Tsunami Internet, capitolo III

 -  - 


Collassi mentali

“La velocità elettrica mescola le culture della preistoria
con i sedimenti delle civiltà industriali,
l’analfabeta con il semi-analfabeta e con il post-alfabeta.
Collassi mentali di vario genere sono spesso il risultato
dello sradicamento e dell’inondazione di nuove informazioni
e di modelli di informazione incessantemente nuovi”

(Marshall Mc Luhan – anni 60)

Questa affermazione del Vate Mc Luhan già da sola basterebbe a gettare una luce sugli avvenimenti di questa nostra convulsa stagione e sulle interpretazioni che ne danno i media classici: giornali e tv di massa, l’ormai famigerato sistema dei Media Mainstream. I collassi mentali citati non sono infatti solo quelli, abbastanza inevitabili, dei lettori e dei telespettatori ma, soprattutto, sono rilevanti e preoccupanti quelli dei politici, giornalisti e analisti che, ritenendosi esperti e vaccinati – o forse solo pagati per ritenersi tali – assumono posizioni e difendono/attaccano soggetti e istituzioni, credendo, per lo meno quei pochi in buona fede, di aver capito a fondo di che si tratta.

Il fascino discreto dell’assurdo

La parola “assurdo” (dal latino “absurdum”) è composto dalla particella “ab” (da), che indica allontanamento, e da “sardus”, una forma volgare da cui deriva l’antico verbo “sardare” (parlare saggiamente). Il termine vuole pertanto: “significare tutto ciò che è contrario alla logica e alla ragione, che è paradossale e contraddittorio e che genera sensazioni diverse dalle abituali”.

«[…] quanto più queste soluzioni
(affermazioni assurde) sono incomprensibili,
tanto più alto è il loro rango.
Finché si giunge a percepire l’attività di una forza
che non sottostà più al (tuo) controllo
ma piuttosto è essa stessa che tiene sotto controllo
il (tuo) intelletto e il (tuo) pensiero.»

(Gershom Sholem)

La riflessione sull’assurdo condusse il pensiero del Rinascimento alla convinzione che fosse possibile il disvelamento dei segreti e dei misteri grazie all’uso paradossale dell’incomprensibile agli occhi dei profani e tale da apparire chiaro solo ai veri sapienti. La cabala, l’ars inveniendi, la lingua sapienziale, la gematria, sono gli strumenti di quei poteri para magici che dovrebbero permettere ad alcuni uomini di operare grazie all’assurdo.

Nella seconda metà del secolo scorso i direttori e caporedattori di giornali e telegiornali hanno spesso sguazzato nella dimensione dell’assurdo per assicurare sostegno a realtà insostenibili: guerre, elezioni palesemente truccate, corruzione evidente di politici amici, interessi dei propri editori, etc…

Ecco un esempio:
“Smettetela di spararvi altrimenti non vi vendiamo più le armi”.

Questa frase, unitamente a un disegnino in cui la caricatura di un uomo potente arringava le fazioni opposte che si annientavano a vicenda, comparve in una vignetta satirica – forse de “La Repubblica” o dell’ “Espresso” – di tanti anni fa. Veniva indicata e passata di mano in mano con gesto ieratico e commentata con un sorriso sarcastico.

A quel tempo fece ridere. Era destinata ad una porzione di lettori che si auto-riteneva colta e bene informata, che si alimentava e si beava della propria cinica consapevolezza. Erano gli aspiranti “veri sapienti”? L’autore della vignetta era definito “geniale” perché in un lampo, mescolando abilmente significato e significante, razionale e irrazionale, accettabile e ripugnabile, descriveva la complessità e storicizzava una situazione evidente agli occhi di molti, ma non di tutti. Conferiva “senso” ad uno scontro che non avrebbe dovuto, già a quel tempo, avere “senso”. Il gioco dell’assurdo ri-velava al tempo stesso la complicità inespressa e l’impotenza degli osservatori, la sudditanza delle parti in conflitto nei confronti di un Potere Occulto sadico, avido, disumano.

