Quirinale, ancora buio fitto e troppi giochi

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Un teatrino degno dei sei personaggi di pirandelliana memoria

In un simpatico intermezzo comico di un film di qualche anno fa di fronte alla notizia che uno dei tre amici protagonisti si sarebbe sposato, all’incredulità dei suoi compari, quello considerato predestinato, prima di tuffarsi in un laghetto lanciava una sorta di memo “sì, ma non è una cosa seria!”

I giorni, sempre meno, che ci separano dall’inizio delle operazioni per l’elezione del nuovo capo dello Stato, ci stanno regalando uno scenario abbastanza deprimente, soprattutto se rapportato alla gravità della situazione pandemica. Esponenti politici, leader di partiti o formazioni, appaiono infatti impegnatissimi in una sorta di commedia degli equivoci all’italiana.  In una sorta di gioco dei quattro cantoni dove le posizioni si scambiano, si modificano, si alternano senza un apparente significato.

Sappiamo bene che il paese si trova in uno dei più complessi tornanti della sua storia, alle prese con l’opportunità di cogliere prospettive importanti per il riequilibrio di tanti problemi e questioni aperte da decenni. Il peso della pandemia, la necessità di coordinare sforzi e di dare un segnale comune, ha portato quasi tutti i paesi europei a misurarsi con una realtà drammatica che non sarà semplice superare e a sviluppare dunque un sistema di sostegni e di opportunità che debbono essere colti al volo, con serietà e competenza, pena la ulteriore marginalizzazione dei paesi più in difficoltà.

Ora che tra questa schiera vi sia l’Italia, pur al netto delle sue ineguagliabili doti e talenti soprattutto nei momenti più difficili, è un dato di fatto e tempi e modi previsti non consentono giri di walzer o aggiustamenti ad usum di questo o di quello. La lezione che se ne dovrebbe trarre non è l’insensata lotta tra gruppi come nel film godibilissimo di molti decenni fa “Arrivano i dollari” , nel quale un gruppo di parenti metteva in atto una guerra intestina per accaparrarsi il tesoro dello zio americano defunto.   

Accanto a questo quadro, vi è poi la innegabile complicazione oggettiva: il Parlamento che si avvia ad eleggere il presidente, è un ectoplasma, una controfigura di se stesso che dopo le elezioni politiche di fine legislatura non esisterà più. Le prossime Camere saranno ridotte nei numeri in modo drastico come previsto dal referendum che ha confermato la riforma in tal senso. E questo dato costituzionale vedrà anche una serie di modifiche al modo stesso di procedere nei confronti di maggioranze, coalizioni e governi del futuro. Oggi siamo nel guado!

Un guado intricato e rischioso dove il governo non dovrebbe interrompere per nessun motivo il suo lavoro, dove però il suo premier viene indicato troppo spesso e a sproposito come candidato al Colle, con ciò provocando una sorta di corto circuito per il quale si dovrebbe immaginare un esecutivo guidato da un altro ma condizionato dal sistema messo in atto sino ad ora. Una soluzione che la Costituzione non solo non prevede, ma che ad essere sinceri qualche perplessità e più di una la crea solo a  parlarne e a considerarla come fanno alcuni, argomento di discussione.

Eppure, in una sorta di commedia con qualche risvolto tragico se ci si pensa, i futuri grandi elettori sembrano impegnati in una rincorsa a rimpiattino, ognuno saldamente esprime le proprie opinioni e le proprie irrinunciabili priorità salvo poi trincerarsi sul ragionamento che comunque si dovrà vedere quello che succede. Ma non sono le stesso persone che dovrebbero far succedere questo qualcosa e che dovrebbero per ciò stesso dare segnali comprensibili ai cittadini?

E’ come se vivessimo in una realtà distopica dove i nostri rappresentanti parlano, dibattono, si scontrano, lanciano anatemi, ukase, ostracismi, e pongono in atto il solito consueto copione, parlando di votazioni a vuoto, di arrivare a maggioranze variabili mentre il presidente dovrebbe nascere da un intesa al rialzo tra tutti e non al ribasso tra pochi. Invece fioccano i nomi, le ipotesi, i possibili contorcimenti in itinere. Corredati da condanne apodittiche di logiche di potere, di mezzucci, di revanscimi e di casi personali quasi al limite della decenza.

E di fronte a questo quadretto non certo molto edificante vi è il paese alle prese nell’ordine con la pandemia, lo sforzo per conviverci restando attivi ed aperti, il programma di rinnovamento e di rilancio avviato contando sulle risorse importanti messe in campo in accordo con l’Unione Europea, il nuovo ruolo che l’Italia sta giocando oggettivamente al centro del continente, le prossime elezioni in nazioni vicine ed importanti come la Francia ad esempio; un nuovo volto meno populista e forze più razionale dell’Unione nel suo insieme!

Uno scenario che richiede una capacità di essere protagonisti ed artefici verso il futuro a partire dalle istituzioni più importanti! Quello che vediamo qui da noi ci dice questo? La risposta è sconsolata ed è no! Assistiamo ad un calderone ribollente attorno al quale si situano una serie di stregoni o presunti tali e a nessuna chiarezza. Con il risultato che tra poco più di dieci giorni andremo al voto. Con una sola certezza al momento impraticabile e per il resto buio fitto e troppi giochi e giochetti che potrebbero manifestarsi poi come un grande gioco al massacro che il Paese non merita in assoluto e soprattutto non è opportuno nel momento presente fatto di grandi prospettive e di molti nodi da sciogliere, strutturali e storici!     

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