lex, sed lex, ma questo non vieta di impegnarsi per modificarle.

Un domani, se il concetto di vita tornasse ad essere un valore assoluto, la legge sicuramente dovrebbe cambiare, bisogna solo aspettare i tempi nuovi[i].

Non esistono leggi che durano in eterno.

Tornando alla nostra storia con cui abbiamo aperto, dispiace soprattutto l’atteggiamento di alcuni giornalisti che spesso si stracciano le vesti per qualsiasi frase che possa minimamente non essere politically correct, ma poihanno poi una totale mancanza di rispetto non solo contro la libertà di opinione di Signorini,maaddiritturaaffermano: “Il moralismo ortodosso urlato al megafono del reality dal conduttore omosessuale pro life, ci mancava solo questo”.

Una frase gravissima che offende la dignità delle persone omosessuali, come se queste non potessero, chissà per quale misterioso motivo, esprimere la loro opinione su questo argomento, forse, dimenticavo, anche questo è sempre in difesa della libertà d’espressione?

Diciamo, per carità di patria, che è stata quanto meno una mancanza di stile.

Ora, come tutte le cose nate dal nulla, finirà anche questa piccola storia nel dimenticatoio come un fuoco di paglia prima di quanto possiamo credere, ma il problema dell’aborto rimane lì, ricordando che solo lo scorso anno ci sono state, in Italia, 67.638 interruzioni di gravidanza, dati contenuti nella Relazione sull’attuazione della L.194/78 trasmessa al Parlamento il 30 luglio 2021 dal ministero della Salute.

Cifre che dovrebbero far pensare un po’ tutti.


[i] D’altronde molti articoli del codice sono parlano di “nascituro” o “concepito” come soggetto che sarà titolare di futuri diritti.

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