Ignavia

 -  - 


Partendo dal contenuto e dalla spiegazione del termine nel dizionario si ha la sensazione plastica del suo senso proprio. Tre righe per definire ignavia come pigrizia, indolenza spirituale, viltà. Se poi si è alla ricerca di un supporto ci rivolgiamo all’aggettivo di riferimento, ignavo, le cose non cambiano molto. Esso, infatti viene definito come pigro, indolente nell’operare per mancanza di volontà attiva e di forza spirituale, oppure codardo. Illuminante nel commento alla Divina Commedia, il riferimento alla frase “l’anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lode” che Dante pone nel vestibolo dell’Inferno.

Tutto qui. Spulciando ancora tra sinonimi e contrari, analizzando testi, si rimane aggrappati a questa scarna definizione che di per sé è pero altamente illuminante quasi che la condizione che si vuole indicare con così poca dovizia di particolari sia talmente negativa da osservarla con distacco e quasi con orrore.

In sostanza, ignavia indica appunto la precisa volontà di non coinvolgersi, di non prendere posizione alcuna, di farsi trascinare dalla corrente per così dire, ma con indolenza, senza alcun atto se non quello del non agire. Il passo per arrivare alla codardia è dunque facile forse anche troppo scontato.

Nei tempi che viviamo è sicuramente un sentimento che alberga in molti di fronte alla protervia, alla violenza, alla distruzione, all’oppressione dell’altro se questo avviene lontano da noi, nella relativa sicurezza nella quale ci si trova.

Occorre ricordare a questo punto un detto latino di grande impatto che denota l’approccio che l’antico popolo romano, artefice del più grande e organizzato impero o entità statuale della storia aveva nei confronti dei casi della vita per così dire. La frase era “si vis pacem, para bellum”, ossia “se vuoi la pace, preparati alla guerra”. Una sintesi mirabile della condizione umana, della sua fragilità e allo stesso tempo della sua capacità di affrontare il destino. Per molti si tratta di un chiaro modo di giustificare l’imperialismo, la crescita degli armamenti e del traffico mondiale che ne sta alla base, dunque un sistema certo da condannare e da vituperare, con frasi come armare significa non porre fine ai conflitti, si fa il gioco di chi si arricchisce.

Con le armi e di chi le produce. Andrebbe aggiunto allora, anche di chi le usa!

Il significato reale di questa espressione è assolutamente diverso e si qualifica per l’attenzione, l’allerta che essa impone all’uomo nella sua accezione più ampia. Siamo nelle temperie dell’homo homini lupus, in un mondo dove invasioni, scorrerie, con il corredo immondo di morte e distruzione facevano parte del conto, come si potrebbe dire. Come a dire nella situazione odierna, dove l’uomo attacca e uccide l’uomo che reagendo attacca a sua volta l’altro per difendersi, dando inizio dunque ad una spirale potenzialmente infinita.

Dunque, prepararsi alla guerra ma non dichiararla costituiva per i romani, il modo migliore per essere preparati (quell’estote parati, ossia state pronti) e in nuce indicava la strada per mantenere la pace, bene suprema ma fragile preda di egoismi, revanscismi, follie lucide di menti malate. Sin quando questo equilibrio di non belligeranza per così dire ha funzionato, l’Impero romano e le sue strutture hanno retto. Quando si è cominciato ad eroderne le fondamenta quel miracoloso equilibrio si è rotto.

Giova ogni tanto riandare a leggere la storia in tutte le sue angolature, per scoprire che l’ammonimento latino è stato seguito nei secoli solo nella sua seconda parte, incuranti cioè della prima. Quando nel secondo dopoguerra, spartiacque della storia si è arrivati con difficoltà e diffidenze all’equilibrio terribile della guerra fredda, in qualche nodo si è garantito al vecchio continente un periodo di tranquillità, di normalità dopo la truce follia nazista e gli eccessi rivoluzionari.

Oggi, quell’equilibrio si è spezzato per l’irrompere sulla scena mondiale di nuovi protagonisti, di nuove spinte, di nuove esigenze. L’Europa pur ancora agognata non è più il centro del mondo, ma costituisce pur sempre un grande sistema di democrazia e di libertà, difficile, tortuoso ma pur sempre preferibile ad altri sistemi. Il minor danno possibile, come si sente spesso sottolineare.

Ed è proprio in questa Europa che però, nelle opinioni pubbliche e spesso anche in alcune parti politiche la chimera dell’indolenza, dell’ignavia, del non agire fanno breccia comune, se quanto sta accadendo fosse lontano da noi, contenibile con l’accortezza di non partecipare, non entrare nel discorso, lasciare che le cose vadano come devono andare in certo senso. A questo punto naturale sorge una domanda: nel momento non augurabile in cui quanto accade bussasse alla nostra porta o facesse irruzione nella nostra quotidianità, per alcuni solo questione di tempo, quale sarebbe la reazione? Piegare la testa e accettare l’inevitabile o provare a rendere quest’ultimo una delle opzioni? Non si tratta di essere guerrafondai, ma di saper difendere il diritto a difendersi. Essere pacifici non vuol dire essere pacifisti, non volere la guerra non vuol dire non capire che cosa essa sia e in cosa possa minacciarci! L’indolenza e l’ignavia non hanno altra strada che consegnarci nelle mani sanguinanti del prossimo satrapo oppressore! Meditiamo a lungo!       

5 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.