Il messaggio era brutale, annidato nell’evocazione di fatti non descritti e indescrivibili, come in una delirante, sguaiata, laida barzelletta sugli ebrei nei campi di concentramento. Eppure, i lettori, convinti sostenitori delle Democrazie e delle Costituzioni occidentali, sorridevano: contenti anche, e forse soprattutto, del fatto che loro fossero in grado di decifrare e digerire l’assurdo, a differenza di altri – i profani – che rimanevano muti e tristemente interdetti al suo cospetto. Era una manifestazione di status della mente. Un test sul livello evolutivo (?). Il lettore “sapiente”, divertito sembrava dire a sé stesso “Ah, IO questo ostentato paradosso lo capisco fin troppo bene. IO so a cosa si allude e condivido la descrizione. IO so perché scoppiano le guerre. Mica per i motivi sbandierati e resi pubblici, ma per ben altre ragioni.” E anche grazie a ciò quelle “ragioni” si rafforzavano nel tacito astenersi da commenti appropriati e si perpetuavano nell’omertà di tutti i giorni. Nella difesa di qualche piccolo privilegio grondante muto consenso.

Sui diversi aspetti collaterali non ci si pronunciava. Per esempio: quanti civili morti? Quante donne dilaniate mentre cercavano di mettere al riparo i propri figli? Quanti bambini storpiati per tutta la vita?

Ma oggi? … che i molti “aspiranti sapienti” di quegli anni sono diventati quasi tutti, quella vignetta farebbe ancora ridere? Per quanto ancora si potrà sopportare la consapevolezza ormai generalizzata che viviamo all’interno di un assurdo film dell’orrore?

Andiamo a Damasco!” “E se bombardano?”

“Magari! Così scriviamo le più belle corrispondenze di guerra che siano mai state scritte.” Quest’altra frase, colta recentemente nel corso della discussione tra due giornalisti aspiranti alla notorietà, costituisce un altro brillante esempio di “assurdo contemporaneo” .

In questo caso l’assurdo non ha a che fare con l’ambigua negazione dell’esistente ma piuttosto rappresenta una realtà individuale, fatta di riflessioni e sentimenti che incidono pesantemente sul senso del vivere.

L’assurdo costituisce l’oggetto fondamentale di due correnti di pensiero irrazionaliste: “ontologica” e “gnoseologica”

La prima considera la realtà nella sua essenza irrazionale e la vita dell’uomo dominata dal caso, dall’imprevedibilità che da qualche tempo è diventata la migliore chiave d’interpretazione del mondo attuale.

La seconda giudica la complessità della realtà tale da sfuggire alla conoscenza razionale, per cui bisogna affidarsi all’intuizione o alla fede o ad altre forme non razionali ma apparentemente dirette, di valutazione e conoscenza.

A seguito anche dell’imponente trattazione, da parte di numerosi autori europei del secolo scorso (Sartre, Camus, Joyce, Kafka, Ionesco, Beckett, Fo) l’accettazione dell’assurdo nelle aree popolate di “sapienti”, sta comportando importanti modifiche nel pensiero del secolo XXI. Tra queste:

  1. il superamento in progress della validità del pensiero scientifico, lineare, logico e storico, inteso come bussola del futuro;
  2. il rifiuto dei valori “integralisti” legati alla tradizione politica, morale e religiosa;
  3. la ricerca tumultuosa e – guarda caso – caotica, di nuovi valori da sostituire ai precedenti.

Questo terzo aspetto non prescinde, e anzi è determinato, da un’amara convinzione, assaporata e divulgata con ghiotto compiacimento da alcuni “sapienti, attivisti globalizzati”, i quali sostengono che il mondo e la realtà siano intrinsecamente dis-ordinati, costitutivamente ambigui e perversi, infettati alla radice da un male che è intriso di irrazionale ricerca di egemonia assoluta e avida indifferenza

Per contro altri “sapienti, attivisti globalizzati” sostengono che queste interpretazioni sono assurde.

Ecco, dunque, che le questioni e le forme del dibattito contemporaneo sono complesse e, a causa del groviglio di narrazioni mediatiche, appaiono molto più aggrovigliate di quelle che si dibattevano nel secolo scorso.

