Sull’orlo di una crisi di nervi

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Una tensione profonda ed inespressa percorre il Paese. Troppi gli interrogativi

Se non si avesse a cuore la sorte di tutti noi il continuare ad analizzare il nostro presente e immaginare un futuro diverso sarebbe assolutamente uno sforzo inane, poco conclusivo. E’ invece imprescindibile che si continui a farlo da un lato per comprendere al meglio l’evoluzione delle cose e dall’altro anche per intravedere qualche luce in fondo al tunnel, per così dire.

Lo stato delle cose è difficile da descrivere perché come in un tempesta perfetta, metafora che descrive il connettersi tra loro di molteplici elementi in contraddizione tanto da generare un risultato nefasto, questo fine anno della seconda decade del terzo millennio, non ci aiuta a capire che cosa stia realmente accadendo nel nostro tessuto sociale e in prospettiva cosa andrà ad accadere.

Nel titolo si è pensato di umanizzare la situazione, raccordarla al senso di spaesamento  che attanaglia tutti noi, quel sentirsi incapaci di incidere sulla realtà, il non saper che pesci pigliare, come cercare la strada migliore per le proprie questioni che poi nella somma di tutti divengono problemi o soluzioni per l’intera nazione.

Sull’orlo di una crisi di nervi è dunque plasticamente quello che ci troviamo di fronte parlando delle questioni politiche, parlamentari, elettorali che si avvicinano ogni giorno che passa. Come sempre nello scorcio di fine anno a questi temi si connettono inevitabilmente quelli legati alla legge di bilandio, al conto di tutti noi italiani, e questo non fa che aumentare incertezza, preoccupazione e porta inevitabilmente in alto il segnale della tensione che è in ognuno di noi e che a volte si manifesta qui e là. Un dato non rasserenante e difficile da decifrare, ma reale e palpabile.

La riflessione vale sia al lordo che al netto. Al lordo cioè considerando la pandemia e il suo condizionamento quotidiano da quasi due anni, il mutamento necessitato dei nostri costumi, dell’orizzonte delle nostre possibili scelte; sia al netto, se cioè si riesce a guardare ai fenomeni in atto per un momento prescidendo dal dato ontologico di cui sopra.

E’ a questo che vorremmo porre attenzione perché sull’altro sono ben altre e più grandi le menti che cercano soluzioni. La fotografia, meglio la galleria di immagini che stiamo narrando e descrivendo ogni settimana, ci rimanda un collage imbarazzante e rischioso. Mentre le nostre menti, ogni mattina, indossando o meno la mascherina, facendo o meno il tampone o l’analisi di rito, si rivolgono a che cosa succederà giorno per giorno, al livello della politica ci si ambascia, ci si misura, ci si scontra su questioni che in altri tempi avrebbero appassionato ma che rebus sic stantibus ci appaiono un po’ sopra le righe.

E’ una sensazione di smarrimento che prende quando si leggono interventi nei quali in vista dell’elezione del Quirinale (con un occhio alla fine legislatura e dunque alle elezioni politiche) si pensi a come mandare al Colle il premier mantenendo però la sua guida saggia ma ferma delle decisioni da prendere in attuazione di riforme necessarie a cogliere l’occasione storica degli aiuti europei e della favorevole fase per l’Italia di una consapevole vasta considerazione internazionale, da decenni, in fase di lenta discesa!

Smarrimento perché la nostra Costituzione non prevede ipotesi del genere e già lo stato di emergenza attuale viene visto in  molti casi come un sistema per imporre comportamenti o nel caso più lieve di condizionare i nostri atti.

Ecco allora che nasce la domanda: è possibile e accettabile che le risorse e gli sforzi della politica si debbano concentrare in una sorta di gioco, di scommessa su nomi, totonomi, come in un gioco “perverso” di figurine mentre il governo e il suo premier stanno cercando di rapportare la nostra struttura nazionale alle sfide gigantesche alle quali ci troviamo (in buona compagnia come gran parte dei paesi del mondo) dinanzi?

La risposta saggia ed immediata sarebbe di no. E questo sia da parte degli addetti ai lavori più consapevoli sia di ogni italiano dotato di media intelligenza e di sana prospettiva. Invece, senza decenza a volte, continuiamo ad occuparci di questioni come quelle delineate e non della vera sostanza e dell’emergenza che sembra non allontanarsi mai.

Lungi da questa analisi non avere chiaro come il prossimo presidente della Repubblica non sia solo l’inquilino nuovo del Quirinale, ma colui che questo stato di cose e le sue implicazioni troverà sin dall’inizio del suo mandato, sarebbe frutto di leggerezza o di indifferenza. Ma proprio perché questa responsabilità resterà e si accentuerà ci piacerebbe avvertire maggiore serietà e saggezza da parte dei nostri politici per darci quel senso di sicurezza al quale abbiamo diritto e che consenta sia l’esercizio dei diritti che quello dei doveri di ognuno di noi come cittadino.

Alla politica dunque, ai suoi esponenti più lungimiranti, il compito di conciliare con il sistema costituzionale che abbiamo la scelta del capo dello Stato, il mantenimento dell’autorevolezza e dell’incisività dell’azione del governo, la possibilità di noi cittadini di continuare a poter esercitare quanto ci spetta in un quadro di garanzie e di certezze non modificabili ad ogni stormir di fronde. Il paese merita stabilità e un quadro di riferimento non ballerino, dove ognuno assuma le sue responsabilità, quelle stesse che anoi cittadini vengono richieste.

Ricordando il senso di una frase di Aldo Moro, nei giorni convulsi e tragici che portarono al suo assassinio, “questo paese non si salverà se alla stagione dei diritti non si affiancherà quella dei doveri”. Parole che occorrerebbe non dimenticare mai, sia come cittadini, sia come reggitori della cosa pubblica!

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