C’era una volta un bel sogno chiamato globalizzazione

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Il Covid, la crisi economica e la guerra hanno cambiato il mondo

Verrà un tempo che racconteremo ai nostri nipoti la favola della globalizzazione, un sogno che avrebbe reso il mondo un luogo di pace, più giusto e anche più ricco, il che non guasta mai.

Un giorno, però, arrivò a rovinare tutto – racconta ancora la favola – una fata chiamata realtà e i sogni creati dalla globalizzazione con la sua integrazione, sfiorirono nel lampo di un mattino.

Troppa poesia?

Forse, ma le cose oggi, a distanza di oltre vent’anni da questa visione del mondo, stanno purtroppo così. Ciò che credevamo essere concetti eterni come i rapporti commerciali, politici e quant’altro, si stanno dimostrando sempre più labili, le loro promesse sempre più fallaci e la globalizzazione con i suoi fallimenti è la più grande delusione per un mondo che credevamo essere ormai un unico Paese.

A spazzare questo mondo incantato che avevamo costruito artificialmente, dopo il Covid e la crisi delle materie prime, ci ha pensato l’attuale invasione dell’esercito di Putin all’ Ucraina, cioè la guerra.

Può sembrare una frase già detta, ma dopo questo conflitto, chiunque ne sia il vincitore, nulla sarà più come prima, il mondo improvvisamente è cambiato e per sempre.

Lo stanno a dimostrare le dure sanzioni inflitte alla Russia per questa sua tragica avventura bellica, ma se solo fino a qualche tempo fa un simile fuoco di sanzioni avrebbe fatto crollare la nazione, oggi Vladimir Putin, pur uscendo malconcio dall’esclusione del Fondo monetario internazionale o dall’Organizzazione mondiale del Commercio, non ne ha risentito più di tanto per la sua politica militare, tanto da fargli smettere questa guerra e ritornare a più miti consigli ritirando le truppe dentro i suoi confini. La vera sofferenza rimane al popolo che deve far quadrare il proprio bilancio famigliare sempre più scarso.

Forse è arrivato il tempo di un bilancio senza retorica su ciò che credevamo fosse la globalizzazione e ciò che in realtà si è dimostrata.

L’Occidente voleva esportare, insieme al suo stile di vita anche la democrazia perfino in Paesi dove per motivi storici non c’era mai stata, ora avendo dovuto allontanare da questa visione la Russia, ricordiamo è il più grande Paese del mondo con quasi un terzo della superficie mondiale, nonostante tutte le giuste motivazioni del diritto internazionale delle ragioni, è pur sempre la sconfitta degli ideali occidentali.

Dunque, se i risultati sono questi dopo tanti anni, a cosa è servita questa volontà di allargamento e di integrazione spesso forzata?

Sul piano prettamente economico ha sviluppato in maniera abnorme solo le varie big company in tutti i settori del commercio, ma lasciando indietro i cittadini comuni con poche soddisfazioni, molta precarietà e sempre più esposti, alla prima crisi di turno, di ritrovarsi improvvisamente privi del lavoro.

Un esempio della miopia dell’Occidente è stato quello di far entrare in questa spirale di business a buon mercato, ma senza vere contropartite, anche un colosso come la Cina per conquistare, raccontavano i soliti esperti che non mancano mai di dire idiozie, il suo immenso mercato e, invece, sono loro che hanno conquistato il nostro mondo, facendo di tutti noi una specie di colonia anche se, purtroppo, non ce ne accorgiamo.

La Cina ha dimostrato con i fatti che il nostro capitalismo Occidentale così come è strutturato senza una vera anima, è fallimentare, mentre il loro capitalismo di Stato, pur essendo in una dittatura ferrea, funziona molto bene e se poi non c’è democrazia o diritti umani, pazienza, gli affari sono affari.

Aver fatto entrare Cina e Russia in questo club assai ristretto non li ha cambiati per nulla, neppure per le questione igienico sanitarie, come la Cina con il Covid, oppure aver stracciato, senza alcuna remora diplomatica, gli accordi stipulati per dare una autonomia particolare ad Hong Kong, dove ormai la parola democrazia è diventata quasi un insulto, tutto questo la dice lunga con chi abbiamo stipulato accordi.

Bisogna leggere la storia per sapere che le dittature hanno sempre preso, ma senza mai dare.

Anzi, se fossero state isolate, le loro contraddizioni sarebbero venute alla luce, ma in questo modo, invece, hanno assimilato lo stile di vita occidentale per controllare meglio i propri cittadini, ma negando i loro diritti e la Russia, proprio in questi giorni, docet. Lì scendere in piazza a protestare contro una guerra ingiusta, vuol dire rischiare fino a quindici anni di galera, e come sappiamo non scherzano.

Se la globalizzazione è fallita da un punto di vista economico e politico, peggio ancora per la difesa della pace con numerosi conflitti scoppiati un po’ in tutto il mondo; e ancora forse non abbiamo visto niente. Vorrei tanto sbagliare, ma tutto questo caos è solo un antipasto di ciò che ci aspetta.

Confidando nella globalizzazione tout court, l’Occidente si è trovato impreparato confidando sui suoi principi di benessere e di progresso, legandosi mano e piedi ad una dipendenza energetica con il nemico di turno, leggi Putin.

Così, presi dalle nostre piccole questioni di cortile, ogni nazione della UE ha fatto, o almeno ha creduto di fare, i suoi affari senza impegnarsi in una politica comune, in un esercito condiviso, nella difesa della propria indipendenza economica e potremo continuare a lungo, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti,

L’importante è stato aprire nuovi mercati, stringere accordi, esportare e importare. Ma così non si può più andare più avanti, la macchina è ormai logora e in breve, davanti ad una crisi importante, il nostro Occidente ha dimostrato tutta la sua inefficenza e vulnerabilità.

La globalizzazione va ripensata, ma occorrono idee e uomini e per adesso la situazione segna encefalogramma piatto.

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