Frattale

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Il termine sul quale si pone l’attenzione è fra quelli relativamente recenti di cui in molti si discetta senza esattamente sapere di cosa si parli. Però se si usa il termine frattale tutti fanno riferimento a qualcosa che hanno visto dalle caratteristiche estremamente interessanti ma della cui utilità pratica ci sfugge il senso.

Il vocabolo viene dal francese fractal, introdotto nel 1975 dal matematico B. Mandelbrot). Tuttavia come sempre accade andando alla ricerca delle radici, troviamo che la sua origine è latina, e si rifà al fracuts che è il particicipio passato del verbo frangere, ovvero spezzare. Dunque in prima approssimazione possiamo dire che con il termine suddetto si indica qualcosa di rotto, di spezzato (quindi qualcosa di fratto, da cui origina frattale).

Abbiamo fatto un po’ di strada ma non abbiamo ancora risolto la spiegazione di cosa sia frattale. L’uso più frequente di questo termine e del concetto che ad esso sottende lo si trova in matematica. In questo campo la parola va ad indicare la denominazione di particolari enti geometrici (appunto oggetti frattali o frattali tout court) che possono essere caratterizzati da un numero non intero (cioè frazionario: e di qui il nome) di dimensioni, e quindi risultare, per esempio intermedî tra quelli unidimensionali (linee) e quelli bidimensionali (superfici).

Sono solitamente definiti per mezzo di procedure ricorsive, e godono di determinate proprietà di scala, per cui rappresentazioni in scale diverse di uno stesso oggetto frattale presentano similitudini strutturali: in altri termini, se si ingrandisce con un opportuno fattore di scala una porzione comunque piccola dell’oggetto, si manifestano caratteristiche strutturali che riproducono quelle dell’oggetto non ingrandito. In sostanza una realtà sempre simile o eguale a se stessa dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.

Se lasciamo agli esperti matematici in che modo il frattale possa essere utilizzato e il suo valore nella scienza moderna, la nostra mente va a quell’infinito riprodursi di uno stesso schema che a livello ottico e descrittivo ci pone dinanzi a quei caleidoscopi oggettivamente attraenti dove lo sguardo e la mente corrono il rischio di perdersi e che affascinano la mente. Ma come abbiamo detto è difficile per la nostra conoscenza andare oltre ed entrare nel ruolo concreto che una immagine o un essere frattale possono avere e che istintivamente avvertiamo come importante.

Per dare un senso a questo discettare proviamo allora ad immaginare il frattale come ci viene da immaginare e trasferiamone le caratteristiche quasi ossessive e confusionarie nella nostra realtà quotidiana, in particolare nella politica o per meglio dire quello che essa è divenuta in questi ultimi anni.

Ecco allora che il senso dello spezzato, del fratto e la quasi percezione di qualcosa che ci crea apprensione e confusione, senza la piacevole contemplazione di un disegno frattale, ci assale in tutta la sua immanenza e ci riporta alla dura realtà nella quale ci troviamo ad agire.

Come uno specchio infranto del quale è ormai impossibile rimettere insieme i pezzi se non a prezzo di un risultato orribile e agghiacciante a modo suo, la sensazione che le forze politiche, i partiti, i movimenti, che si agitano nell’ agone nazionale ci stanno dando è raggelante. Mancano i riferimenti storici, i padri nobili per così dire, sembrano passati secoli da quello che le nostre menti ancora ricordano di stagioni difficili ma appassionanti e capaci di coinvolgere le menti e i cuori.

Quello che abbiamo dinanzi è proprio un frattale come descritto poco fa: dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande la percezione è quella di qualcosa di rotto, di spezzato che non si riesce a ricomporre. Leader, pensatori, commentatori tentano ogni giorno di riannodare, di rileggere come in una pagina coerente gli avvenimenti, le infinite dichiarazioni, prese di posizione, le critiche, gli attacchi e tutto quell’armamentario che una volta era il senso stesso di quanto in politica si faceva e aveva senso.

E’ palpabile ogni assenza di schema, il vuoto ripetersi di meccanismi usurati, di tattiche e di stratagemmi che vengono descritti ormai da giornalisti e commentatori prima ancora che si verifichino nella pratica, così che ne viene indebolito ogni effetto e ne viene mostrata in filigrana la valenza puramente di facciata, sensazionalistica, fine a se stessa se poi ogni passo ulteriore non porta a nulla.

In questo senso di smarrimento che non può non avvertirsi si sostanzia la crisi ormai strutturale del nostro sistema politico. I cambiamenti demografici, il manifestarsi di nuovi approcci, di nuovi comportamenti nelle nuove generazioni, impongono di analizzare senza pietà lo stato delle cose e tentare con una condivisione di fondo, non ideologica, non di parte, una ricomposizione non di ciò che è stato ma di ciò che è rimasto e che va visto e interpretato alla luce della nuova società che emerge nonostante strozzature, ritardi e che non può essere lasciato fuori della porta per troppo tempo ancora.     

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