Tsunami Internet, capitolo II

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Internet è un’altra dimensione
L’indeterminazione del flusso zero – uno

Preparatevi ad essere sottoposti ad una provocazione intellettuale; del resto, la storia della conoscenza umana è stata innervata da simili stimoli che hanno condotto a riflettere su aspetti che si trovavano nel cono d’ombra della conoscenza.

Nelle pagine seguenti, infatti, presento una teoria seducente ma strana. Una teoria che non è (ancora?) stata riconosciuta quale teoria scientifica in quanto, appunto, provocatoria e paradossale, e comunque non dimostrata. Una teoria però che di certo può stimolare e anticipare una riflessione sulla nuova dimensione digitale e sugli effetti che potrebbe avere (ha già?) sugli abitanti della Terra che usano il web, sia nel ruolo di produttori che di consumatori di idee, di contenuti, di merci e di servizi.

Siate pertanto “aperti” e tolleranti e fatevi guidare (anche) dalle intuizioni dei geni del passato quali Giordano Bruno e Leibniz, che sostenevano l’esistenza di “infiniti mondi possibili” o di William Shakespeare che affermava sereno:

Noi siamo fatti
della stessa materia di cui sono fatti i sogni

Ebbene, se sono credibili le equazioni …
Materia : memoria = Mondo atomico : mondo digitale
e,
Energia : Potenza di calcolo = Mondo atomico : mondo digitale
allora,
la prima ipotesi è che esista una Forza di Gravità in Internet radicalmente diversa da quella che noi conosciamo.
Nel mondo Newtoniano terrestre, ovvero il mondo visibile fatto di materia in cui siamo abituati a muoverci, la Forza di Gravità si manifesta a causa dell’attrazione esercitata da un enorme “corpo solido” come la Terra, sugli altri corpi solidi dotati di massa.
Tale corpo solido esiste sin dal passato più remoto ed esisterà nel futuro lontano e il suo volume sarà più o meno identico nel corso di milioni e milioni di anni.
Anche nell’alto dei cieli la Legge di Gravità, quella che secondo Dante Alighieri è “l’amor che move il Sole e l’altre stelle“, sarà costante nel tempo fino a quando le “masse” coinvolte nel meraviglioso ballo del Sistema Solare saranno le stesse.
Nel caso di Internet invece le “masse di bit” che si creano e si rivelano in grado di “splittare” e/o “attrarre” e “porre in orbita” altre masse di bit (vedi per esempio il caso del sistema Google che vede orbitare al suo interno: Youtube, Gmail, Chrome, Android, etc.…) sono masse che assumono volumi variabili nel tempo e addirittura possono sparire (o comparire) all’improvviso. Ciò implica probabilmente una modifica alla Legge di Gravità (Interazione Gravitazionale) classica, con tutto ciò che ne deriva.
Inoltre, lo Spazio/Volume occupato da tali masse, la loro durata nel tempo e conseguentemente le velocità che li (i bit) caratterizzano sono, a loro volta , molto diversi da quelli classici del mondo newtoniano.

La seconda ipotesi è che all’interno di quei Sistemi gravitazionali e all’interno del mondo Internet tutto, “succedono fatti e si verificano circostanze“, di cui percepiamo gli effetti ma di cui attualmente non siamo ancora in grado di conoscere le cause.

Tutto è duale, tutto è polare

«Tutto è duale; tutto è polare:
per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti.
Come simile e dissimile sono uguali,
gli opposti sono identici per natura
e differiscono solo di grado.
Così gli estremi si toccano;
tutte le verità non sono che mezze verità
e ogni paradosso può essere conciliato ».
(4° Principio Ermetico “della Polarità”)

In questo debutto di III° Millennio, così “sfiduciato in sé stesso”, caotico e indeterminato, in Occidente si dorme poco e ci si sveglia già stanchi. È come se nella Cronaca tumultuosa, che ormai produce Storia a grande velocità, l’incessante avvicendarsi di titoli nei media che grondano informazioni “vere/false”, andasse a costruire una sterminata sequenza di “narrazioni” opposte che ci impediscono le scelte sicure e le “certezze” in generale. In realtà, ad un esame più attento, tali narrazioni e riassunti e sintesi di fatti non sono tragicamente opposte ma complementari e (forse) paragonabili ad un’instancabile sequenza di “zero/uno”, in cui, idealmente una parte dà conto di una porzione del vero e l’altra di una porzione del meno vero o falso.

