Cominciano le grandi manovre

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Il 24 gennaio la prima votazione per l’elezione del presidente della Repubblica

Ci siamo! Sono iniziate la grandi manovre per l’elezione del capo dello Stato! Nell’ultimo scorcio di questo mese di inizio del 2022, il presidente della Camera ha fissato, come prevede la Costituzione, la convocazione dell’assemblea elettiva dei cosiddetti grandi elettori: senatori, deputati, rappresentanti regionali delle autonomie. Fissata dunque la fase di avvio della procedura che dovrà portare all’elezione del nuovo presidente e garante della nostra unità e coesione nazionale.

Questo il quadro di riferimento costituzionale, normativo, la cornice nella quale si andrà a compiere come ogni sette anni (tranne evoluzioni come avvenuto in alcuni casi anche recenti) il momento più alto che la Carta fondamentale prevede per assicurare e al tempo stesso garantire il corretto funzionamento del nostro sistema istituzionale.

Di recente si è parlato di un ingorgo istituzionale possibile e di un rebus sottostante che caratterizza e rende a suo modo unico questo passaggio nel terzo millennio.  Nell’ordine delle cose abbiamo a fine mese le procedure di avvio dell’elezione per il Colle, poi alcuni apputamenti amministrativi e sullo sfondo non si sa quanto, la possibilità che gli italiani siano chiamati o alla scadenza natura o in anticipo e rinnovare le Camere. Oggi dunque noi abbiamo il vecchio parlamento ormai superato dalle modifiche costituzionali e dalla diminuzione del numero dei parlamentari che eleggerà il nuovo capo dello Stato “in rappresentanza” di assemblee legislative che dovranno essere elette alla fine della legislatura.

Al netto di considerazioni anche di altissimo livello della capacità della Costituzione di trovare la soluzione a simili situazioni, è evidente che il passaggio non solo formale ma sostanziale sia di altissima importanza e valore. Ovvero il nuovo capo dello Stato oltre ai suoi doveri istituzionali dovrà essere in grado di condurre all’equilibrio un sistema attualmente in forte disarmonia e complessità!

Non solo, la ormai lunga e anche stucchevole pantomima di chi vuole e di chi non vuole il premier Draghi al Colle con il corollario del valore di una sua funzione di garante e per converso di motore delle riforme ineludibili e necessarie, si spera abbia fine positiva e al più presto. Il paese ha l’occasione di uscire non solo dalla pandemia ma dalla stagnazione sociale, economica ed anche istituzionale nella quale si dibatte da troppo tempo e della quale sono state manifestazione evidente le traversie della nuova legge di bilancio e il “tributo” chiesto dalle forze politiche ad ogni passaggio fondamentale al suo avvio senza ritardi gravissimi rispetto al nostro diritto/dovere nei confronti dell’Unione Europea.

Questa pagina non certo esaltante ha dato agli occhi del mondo la consistenza del rischio della “solita Italia” che Draghi ha rovesciato di fronte agli altri paesi europei e nel mondo aumentando la nostra funzione e il nostro ruolo internazionale. La solita Italia che disperderebbe in poco tempo un patrimonio di stabilità, di risorse e di opportunità, create in una manciata di mesi! E’ come se ci fosse nel nostro dna la incapacità di essere all’altezza delle nostre capacità.

Non una questione psicologica, ma una patologia grave dove l’equilibrio e la saggezza della gran parte dei cittadini viene o rischia di essere vanificata e dispersa, dall’inconsistenza e anche dalla pericolosità di coloro che non si rendono mai conto della posta in gioco, che relativizzano ogni passo, che lo riportano in modo ossessivo al proprio particolare e che mancano, in modo colpevole o esistenziale che è lo stesso, di una visione di insieme che sappia coniugare le regioni più dotate con quelle che lo sono meno e creare tra di esse un circolo virtuoso in grado di rendere positivi i passaggi in corso.

E’ questa la vera scommessa in atto, è questo il punto al quale si troverà davanti il nuovo capo dello Stato e il governo nella dimensione che assumeranno tra poche settimane. Draghi si Draghi no non è stato e non deve essere il ragionamento principe o il principio di divisione. Il premier ha dato forza al nostro sistema e infuso fiducia nonostante la crisi pandemica ancora mordente. La sua salita o meno al Quirinale non dovrebbe essere frutto di una sosta di mercato delle vacche (peraltro nobilissimo esercizio per secoli di una società contadina), di un mercanteggiare ogni concessione.

Quello al quale stiamo invece assistendo non è molto confortante. Come ogni volta che l’ha preceduta, anche in questo caso la cartina di tornasole sono i commenti, le analisi giornalistiche, le voci di corridoio, i nomi che vanno e vengono, che si sovrappongono, gli appelli a pretese discontinuità, gli azzardi puri o in una parola le candidature di bandiera costruire per alzare il prezzo del consenso. Salvo poi farle diventare identitarie e per ciò stesso altamente divisive dato l’argomento del contendere. Vecchi arnesi che si vorrebbero superati ma che in modo immarscescibile come l’abusato ma imperante “manuale Cencelli”, continuano non solo a caratterizzare ma ad ipotecare il cammino del momento più importante per uno stato democratico ed equilibrato: la scelta della sua guida morale e del garante delle istituzioni!

Non resta che attendere e avere fiducia che gli inveterati vizi italici trovino validi rimedi e cure adeguate. Il passaggio è epocale, storico a suo modo, e non può essere risolto con i vecchi metodi, con le vecchie pratiche, con i vecchi egoismi. In gioco c’è la ripresa, il rafforzamento del paese, il suo futuro in senso prospettivo ed immediato. Occorre essere all’altezza di questi obiettivi!     

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