Ma siamo su scherzi a parte? No, alla Commissione Europa

 -  - 


Per una volta il politically correct è stato sconfitto o almeno sospeso, perché sicuramente torneranno alla carica i “geni” della Commissione cercando di addolcire la pillola.

Parliamo dell’ormai famoso documento elaborato dalla Commissione Europea per i suoi impiegati al fine di avere, come avevano ribadito, una comunicazione più inclusiva che rispettasse i generi sessuali, le culture e le religioni che vivono in Europa.

Solo che qualcuno è andato oltre, preso dal sacro fuoco dell’innovazione, ha scatenato una alzata di scudi un po’ da tutti gli schieramenti che siedono a Bruxelles.  

Le norme erano a dir poco senza senso, per non dire vessatorie specialmente verso la religione cristiana che ha almeno duemila anni di storia nel cuore del Continente.

Ma cosa diceva questo documento?

Facciamo brevemente un sunto e alcune considerazioni.

 L’Europa, così come è stata concepita, ricorda molto quella famosa affermazione attribuita al principe di Metternich nei confronti dell’Italia che cercava la sua indipendenza, dicendo: “È solamente una espressione geografica” e così oggi è per l’Europa.  

Non ha confini certi per definire una qualche forma di Stato, non ha una economia comune, non ha una difesa, non ha un piano di sviluppo unitario, ma soprattutto manca una sua identità culturale e tanto meno spirituale, in compenso ha la moneta unica che già tanti problemi ha creato a varie nazioni, tra cui anche a noi.

Mancava, però, alla Commissione Europea creare dal nulla, come se non avesse problemi più importanti da affrontare, niente meno una nuova lingua, con la quale dare significati nuovi alle parole e inserendoli in contesti completamente avulsi dalla realtà.

Qualcuno dovrebbe spiegare a questi ‘esperti’ che le parole sono parte del linguaggio umano articolato, nascono attraverso secoli di storia, di esperienze e di accadimenti.

 Scavando in una parola, potremmo contemplare strati e strati che si sono sedimentati attraverso l’uso non negli anni, ma in centinaia di anni, forse millenni e adesso la Commissione, con una serie di riunioni a tavolino, fuori da ogni realtà quotidiana, vuoleva rifare il linguaggio, imponendolo, per ora, solo ai suoi dipendenti, ma sicuramente, statene pur certi, questo è solo l’inizio.

Nasce allora una neo lingua, senza alcuna storia né identità, ma seguendo solo le astruse norme del politically correct o, come dicono ufficialmente, dare una “comunicazione inclusiva” sia interna che esterna per una divulgazione dove tutti si sentono rappresentati.

Ha scritto il commissario per l’uguaglianza Helena Dalli, (intanto perché allora non scrivere la Commissaria? Ndr) ma andiamo avanti.

Dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva – dice testualmente il/la commissario/a, (come si vede cerchiamo di essere corretti. Ndr) – garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale”.

Sembra di leggere una Carta Costituzionale, certamente senza né la profondità e né tanto meno la saggezza di quest’atto normativo.

Prendendo dallo scrigno alcune di queste ‘perle di saggezza’ veniamo a sapere che non si può usare l’indicazione di Miss o Mrs., salvo sia diretta specificatamente ad una persona ben determinata, così, aprendo una conferenza, non è permesso usare la ‘bieca’ frase “Signori e Signore”, ma semplicemente cari colleghi (e se colleghi non lo fossero? Ndr).

Guai poi a rivolgersi a un uomo con il solo cognome, (e se conosco solo quello? Ndr) e ad una donna solo con il nome, (e se è una amica? Ndr).

Se poi per motivi di comunicazione si debbono scegliere delle illustrazione dobbiamo essere sicuri che le donne o le ragazze non siano in un ambito domestico, insomma non possono stare in casa, e, dunque, in ruoli passivi (ma se una donna è madre e accudisce al figlio ha un ruolo umiliante?), mentre gli uomini mai contrapporli come forti e coraggiosi, questo deve assolutamente finire, (dunque meglio vili e senza dignità).

Ci sono poi delle vere e proprie chicche come dire che l’invenzione del fuoco è stata “la più grande invenzione dell’uomo” è decisamente fuorviante, meglio dire allora il fuoco è “la più grande invenzione dell’umanità”, così non si offendono le donne.

Lasciamo il giudizio ai lettori.

Questo nuovo modo di approcciarsi alle parole include anche la questione razziale, o credenze religiose e qui raggiungiamo il vertice: non è tanto non escludere le altre religioni, quanto circoscrivere e poi eliminare quella religione cattolica.

Non tutti, si dice nel documento, sono cristiani, e questo è lapalissiano, ma affermare Buon Natale sapendo che non tutti lo celebrano è certamente, ma solo evidentemente per la Commissione, una offesa grave, bisogna parlare non di feste natalizie, ma di giorni di festa in genere, senza specificare nulla, cancellando con un colpo di penna una memoria storica, come già avviene tra i più piccoli che pensano si festeggia il 25 dicembre solo perché nasce Babbo Natale.

Insomma, bisogna annullare la nostra radice cristiana dimenticando che proprio questa ha fondato, attraverso i secoli, quell’identità che oggi chiamiamo Europa.

Sempre rimanendo in ambito cristiano, non è bene usare nomi troppo cristiani come ad esempio Maria(ma se una donna si chiama così cosa deve fare cambiare il proprio nome? Ndr) dimenticando che è un nome ebreo e probabilmente deriva da radici linguistiche egiziane come mry o mr e significa “amore” e qui c’è la bella pensata di chiamarla Malika, il massimo della sciocchezza, perché è un nome prettamente di origine araba avulso dal contesto cristiano, ma forse è quello che si vuole, inoltre significa ‘regina’, (e se io sono repubblicano? Ndr). 

Lo stesso vale per il nome Giovanni troppo cattolico, ma anch’esso di origine ebraica e vuol dire “dono del Signore”, ma bisogna cambiarlo e, non è uno scherzo, in Giulio nome latino che significa “colui che è devoto a Giove”, dunque anni luce dalla visione cristiana.

Infine, finiamo queste righe come si faceva una volta nei cinema di periferia: con le ‘comiche’.

La parola colonizzare ha una accezione ormai deleteria, dunque, coloro che si accingono ad andare, ad esempio, su Marte, mai dire “colonizzare Marte” oppure creare un “insediamento su Marte” meglio allora dire” inviare umani su Marte”.

Tutti, infatti, sappiamo come sono suscettibili su questi argomenti proprio gli abitanti del Pianeta Rosso.

6 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.