Da “papi” al “guru”, la democrazia si disperde

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La crisi drammatica dei partiti e del loro ruolo e le divisioni della società

In principio furono i partiti di massa, poi quelli di  opinione, poi quelli di protesta, poi quelli di rottura. Risultato una totale dispersione dei valori sui quali si fonda il nostro vivere civile e la nostra democrazia. Valori che sono sempre lì, incisi nella nostra Costituzione ed  in attesa per molti versi di essere interpretati nel modo aperto e maturo con il quale li pensarono i costituenti. Per meglio dire la lettura e l’applicazione di questi precetti deve essere coniugata con la società che cambia, con i mutamenti di costume, con i diversi stili di vita, le diverse forme dello stare insieme dell’organizzarsi nella comunità e nelle sue sfaccettature. Per troppo tempo o ci si è arroccati in falasteri privi di senso o si è cercato di demolire pezzo a pezzo la costruzione intera. Ora è arrivato il momento del conto!

L’evoluzione indicata, dopo la rottura, ha comportato due diverse forme di evoluzione che potremmo sintetizzare come nel titolo: in partiti personalistici, aziendali, da un lato e in una sorta di settarismo millenaristico dall’altra. L’uno alimento dell’altro ed in perenne dissidio. Il rischio immamente è che questa ulteriore deriva ci porti alla dispersione totale del sistema, alla sua deflagrazione. Le polemiche sui tecnici al governo ne sono la riprova. Le forze politiche non sono in grado di stare insieme, non sono in grado di combattersi se non come nemici, alternativi ma in un’ottica di eliminazione reciproca. Manca l’ancoraggio a quei valori richiamati e alla loro corretta applicazione. Dunque nel tentativo di mandare avanti la barca per così dire si fa riferimento a figure non impastoiate nelle contraddizioni e nelle battaglie senza esito. Certo non sono tutte rose e fiori e la permanenza di questo stato di cose non aiuta il risanamento necessario. Ma almeno prova a mantenere in piedi quello che esiste.

Per non tediare chi legge scendiamo come si usa dire nell’agone. La rielezione del presidente della Repubblica ha costituito il punto più basso mai raggiunto, neppure nel caso consimile che riguardo il bis di Napolitano. Mattarella ne ha dato plastica dimostrazione con il suo discorso. E pure usando toni in apparenza pacati ha messo il dito nelle piaghe, nelle insolute questioni che rallentano, stressano e indeboliscono le istituzioni e ogni tentativo di riavviare in positivo il paese.

La sua nuova salita al Quirinale altro non è che la ratifica notarile del dissesto, del fallimento della politica da quasiasi punto la si guardi. Perché se è vero che qualcuno ha perso di più politicamente nella tenzone quirinalizia, si pensi a Salvini, al centrodestra in frantumi, all’arroccamento senza soluzione della Meloni, è altrettanto vero che il centrosinistra è alla frutta. I vari tentativi del Pd di allargare la sua visione, la apodittica indicazione dei campi più o meno larghi nei quali inserire “per forza” i cinquestelle o altri, non solo non hanno prodotto chiarezza, ma hanno al contrario prodotti ulteriori faglie e sommovimenti.

Il nostro titolo vuole indicare questa parabola finale del sistema come lo abbiamo conosciuto, indicando i due mali iniziale e finale nei quali la politica ci ha invischiato come cittadini, salvo poi richiamare sempre anche a sproposito quella volontà popolare che dovrebbe produrre risultati salvifici ma che fotografa invece in modo impietoso la mancanza di un’offerta, di un metodo politico degno di un paese che dovrebbe essere visto come maturo! Ecco perché il fenomeno dei cinquestelle, l’altro corno della fiamma antica per così dire non solo non ha debellato, ma soltanto indebolito la prima versione che segue le stagioni della vita del suo fondatore. producendo confusione e ulteriori tossine negative.

Le più recenti questioni che riguardano il gruppo dirigente pentastellato, l’intervento della magistratura, la sospensione delle cariche statutarie ope legis, le dimissioni e ogni altro gesto di teatro, sono state subissate, eclissate dall’intervento del guru, come se questi, senza alcuna legittimazione se non la propria, costituisse l’unica fonte di soluzione, di norme di comportamento. Torna con lui il silenzio verso i giornalisti, gli inviti direttri e indiretti a regole non regole che promamano dalla sua posizione di “eletto” mai sottpostosi al giudizio degli elettori. La sua scienza infusa viene vista dalla folla inebetita come il necessario richiamo all’ordine non ordine che lui stesso ha immaginato e perseguito. Solo che il giocattolo si è rotto, nessuno ha il coraggio di dirlo, gli italiani cominciano ad averne abbastanza di queste pantomime e della manifesta incapacità di essere normali che avviluppa i grillini.

La reazione è eguale e contraria a quella che ha portato lentamente alla consuzione il partito aziendale di Berlusconi. Il vizio di origine è lo stesso: i cittadini visti o come clienti o come adepti. Mai come consapevoli artefici del proprio destino e di quello della società nel suo insieme. E dunque anche degni di avere proposte politiche, soggetti politici all’altezza dei problemi, consapevoli della tenuta necessaria del sistema e non dello spezzettamento di ogni cosa.

La nostra democrazia deve ritrovare il senso della comunità, i valori devono essere vissuti e interpretati come una grande organizzazione dove ogni parte ha il suo ruolo per il bene comune. Quasi duemila anni fa, quella fonte popolare di saggezza che fu Esopo (chiunque o qualcunque cosa egli fosse) lasciò una narrazione riferita al corpo umano e al funzionamento delle sue parti indicando nel contributo di ognuna il risultato del mantenimento in salute dell’intero organismo. E allo stesso tempo che se ogni parte pretendeva di guidare gli altri il corpo alla fine deperiva e tutti morivano e il corpo stesso si disfaceva.

Forse ricordare questa semplice verità potrebbe essere di insegnamento per tutti!     

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