Uno dei mali della nostra epoca
consiste nel fatto
che l’evoluzione del pensiero
non riesce a stare al passo con la tecnica,
con la conseguenza che le capacità aumentano,
ma la saggezza svanisce.
(Bertrand Russel – La visione scientifica del mondo)

È come se le sbandierate, granitiche, newtoniane VERITÀ dei secoli trascorsi, siano esse rivelate o dimostrate, riconoscessero la struttura binaria (finalmente) del pensiero definito recentemente “dialogico”, e, ricollocate nel caleidoscopio del web, si manifestassero pertanto nello stesso modo in cui si manifesta il flusso di “zero – uno” nelle mega-linee di trasmissione dei segnali digitali. O meglio, come cercherò di spiegare più avanti, si manifestassero in modo solo parzialmente conoscibile … come se fossero una particella elementare e pertanto, come ci ha dimostrato Heisenberg, “qualcosa” della quale non possiamo sapere tutto con precisione dovendo sempre scegliere tra la sua posizione nello spazio e la sua velocità, oppure tra la sua energia e il momento esatto in cui si trova.

Un bit = a zero, ma anche un bit = a uno; 8 bit = un byte = a una battuta di tastiera; N miliardi di byte = N miliardi di pixel = a una foto, a un videoclip che fornisce informazioni, seduce o lascia interdetti, costringe a scendere in piazza o fa addormentare sereni e fiduciosi nel domani. La nostra vita è sempre più condizionata dalle informazioni online, noi le valutiamo nella loro forma finale, cioè “impacchettate” in un articolo di giornale, una colonna audio che proviene da una radio, un testo che scorre in una schermata di Internet, un videoclip o una foto che appaiono sullo schermo del nostro smartphone. Ma se analizziamo l’essenza originale, di cosa si compone una informazione online?

Si tratta al dunque di un infinito flusso di “zero-uno”, di “aperto–chiuso” che scorrazza nelle reti. Uno tsunami di particelle elementari, di “corpuscolo–onda”, che talvolta/spesso si azzerano reciprocamente (si annichilano), che talvolta si esaltano l’un l’altra, che sempre si dovrebbero integrare, come le tesi e le antitesi di hegeliana memoria, in una scena di perpetua sintesi connotata da un dualismo dinamico che impera, non ostante i nostri umori e valori, su ogni istante della vita.

Ad ogni corso di pensiero
Alla luce del nostro Passato
Prende forma il nostro Futuro
(Glauco Benigni)

Dunque, qual è l’atteggiamento migliore nei confronti del “che fare” al quale siamo chiamati a causa dell’informazione? Dovrebbe essere il più efficace e utile alla ricerca dell’equilibrio. Ma come “votare” pro o contro ciò che la narrazione del Futuro propone online? Come schierarsi, sostenere, contrastare, sottrarsi, ammiccare? Qualcuno corre ancora a consultare antichi codici quali la Bibbia, il Corano, i Veda, oppure rispolvera il Materialismo storico di Marx e Engels o il Liberismo di Keynes. Qualcuno abbraccia il neoliberismo della globalizzazione finanziaria. Qualcuno affronta la decodifica del Reale grazie ad un qualche “codice superiore” anche se solo intravisto in Wikipedia sul suo I-Phone. Qualcuno brandisce arcani algoritmi che consentano le agognate sintesi. Così fanno ad esempio i trader nelle Borse per affrontare a loro vantaggio l’estenuante dinamica bipolare del comprare e/o vendere.

