Quirinale, teatrino e trattative

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Parti divisi e leader in crisi, mentre il tempo passa …. invano

E probabile che dopo queste righe qualcosa si sia mosso e che lo scenario che fa da cornice alla cosiddetta corsa verso il Colle abbia subito un’importante se non definitiva svolta. In sostanza potremmo avere nelle prossime ore o giorni il muovo capo dello Stato. Allo stato attuale però la fotografia è poco confortante soprattutto se rapportata alla condizione del paese., alle sue emergenze, alle priorità delle riforme che occorrono per utilizzare appieno le risorse messe in campo dalle istituzioni europee.

E come se il Parlamento, nella Costituzione il pilastro principale della nostra democrazia sia lontano e distante soprattutto dal sentire del popolo italiano. Basta un po’ di attenzione nel corso della giornata per accorgersi che l’interesse degli italiani per quel che accade a Montecitorio non sia così evidente, a parte alcune considerazioni di contorno come quelle sul voto distanziato dei delegati contagiati dal Covid. L’alternarsi da ormai tre giorni di una sorta di duello a distanza tra i leader e i partiti, tutti in profonda difficoltà e in crisi di nervi, non sembra agitare le giornate dei connazionali strette tra le misure anti covid, i problemi di lavoro, le ansie da traffico e via dicendo.

E questo è il primo e più importante punto di partenza per comprendere o cercare di farlo quello che sta accadendo. La distanza tra i parlamentari e i grandi elettori e il popolo italiano è in aumento e la tempesta perfetta dell’elezione del capo dello Stato con il governo guidato dal premier Draghi che alcuni vorrebbero al Colle ed altri al suo posto non fa che complicare il quadro. Di fronte a questo interrogativo di difficile soluzione soprattutto in base alle regole costituzionali non esistono molte strade.

Se il premier fosse eletto al Colle il governo da lui presieduto dovrebbe dimettersi in ossequio alla formale correttezza costituzionale e magari ricevere una risposta negativa a tali dimissioni dal nuovo presidente. Ma il busillis è nel fatto che il premier dovrebbe lasciare il suo posto per poter salire al Colle e questo passaggio dovrebbe portare alla guida del governo un altra personalità. Qui si innesta la seconda questione, ovvero la guida dell’esecutivo dovrebbe garantire la prosecuzione degli impegni di riforma e la fruizione dei sostegni economici dell’Unione Europea così come delineati dal Pnrr e dalle scelte di Draghi.

E questo il punto cruciale. Sottolineato anche dallo stesso premier nelle rarisssime occasioni nelle quali ha rilasciato dichiarazioni che sono poi state interpretate o come un sì o come un no a correre per il Quirinale. E questa situazione è anche all’origine del confronto in atto tra le forze politiche. Alcuni leader vedono nel prossimo governo o nella prosecuzione dell’attuale lo snodo da chiarire e sciogliere e allo stesso tempo sullo sfondo di tale decisione si prospetta o la continuazione della legislatura o la sua conclusione anticipata.

Definire la situazione intricata è un eufemismo. Il problema centrale è che nessuna delle parti in causa ha la forza di imporre una candidatura e di portarla a casa e pensare che la differenza possa arrivare da una sorta di campagna acquisti nell’area indistinta dei gruppi misti e delle piccole forze è assolutamente inaccettabile e sarebbe una pessima soluzione ai problemi del Paese.

Quello che occorre, ed è quello che è chiaro a tutti gli attori ancorché in duro confronto tra loro, è che la decisione per il Colle debba essere ampiamente condivisa così come è stata condivisa quella del governo. Il bene del paese continuamente chiamato in causa per dare alimento alle proprie convinzioni e posizioni, è invece o dovrebbe essere l’unico faro dei comportamenti politici da parte di tutti. Non si tratta di unanimismo acritico, ma di consapevole necessità di perseguire l’interesse degli italiani e il rilancio del sistema paese  che non può derivare da scelte partitiche più o meno ideologiche.

Ora la domanda è se i leader politici, i parlamentari, i grandi elettori, hanno chiaro il punto e se nelle loro decisioni intendano continuare una sorta di pantomima degna di altre epoche storiche e non della difficilissima condizione nella quale l’Italia, non da sola invero, si trova oggi.

Se le prossime giornate vedranno un cambio di passo nella direzione di un’ampia condivisione il Paese ne beneficerà, altrimenti assisteremo ad un rischioso e nuovo avvitamento del sistema politico del paese e al conseguente peggioramento del quadro economico e produttivo. Eventualità che non porterebbe fortuna alla politica e a coloro che alle prossime elezioni si troveranno a chiedere il suffragio degli italiani, soprattutto se anticipato.

Ecco dunque che l’auspicio è che si faccia strada nelle decisioni non un calcolo di basso profilo ma una scelta all’altezza del destino del paese e che sappia sciogliere i nodi che si sono via via creati con il rischio di una vera e propria paralisi istituzionale della quale non si sente francamente il bisogno!      

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