Una politica senza centro di gravità

 -  - 


La guerra, le scelte, le riforme: una miscela pericolosa

Per decenni, il vecchio partito comunista italiano al quale non si può certo negare avesse una precisa visione del Paese, si battè contro l’atlantismo della politica nazionale frutto della spartizione dell’Europa dopo Yalta indicando forse velleitariamente una terza via che poi sfociò in quello che venne definito “eurocomunismo”, ovvero il tentativo purtroppo fallito, di affrancare il vecchio continente e il nostro paese da quella ferrea logica che fu la guerra fredda. Oggi gli eredi di quella storia sono sparsi un po’ ovunque ma come affermò diverse volte persino Enrico Berlinguer, la posizione dell’Italia nell’Occidente, non viene messa in discussione. Questo nella stragrande maggioranza dei casi. Tuttavia il virus che allora cominciò a girare tra di noi ha prodotto e continua a produrre tossine venefiche che stranamente si alimentano e proliferano in luoghi e territori politici che mai ci si immaginerrebbe. Con una battuta potremmo dire è la globalizzazione bellezza!

Il risultato evidente di questa contaminazione strisciante, ma con effetto pandemico, è che la politica nazionale, al netto ovviamente di quella che è l’azione del Governo ancorata ai principi fondanti della Costituzione e della collocazione europea ed atlantica del nostro paese, continua la sua azione corrosiva che sembra non essere intaccata da nulla, da nessun interesse nazionale, almeno. Quello che manca in assoluto è come si potrebbe dire un centro di gravità, un perno sul quale azioni e reazioni abbiano un senso.

Assistiamo così a posizioni filo atlantiste di chi dovrebbe avere un ricordo di quello che fu e a posizioni filorusse/cinesi in chi sino a poco fa vedeva nella Russia e nella Cina l’incarnazione del nemico. Quello che sta accadendo è risultato di un impasto caotico che nessuna azione sembra riusciere a scalfire. La manifestazione più evidente di questo è certamente il movimento cinquestelle, erede  di quel “vaffa” non certamente esaltante dal punto di vista politico ma certamente consolante e catartico per chi si oppone sempre e comunque a quasiasi cosa che non sia la propria incapacità di stabilire e indicare un disegno di paese. In questi mesi la parabola penstellata sembra volgere al brutto, ma già si vedono chiaramente i tentativi per così dire di riprendere l’atteggiamento iniziale e di rottura sempre e comunque! Una iattura per un paese già prostrato e devastato nel profondo da due anni di pandemia e da decenni di incuria e di rilassamento dovuti alla concentrazione di lotta contro Berlusconi e il suo potere, eretto a moloch su quale immolare l’intera democrazia italiana.

Oggi di fronte alla guerra, evento devastante e imprevedibile soprattutto nelle sue evoluzioni e possibili conclusioni, l’assenza di centro di gravità torna a farsi sentire, il laboratorio dell’inconcludenza comincia a partorire presunte “novità” come il partito pacifista e altre amenità tanto inutili quanto pericolose. Tutto per non assumere posizioni chiare e nette nei confronti di quanto la cronaca ci pone davanti. La domanda è, anche se viene elusa in modo riprovevole: se alle nostre frontiere ci fosse un esercito intenzionato ad invaderci e poi ci invadesse, cosa dovremmo fare? Calare le braghe, invitare ad accomodarsi al meglio?

Domanda che non trova mai risposta con la cantilena, non è questa la ragione, non siamo noi a doverci assumere responsabilità e poi l’asso nella manica: sono anni che la Nato e l’Occidente provocano la Russia. Certo quella Nato data per defunta persino dal Cremlino e da tutte le cancellerie e quell’Occidente del quale siamo parte nel discreto benessere democratico raggiunto ma che vorrenmmo vedere distrutto per adottare e abbracciare qualcosa di altro che ci allontani da che cosa: ma dall’assumere responsabilità nei confronti di ogni cosa ci capita intorno e persino questo il dubbio amletico, su noi stessi!

E’ in questo assunto difficilmente negabile che ci troviamo immersi, lontani migliaia di chilometri dalla bombe ma delle quali discettiamo comodamente sul divano accusando non chi sta distruggendo un paese attuando quella che nella seconda guerra mondiale si chiamava “coventrizzazione” ovvero distruzione sistematica e totale del territorio, ma chi si oppone con coraggio a questo, vivendo nei sotterranei, utilizzando ogni mezzo di difesa consentito. E a questi che non dobbiamo dare aiuto con le armi perché così alimentiamo la guerra, questo lo schizoide leit motiv! Dunque quale messaggio si vuol lanciare: che dinanzi ad un’aggressione occorre arrendersi, deporre qualsiasi arma, aprire le porte e accogliere con i fiori nei fucili e nei cannoni finti! Ma, soprattutto, allontanare da noi qualasiasi minaccia l’aggressore profferisca. Non  si sa mai!

E’ demotivante e triste percepire ancora una volta l’incapacità, colpevole ed ipocrita di misurarsi con le reali condizioni nelle quali ci si trova ed immaginare di agire in un mondo diverso che non solo non esiste ma che in questo modo non esisterà mai. Qualche decennio fa al tempo dei figli dei fiori lo stanco occidente andava in India ad imparare le antichissime regole di quel mondo, oggi sembra quasi accettare che la democrazia – il meno peggio dei sistemi possibili – possa essere abbandonata per mettersi nelle mani di autocrati e dittatori che sappiano dare apparenti risposte, parole d’ordine, giustificazioni ad ogni empietà e via discorrendo in una immonda sequela di degenerazioni sia verbali che pratiche! La guerra va evitata ad ogni costo, ma quando purtroppo è tra di noi occorre scegliere da che parte stare: quella che più di ogni altra si avvicina alla verità e non a quella che chiaramente propaganda l’impostura, la negazione, l’ordine fatto di bombe e carri armati!            

3 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.