Venti di guerra sull’Europa dopo la “Guerra Fredda” ancora

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Durante il periodo della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica, il mondo si trovava perennemente sull’orlo di un conflitto che avrebbe potuto estinguere la razza umana e probabilmente la maggior parte delle specie viventi sul pianeta.

La situazione, pur critica era però stabile. Con gli accordi di Yalta, la suddivisione dell’Europa era chiara e a nessuno conveniva metterla in discussione, pena uno scivolamento dell’equilibrio verso una situazione conflittuale. Caduto l’impero sovietico, le Nazioni ex Patto di Varsavia, hanno rivendicato la loro libertà e per paura dell’orso russo si sono avvicinate agli USA.

Dal canto loro, gli americani hanno colto l’opportunità per accerchiare la Russia inglobando nella NATO, o comunque nella loro sfera di influenza economica, le Nazioni baltiche e l’intera compagine dei paesi dell’est europeo. L’operazione di accerchiamento della Russia non poteva non irritare quest’ultima che ha iniziato ad operare un rafforzamento e ammodernamento delle sue forze armate.

Il territorio russo è estremamente vasto ed è noto che chiunque abbia tentato di conquistarlo si sia dovuto imbattere in problemi logistici quasi insormontabili.

C’è tuttavia il rovescio della medaglia: se è difficile conquistare la Russia, è altresì vero che è difficile difenderla. Ragion per cui la strategia russa è stata sempre basata sull’allontanamento dei confini nazionali dalle principali città e cioè Mosca in primis e San Pietroburgo a seguire. Il quadro geopolitico attuale vede i confini territoriali russi pericolosamente vicini alla capitale. Se a questa situazione già pericolosa si aggiunge la possibile migrazione dell’intera Ucraina verso la NATO, è chiaro che qualora questo avvenisse, alla Russia non resterebbe altra scelta che intervenire militarmente. 

Analogo dossier si presenta nella Bielorussia, dove gli USA stanno cercando subdolamente di penetrare. L’amministrazione Biden, per compattare la società americana da sempre frammentata etnicamente e culturalmente e per distrarre la popolazione dai problemi economici, sta riesumando la narrazione del russo cattivo, freddo e imperialista da cui ci si deve difendere. Ma c’è di più: l’Europa o parte di essa, mal digerisce l’ingerenza USA nelle questioni interne e l’orgoglio europeo non ha ancora accettato il fatto che dopo venticinque secoli di dominio scientifico, militare e culturale, abbia dovuto cedere il passo di fronte alla potenza di oltre oceano.

La narrazione della minaccia russa serve quindi a compattare i popoli europei attorno alla NATO cioè agli USA. Ma all’interno dell’Europa occidentale le cose non vanno molto bene. La divisione storica e culturale tra popoli facenti parte dell’ex impero romano e popoli germanici, si è acuita negli ultimi anni e l’epidemia Covid ha peggiorato la situazione già economicamente compromessa soprattutto per Italia e Francia.

Il trattato del Quirinale stipulato tra queste due Nazioni, ha due chiavi di lettura: una anti – turca ed una anti – tedesca. Se la Germania e l’Olanda dovessero rifiutare l’emissione degli euro bonds, l’Italia andrebbe in default e la Francia non se la passerebbe molto meglio. Il trattato che favorisce comunque la Francia era per l’Italia il male minore in quanto nella politica estera di quest’ultima esistono due grossi problemi: il primo è rappresentato, come già detto dalla possibile posizione tedesca riguardo ai bond e la seconda dall’espansione della Turchia nel mediterraneo.

La Turchia che dal canto suo non riesce a spostare nel dimenticatoio la nostalgia per il suo passato imperiale, sta espandendosi in Libia ed in Albania. In Libia, complice una politica miope francese che dal canto suo non riesce a fare a meno della sua visione del mondo franco centrica, gli interessi dell’Italia sono stati minati dalla creazione di una congiuntura politica estremamente frammentata.

La vecchia Libia di Gheddafi è ridotta a coriandoli e la Turchia ne sta approfittando. Se dovesse scalzare completamente l’Italia, per quest’ultima sarebbe la volta buona di dover fare i conti con un inquilino che diventerebbe un dirimpettaio molto scomodo in quello che una volta era il ‘mare nostrum’. Ma anche in Albania, storico partner dell’Italia, la Turchia sta tentando di soppiantare l’Italia negli accordi commerciali.

Il trattato del Quirinale era quindi l’unico possibile per fare fronte comune alla potenza tedesca e alla emergente e sempre più strutturata aggressività turca. Ci sono ovviamente delle incognite in questo scenario altamente confuso. Che posizione assumeranno la Spagna e il suo confinante Portogallo? Entreranno nella sfera di influenza tedesca o si legheranno alle nazioni ‘latine’?

Ma se usciamo dall’Europa spostandoci nello scacchiere asiatico, la situazione non è poi molto migliore.

Taiwan rappresenta una spina nel fianco degli USA perché se la Cina dovesse intraprendere un’azione militare, Biden non potrebbe che scegliere tra due alternative: intervenire o soprassedere magari dopo aver fatto la voce grossa. È chiaro che questa seconda opzione sarebbe un colpo di grazia per l’immagine degli Stati Uniti, già sfilacciata dalla figuraccia in Afghanistan. Ovviamente un conflitto tra le due superpotenze non potrebbe lasciare indenne l’Europa. Ma a quel punto l’incognita Russia farebbe passare notti insonni ad europei ed americani.

Se quest’ultima, indispettita dall’atteggiamento americano nell’est europeo dovesse intervenire a fianco della Cina, difficilmente si potrebbe evitare una catastrofe nucleare su base planetaria. Nel 1947, gli scienziati dell’Università di Chicago inventarono il cosiddetto ‘Doomsday clock’ o orologio dell’apocalisse. Le sue lancette segnano una ipotetica distanza temporale dalla mezzanotte, considerata come l’ora dell’apocalisse. Da quando è stato inventato, queste lancette si sono spostate ventidue volte e il minimo si è raggiunto nel 2020 con appena cento secondi.

Se la situazione geopolitica non dovesse migliorare e la crisi economica, complice il coronavirus, dovesse continuare ad imperversare, la mezzanotte potrebbe arrivare molto prima di quanto ci si possa aspettare e l’ultima cosa che dovrebbero fare gli europei è quella di illudersi di poter stare alla finestra a guardare il mondo che va in frantumi.

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