Per altri invece è giunto il tempo dell’approccio quantico. Il tempo della “partecipazione attiva” di ogni osservatore che, così facendo, entra a pieno titolo nel processo del confronto instancabile e assume sé stesso, i propri valori e le proprie aspettative non quale riferimento statico, ma quale variabile di riferimento.
Chi ancora afferma roboante: “Io sono fatto così, io la vedo così”, rischia di essere seppellito da fragorose risate ma alle Elezioni continua a fare il pieno di voti. È solo uno dei paradossi.

La causa principale dei problemi
è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri,
mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russel – The Triumph of Stupidity, 1933)

Un po’ confusi? È il digitale bellezza!

Come accennato, le informazioni scritte, i suoni, le foto o le immagini in movimento online, possono essere tradotte e rappresentate con una sequenza di numeri. In questo caso assumono una forma che si definisce digitale. Da “digit” che in arabo significa appunto: “numero”

Qui non si affronta il tema dei valori, dei giudizi e delle convinzioni ma il vasto argomento della organizzazione del senso e del consenso/dissenso, cioè gli strumenti, i modi e i tempi in cui i valori, i giudizi e le convinzioni, si trasferiscono e si radicano/sradicano negli individui e nei gruppi sociali.

Qui si tenta di dimostrare che il vecchio modo di formare coscienze individuali e opinione pubblica, cioè la narrazione utilizzata dai Media Classici (analogici, autorevoli, monodirezionali, portatori di verità manichee, ispirati a ideologie granitiche), è stato negli ultimi 30 anni affiancato, integrato e in gran parte sostituito da un nuovo modo di formare coscienze e opinioni. Un nuovo modo di “narrare”.

Questo nuovo modo usa strumenti e tempi radicalmente diversi da quelli dei Media Classici. Questo nuovo modo si alimenta e si autoesalta nel Mondo Digitale e gode di una vasta gamma di innovazioni tecnologiche che vanno dal Web agli smart phone, dalle “app” ai DVD e ai tablet.

Il nuovo Mondo Digitale, detto anche Cybermondo o Cyberspazio, è una enorme nebulosa (a “big fucking CLOUD“), ancora poco nota, che si espande continuamente grazie alle azioni e reazioni della collettività planetaria. Tale nebulosa non è costruita solo grazie a materie prime esauribili, ma è fatta soprattutto da infinite, inesauribili sequenze di O e 1, che le consentono di crescere molto velocemente e le conferiscono anche capacità di espandersi oltre l’immaginabile: tendenzialmente a infinito.

Questa caratteristica del mondo digitale nel quale convergono diversi “territori” digitali è uno degli aspetti che stanno facendo la differenza.

Qualcuno parla di “un cambio di paradigma epocale”. E ha ragione da vendere. Se infatti le possibili attività nei diversi territori non sono più limitate dallo Spazio Fisico e/o dalle risorse a disposizione, allora si può pensare ad una crescita infinita e a Chi è in grado di gestire questa “crescita”, cioè Big Tech e i suoi finanziatori, può venire in mente di strappare il timone della geopolitica dalle mani di coloro i quali invece devono confrontarsi con “i limiti dello sviluppo”. Se la risorsa base diventano i numeri e le materie prime assumono un ruolo di semplice sostegno allo sviluppo digitale, le strategie di potere cambiano e succede che i vecchi giganti della Old Economy vengono sostituiti con i Nuovi Giganti Digitali : Alphabet-Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple, ma anche Tesla, Netflix e le multinazionali del “clouding“, che aprono la porta al Transumanesimo (Intelligenza Artificiale, robotizzazione, mind downloading, etc…) e alle Democrazie di Controllo.

Nel Mondo Digitale infatti oltre alle infrastrutture e oggetti materici (cavi e reti trasporto del segnale, centraline, decoder, schermi, tastiere, mouse, etc…) si rinvengono prevalentemente testi, foto, videoclip, grafica 2D e 3D, software e altri contenuti che hanno tutti le medesime caratteristiche.

