Ipocrisia

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Se si viene aggrediti da qualcuno qualcosa bisogna pur averla fatta, se poi l’aggredito si ribella e a sua volta aggredisce l’aggressore, allora la colpa è sempre dell’aggressore. Risultato se devi spararla grossa fallo, così la confusione regnerà sovrana e nella confusione valgono regole come quella del più forte, di quello che ha agito prima e così via, senza speranza nell’avvitamento classico che la storia ci insegna e ci racconta delle guerre che dell’umanità costituiscono tristemente un caposaldo. Se poi i comportamenti vengono avvolti da qualsiasi credo religioso, da qulsiasi visione “superiore” allora il gioco è fatto: barbarie, violenza, oppressione, negazione dell’altro risultano non solo accettabili ma necessari per ristabilire e giustificare il proprio agire. “Deus vult” declamava il santone di Brancaleone da Norcia sul famoso “cavalcone”, ovvero il ponticello precario che univa due sponde di un rigagnolo e in questa fideistica visione si agitava e saltellava sicuro che il cavalcone avrebbe resistito perché “retto dalla mano di dio”, poi tutto cedeva e il santone finiva dell’abisso: sic transit gloria mundi potremmo osservare. Quello al quale abbiamo fatto riferimento è un film comico e tragico al tempo stesso che tuttavia si attaglia perfettamente a quanto abbiamo osservato.

In questa breve digressione vi sono molti elementi di analisi che ci portano al termine che questa settimana sembra essere la chiave di volta di un’umanità smarrita neppure conscia del proprio valore e pronta a piegarsi perché il proprio particolare venga lasciato in pace e non importa se intorno divampa l’incendio.

Parliamo di ipocrisia. Il vocabolo ci arriva da qyuella sorta di mainstream dell’antichità che consideriamo la lingua greca. La sua origine è nel verbo “upocrino” (questa la pronuncia leggibile e comprensibile del greco ὑποκρίνω). Il significato secondo il dizionario è quello di “separare o distinguere” in origine, poi nell’evoluzione storica e lessicale “sostenere una parte, recitare, fingere. In sostanza siamo dinanzi alla simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, con il corollario che tuto questo viene fatto per ingannarle. “Onde nel cerchio secondo s’annida Ipocresialusinghe … ci ricorda Dante Alighieri. In generale si parla di comportamento ipocrita: si osserva che talora le convenzioni sociali sono vere ipocrisie; o, riferito ad un contesto “ tra noi certe ipocrisie sarebbero fuori luogo”.

Nelle antiche scritture spesso ci si imbatte in questa analisi sociale e in questo ambito si cita il senso negativo (difficile trovarne uno positivo del resto) ovvero quello di ambiguità, doppiezza, falsità, farisaismo, gesuitismo o in modo più di scherno tartuferia, impostura. E’ simpatico ricordare, ancorché riferito ad un ambito diverso, la frase “gesuiti, euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
della dinastia dei Ming” che nel 1981 sulle note musicali ci faceva applaudire il grande Franco Battiato cantore proprio di questa “impostura”, di come ogni comportamento umano rischiasse di venire infettato da questo autentico morbo. Lo stesso cantante poeta ci invitata e invitava se stesso a cercare “un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente”.

L’ipocrisia, non ce ne voglia un politico italiano che venne indicato come l’interprete di questo atteggiamento, è il classico adagio “sì, va bene, ma anche …”, che se da un lato è l’esortazione a non fermarsi alle apparenze (questo forse il valore che gli attribuiva), dall’altro è l’invito a non prendere mai posizione nei confronti di alcunché, anche quando la semplice concatenazione degli avvenimenti ci racconta qualcosa e ostinatamente prima ancora che si manifestino, per qualcuno vi è sempre un motivo anche per la peggiore delle nefandezze. Un uomo che uccide la propria consorte e massacra anche i propri figli … “avrà avuto le sue ragioni”, un gruppo di teppisti che insulta, aggredisce e pesta anche a sangue qualcuno che viene bullizzato … aveva sicuramente nel passato qualche motivo certo aberrante, ma per agire in questo modo!

Non esiste in questa logica nessun atto di qualcuno che non possa essere giustificato e tutto sommato sopportato, ammesso. E’ quasi un’autogiustificazione preventiva! Dovesse capitare a noi, non si sa mai!

Sarebbe scontato , quasi ovvio, far riferimento agli avvenimenti che precedono e accompagnano l’invasione militare russa in Ucraina ma è necessario farlo. Con un corollario: tutto il contorno di atti e decisioni che riguardano i vari attori in movimento sembra orientato a trovare giustificazioni o a lenire le responsabilità di chi aggredisce, al punto che l’aggredito viene considerato responsabile di quanto accade. Una diversione del senso comune ma che trova nell’ipocrisia il suo fondamento immondo, ma fondamento è! La storia e le sue evoluzioni sembrano dare ragione all’affermazione, certo interessata ma che proviamo ad espungere dal contesto, della speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi, quando riferendosi ai dirigenti russi parla di “bulli”. Solo che di bulli ve ne sono molti altri e guarda caso si trovano in tutti gli altri attori positivi o negativi della triste escalation.

L’unico dato che viene sempre omesso è quello tecnico: qualcuno ha aggredito con violenza e determinazione qualcun altro e per farlo ha ipocritamente negato l’esistenza del destinatario per togliere “alibi” per così dire a chi si erge a difesa.

Se andiamo indietro di qualche decennio, al secolo breve onusto di odio, di sangue e di orrore, troviamo che sono le stesse retoriche forme di compirtamento che venne attuato nei confronti della Polonia. Gli attori responsabili furono i nazisti di Hitler e i comunisti di Stalin. Questo persino il rapporto Kruschev negli anni sessanta della cosiddetta destalinizzazione dell’Urss non potè negarlo nella sostanza. E come segno di equilibrio allora si assegnò la Crimea all’Ucraina (allora repubblica dell’Urss) in ricordo compensatorio del genocidio di un popolo per fame attuato dai bolscevichi e per il valore nella guerra patriottica contro il nazismo del popolo di Kiev.

Oggi questa storia viene stravolta ad usum delphini e tutto vorrebbe essere rimesso in discussione. Quando la furia militare aggressiva si placherà, è sperabile che la Storia ristabilisca l’equilibrio delle cose! Per evitare che il “sì, ma anche …” possa divenire giustificazione ogni nefandezza e comodo alibi per non assumere posizioni!

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