Dall’Assurdo all’Indeterminazione

Le Twin Towers sono o non sono state abbattute per mano (esclusivamente) di Al Qaeda? Osama bin Laden è veramente morto in occasione del raid in Pakistan? O era già morto? Julian Assange è un benefattore dell’umanità o un pericoloso cialtrone? Uscire dall’Euro e ricominciare a battere moneta, è una soluzione o una catastrofe? Il 5 G è fondamentalmente buono o ci farà ammalare tutti? Sono alcuni dei temi con i quali i Media Classici si sono confrontati e si confrontano ogni giorno, continuando ad affermare spavaldamente verità assolute che alimentano un frontismo radicale e granitico, un frontismo metafisico e metaetico, invece di contribuire alla formazione di coscienze e opinioni e facilitare le scelte di chi deve cercare lavoro, lavorare, farsi pagare, consumare e pagare le tasse. Il ruolo dei Media Classici è quello di “militarizzare” il Consenso e di creare (porzioni di) eserciti di individui contrapponibili secondo i bisogni della Minoranza Dominante.

La Rete (quale parte rilevante del Mondo Digitale), anche se manipolata dai gestori delle risorse tecnologiche e finanziarie, non funziona proprio così! La Rete manifesta e dà visibilità a tendenze diverse e le informazioni che in essa circolano sono un imponente segno dell’avvenuto cambio di paradigma nella storia dell’informazione. Un cambio del quale si parla da anni senza peraltro considerare che tale Cambio, proprio perché “già avvenuto”, presuppone un approccio alla analisi e alla formazione delle opinioni piuttosto diverso dai precedenti approcci. Per non parlare delle macro scelte geopolitiche che invece rimangono orientate solo dai rapporti di forza e dagli interessi di parte.

Per far riflettere ulteriormente andiamo a scomodare alcuni Grandi Scienziati dello scorso secolo. Tra questi tre in particolare: Einstein, Planck e Heisenberg. Prima di arrivare a citare le loro affermazioni e i loro studi bisogna però accendere un riflettore su un altro grande fisico e divulgatore, il professor Fritjof Capra, che nel 1982 ha pubblicato a New York, per Simon and Schuster, un libro intitolato Il punto di svolta (The turning point). Tra le tante affermazioni e riflessioni illuminanti e meravigliose, Capra dedica il terzo capitolo del libro a “La nuova fisica” e ci ricorda che, a partire dal 1905 “Einstein diede inizio a due tendenze rivoluzionarie nel pensiero scientifico. Una fu la sua teoria della relatività speciale o ristretta; l’altra fu un nuovo modo di considerare la radiazione elettromagnetica …” così facendo “unificava e completava la struttura della fisica classica, ma al tempo stesso implicava mutamenti radicali nei concetti tradizionali, minando in tal modo uno dei fondamenti della visione del mondo newtoniana.” Dieci anni dopo Einstein propose la sua teoria generale della relatività … affrontando in questa anche il tema della gravità e giungendo a drastiche modificazioni dei concetti di spazio e di tempo”.

Per il momento limitiamoci a riflettere su questi 2 aspetti:

a.      la fisica newtoniana non è più in grado di dar conto di (tutto) ciò che si verifica in Natura. Quasi sempre essa è in grado di spiegare ciò che avviene attorno a noi, nella realtà cosiddetta “visibile”, materica, solida, ma non appena la usiamo per misurare un fenomeno che si verifica nella realtà “invisibile a occhio nudo” la fisica newtoniana rivela alcuni suoi limiti.

b.      lo Spazio e il Tempo non sono più (solo) quelli dei secoli scorsi. Le cosiddette “innovazioni tecnologiche” (il treno, gli aerei, i telefoni e … le reti digitali) hanno mutato il rapporto che gli umani avevano con questi concetti. Non solo per percorrere uno Spazio a cavallo ci voleva un Tempo che oggi in aereo si percorre in un centesimo di quel “Tempo”. Non solo per far giungere una lettera in Cina ci voleva un Tempo che oggi è il Tempo di un click sul mouse. Ma soprattutto, da Einstein in poi, non si parla più di dimensioni separate ma integrate nello Spazio/Tempo quale “teatro” quadrimensionale

Appare abbastanza ovvio quindi che i Media Classici (newtoniani) non sono più in grado di dar conto di (tutto) quello che si verifica nella società tecnologizzata e globalizzata. Così come è altrettanto evidente che, nella rete Web, lo Spazio e il Tempo non sono (più) quelli della Comunicazione del passato.