I contenuti digitali sono: riproducibili a infinito; sono accessibili, modificabili e trasportabili – a grandi velocità- da dovunque a dovunque e in qualsiasi momento (anywhere-anytime). Questi cosiddetti contenuti sono ciò che nel passato abbiamo denominato notizie, documentari, film, serie tv, libri, siti e portali web, blog, etc. … cioè la Cultura, l’Informazione, lo Spettacolo , etc…

I contenuti sono il Pane con cui si alimenta la Formazione delle nostre coscienze. Senza l’accesso a Internet, senza il consumo di contenuti veicolati nel grande sistema dei Media le nostre opinioni si formerebbero solo grazie allo scambio orale tra parenti e conoscenti come avveniva prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili. Negli ultimi 30 anni ormai il 90% dei nuovi contenuti a disposizione degli umani è offerto e circola in forma digitale. Una gran parte è stato prodotto direttamente in questa forma o è stato tradotto, dalla sua versione analogica originale, in sequenze numeriche.

Queste caratteristiche del Mondo Digitale, unitamente ad altre cause delle quali parleremo in seguito, hanno cambiato e continuano a cambiare le Leggi della Comunicazione-Informazione; conseguentemente stanno cambiando le coscienze e l’opinione pubblica; stanno cambiando il Mondo materico dal quale il Mondo Digitale è nato e nel quale resta profondamente radicato. Ma per quanto tempo ancora?

Non stiamo affermando che il Web, i videogiochi, i tablet, etc. … diminuiscono la quantità di libri e giornali venduti e letti. Non stiamo difendendo le Sale Cinematografiche sottoposte all’attacco da parte dei lettori di DVD e di Sky Movies e di Netflix. Non stiamo scoprendo che le email, gli sms e i WhatsApp sono meno poetici delle lettere, perché non potranno mai contenere violette e non saranno mai profumati… Questi fatti ormai sono abbondantemente riconosciuti e conclamati, ma appaiono molto meno influenti di altri aspetti che ancora non vengono discussi su grande scala.

Per chiarire: stiamo scoprendo che il Mondo Digitale, a differenza del Mondo Materico, risponde ad altre Leggi: leggi simili probabilmente a quelle che regolano il Mondo Atomico e Sub Atomico. Quindi, all’interno del web, per la misurazione dei suoi effetti nella formazione delle coscienze e per la formulazione delle norme che devono regolarlo, potrebbero non valere più le Leggi della Tradizione Classica, ma nuove Leggi ispirate alla Meccanica Quantistica e al Principio di Indeterminazione.

12 atomi = 1 bit

Nel 2011 sulla Rivista Science si spiegava alla Comunità scientifica mondiale che: IBM Research, il laboratorio di studi della grande e storica multinazionale costruttrice di computer, ha scoperto il modo di memorizzare un bit di dati utilizzando soltanto 12 atomi, invece del milione di atomi necessari per farlo in passato.

A marzo del 2017, stavolta su Nature https://www.nature.com/articles/nature21371, la IBM raccontava i suoi progressi: serve un singolo atomo per archiviare un bit, così da arrivare all’efficienza massima teorica fino a questo punto ipotizzabile.

La tecnica scoperta dai ricercatori della IBM potrebbe aprire la strada per l’archiviazione magnetica illimitata: i dispositivi potrebbero aumentare notevolmente la loro capacità di immagazzinare dati. “Gli scienziati hanno dimostrato che l’archiviazione magnetica è almeno 100 volte più densa degli attuali hard disk e dei chip di memoria SSD”, ha dichiarato l’azienda in una nota. “Le future applicazioni delle nano-strutture, utilizzando una forma non convenzionale di magnetismo chiamato anti-ferromagnetismo, potrebbero consentire a utenti e società di mettere cento volte più dati nello stesso spazio”.

Al di là degli aspetti tecnico-scientifici, ciò che interessa in questa sede è che esiste una relazione diretta tra atomi e bit. Ciò consente di affrontare un paragone che, ad alcuni fisici, sembra “ardito”.


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