La fine delle ambiguità

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Il balbettio della politica nazionale e la dura legge della realtà

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Più prosaicamente potremmo dire che “tanto tuonò… che piovve”!  L’historia magistra vitae latina, faro delle genti, sembra essersi dissolta nelle ore nelle quali un paese sovrano, l’Ucraina, viene attaccato alla conclusione di un’aggressione verbale, di una propaganda politica di bassa lega, di un’arroganza che nega il diritto delle genti, di un agire che sembra annullare in un sol colpo nel cuore dell’Europa, il cammino di pace cominciato oltre settanta anni fa dopo la più spaventosa delle guerre vissute sul nostro piccolo pianeta.

L’arroganza russa è davanti agli occhi di tutti, la violazione del diritto internazionale così patente, così sfrontata che ogni commento appare superfluo. Tornano alla mente le affermazioni attribuite a Stalin sulle “divisioni” del Papa immaginando i cosacchi in piazza San Pietro ….

Dinanzi alla tracotanza, alla derisione, alla “verità” piegata alla più bieca delle ricostruzioni, l’atteggiamento nel nostro paese appare quasi inesistente, stupito dall’accaduto. Non si parla delle reazioni del Quirinale, del Governo, e delle necessarie azioni che vengono messe in campo in queste ore drammatiche che sono una conseguenza diretta e speculare all’aggravarsi della situazione, ma della disattenzione, della superficialità, del riflesso paracomunista persino in molti che di sinistra non sono. Come se Kiev fosse qualcosa di lontano, di distante da noi. La capitale Ucraina è Europa nel senso più alto del termine.

A qualche centinaio di chilometri ad ovest vi è Leopoli, antichissima città a maggioranza cattolica, al confine con la Polonia. Leopoli fu per secoli al centro stoico e culturale di una realtà dimenticata ormai: un grande stato – meglio un grande granducato – che esisteva e comprendeva non solo la Polonia, ma la Lituania, la Bielorussia e l’Ucraina. Uno stato che venne annullato dalle ambizioni zariste da un lato e sacrificato dalla real politick di fine Settecento. Da allora la narrazione di quelle terre è divenuta russa prima, sovietica poi ed oggi nella negazione della storia e della realtà positiva, putiniana.

Il presidente russo, primo fra gli oligarchi di quel paese, sta facendo strame di ogni civiltà, sta irridendo le nostre libertà e mostrando con i muscoli e con le armi, che non gli importa nulla delle condanne internazionali. Vuole “papparsi” l’Ucraina, contro ogni logica e piegando alle sue esigenze ogni diritto dei popoli. È la prevalenza del consueto e trito e ritrito aiuto ai paesi fratelli con i quali la Mosca sovietica riuscì ad arrivare e a sostenere nei decenni passati, quelli della guerra fredda, tutte le più improbabili guerre di liberazione nel mondo, in realtà cercando di condizionare gli Stati Uniti e la Nato, poi l’Europa alle ambizioni imperiali che ora Putin rispolvera.

Per i politici italiani che da anni flirtano con la Russia, quella di Putin aristocratica e oligarchica, non democratica, nella cui galleria delle foto si ritrovano immortalati nelle dacie del capo del Cremlino, un brutto risveglio. Non si può dimenticare che lo zar Vladimir è stato uno dei capi del Kgb, il cuore poliziesco dell’ex Urss ed era nella scomparsa DDR al momento del crollo del muro di Berlino, in azione contraria al vento della storia.

Ecco perché la politica italiana, condizionata dall’energia a buon mercato sinora dell’amico Putin ora si risveglia con l’angoscia di chi si era fidato di un atteggiamento di bonomia e di manica larga, finalizzato però a rendere molle il fronte europeo.

Quello che i politici italiani di ogni estrazione e posizione non hanno tenuto presente è che l’obiettivo primo di Mosca è mantenere l’Europa in una forma di sudditanza psicologica e di disunione, sfruttando tutte le leve personali e strategiche per creare ad hoc divisione all’interno della classe politica sia nazionale che europea. In questo gioco la Nato viene indicata come spauracchio, ma inesistente, perché è condizione necessaria della pax mondiale sino ad oggi che soldati statunitensi, della Nato e russi, non debbano mai trovarsi faccia a faccia.

Oggi tutti si sperticano in Italia a condannare (tranne forse qualche isolato epigono dell’Urss) l’aggressione dell’Ucraina, ma ad essa e alla volontà non intuibile ma dichiarata di farlo di Putin da mesi, non hanno creduto. Torna in mente a questo punto l’affermazione popolare “non arriverà a tanto …” o simili.

Incredulità, anche colpevole, dinanzi al doppiogiochismo, alla tracotanza, alla indefettibile volontà di impedire ogni pensiero diverso da quello della “grande madre russa” che deve tornare ai fasti del passato.

Nessuno ha notato che nei suoi bellicosi annunci di quello che avrebbe fatto, Putin ha bypassato Stalin e fatto ricorso a Lenin. Il piccolo padre fu autore di un autentico genocidio politico e pratico di milioni di ucraini nelle famose purghe degli anni Trenta del secolo scorso, una delle ragioni dell’ostilità di questo popolo contro la Russia. Lo zar di Mosca è talmente simbolo di iattanza da parlare di “denazificazione” dell’Ucraina quasi che a Kiev ci fosse una centrale internazionale di eredi di Hitler. E qualche commentatore in Italia seguendo questa deriva ha ricordato la persecuzione degli ebrei nell’Ucraina occupata dai nazisti, dimenticandone il perché storico: l’oppressione e il genocidio stalinista.

È proprio vero: l’Historia sembra aver perso il suo ruolo di maestra di vita. Ogni narrazione partigiana può farne strame! Brutto giorno per l’Ucraina, ma anche per l’Europa e per il mondo, mentre la Russia si avvita sempre più sulla strada che porterà anche quel popolo alla rovina!      

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