L’altro importante sviluppo nella fisica del XX Secolo – ci ricorda ancora Capra – fu una conseguenza dell’investigazione sperimentale dell’atomo. Alla svolta del secolo i fisici scoprirono vari fenomeni connessi con la struttura degli atomi, come i raggi X e la radiottività, che erano inesplicabili nei termini della fisica classica. Ci si rese conto che le cosiddette particelle alfa emesse da sostanze radioattive erano proiettili di dimensioni subatomiche dotati di una velocità elevatissima che potevano essere usati per esplorare l’interno dell’atomo. Potevano essere sparati contro atomi, e dal modo in cui venivano deviati si potevano trarre conclusioni sulla struttura degli atomi stessi.

Riflettiamo ora su questi altri 2 aspetti:

c.      la velocità elevatissima. Nella realtà newtoniana, cioè quella materica a noi visibile a occhio nudo, siamo abituati a velocità molto basse che solo raramente sfiorano l’ordine delle centinaia di km all’ora. Invece velocità elevatissime di accesso e ricerca, riproduzione e distribuzione di informazione, che non sono consentite ai Media Classici, sono una delle caratteristiche fondamentali della Rete Internet.

d.      … a seguito degli scontri e delle conseguenti deviazioni si possono trarre conclusioni sulla struttura degli atomi stessi. Oggi le opinioni si formano spesso – e non potrebbe essere altrimenti – valutando lo scarto tra le informazioni contrapposte che si scontrano incessantemente.

Nel XX Secolo – continua Capra – i fisici si trovarono per la prima volta di fronte ad una seria sfida alla loro capacità di capire l’universo. Ogni volta che essi ponevano una domanda alla Natura in un esperimento atomico, la Natura rispondeva con un paradosso, e quanto più essi si sforzavano di chiarire la situazione tanto più acuto il paradosso diventava.”

Definizioni di “Paradosso”: a) le risposte sembrano contraddittorie ma in realtà sono vere; b) le risposte sembrano vere ma ad una analisi più approfondita risultano contraddittorie; c) le risposte sono corrette ma portano a conclusioni contraddittorie.

Sembra la Sintesi esasperata di quanto accade intorno a noi in questa stagione della Storia.

Poniamoci allora qualche altra domanda.

Se è vero che nel mondo degli atomi, quando si indaga su un evento con gli strumenti classici, la Natura risponde con paradossi, è possibile che se si indaga, con gli strumenti classici, su eventi raccontati nel Cybermondo (viste le similitudini: altissima velocità, bit riconducibili ad atomi) si ottengano risposte paradossali? E ancora: è possibile che lo Spazio e il Tempo del Mondo digitale siano simili (analoghi, affini, somiglianti) allo Spazio e al Tempo del mondo degli atomi?

Se così fosse e se quello che dicono i ricercatori della IBM è vero, gli umani si trovano, nel Mondo Digitale e nel web in particolare, di fronte ad una sfida uguale a quella che, agli inizi del secolo scorso, spodestò i fisici dalle loro certezze secolari.

Si narra che i fisici fossero talmente frastornati al punto che lo stesso Einstein dichiarò: “Tutti i miei tentativi di adattare i fondamenti teorici della fisica a queste nuove acquisizioni fallirono completamente. Era come se ci fosse mancata la terra sotto i piedi, e non si vedesse da nessuna parte un punto fermo su cui poter costruire”. Povero Einstein era così disperato perché sapeva perfettamente che il mondo degli atomi era tanto reale quanto il mondo della materia. Anzi il mondo della materia era proprio costituito dall’insieme degli atomi.

E allora perché le leggi che valevano (e tutt’ora valgono) nella materia non valevano più nelle zone invisibili e infinitesime della materia stessa? Questo dilemma non vi dice niente? Si potrebbe dire oggi: come mai le Leggi e le Verità manichee (bene–male, giusto-sbagliato, buoni-cattivi), che orientavano le coscienze e formavano le maggioranze nella Società raccontata dai Media Classici, non valgono più nella stessa Società quando questa viene raccontata e rappresentata dalla e nella Rete Digitale? E come mai, pertanto, gli Addetti ai Lavori dei Media Classici e i politologi e i loro stessi lettori-spettatori-elettori, quando si confrontano con la Rete, appaiono così frastornati? Si tratta forse dei collassi mentali dei quali parlava Mc Luhan? Si tratta della stessa disperazione che colpì addirittura un genio indiscusso come Einstein? Non è da escludere.

6 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.