Problemi urgenti e distrazioni di massa

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Il difficile dibattito politico tra la guerra e le questioni irrisolte di casa nostra

È sempre più difficile per chi si confronta con il dibattito politico e sociale italiano districarsi e seguire percorsi intellegibili e coerenti. La stagione attuale stretta tra i nodi globali della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina e le questioni sempre sospese sui nodi strutturali che da decenni affannano e rallentano ogni riforma nel paese, appare quotidianamente perturbata da problemi certo reali, certo seri, ma che se confrontati con i rischi su scala mondiale avrebbero necessità di essere guidati non dal pressappochismo e dall’interesse del momento, ma da una visione complessiva. Invece il quadro che ci viene incontro è desolante e allo stesso tempo molto rischioso.

Da qualche settimana complice anche l’assuefazione, mentre sui Tg si parla meno e non in prima pagina dell’Ucraina e dell’attacco russo, se non in casi eclatanti, stanno prendendo piede le solite questioni nazionali. Ecco, dunque, che la politica e i possibili equilibri futuri si misurano nell’ordine con le amministrative e i referendum sulla giustizia in arrivo, sul fisco in genere, sul catasto e sulle concessioni balneari! In sostanza, il turbinio delle dichiarazioni anche superflue a volte si scatena su questi temi nazionali, anche regionali, mentre le risposte che l’italiano medio si attende è se esiste un quadro di riferimento sulle emergenze economiche che in autunno porteranno il conto, sempre che la guerra si fermi e qualche previsione possa essere attendibile.  

Di tutto questo, i politici italiani ripiegati sul proprio ombelico non sembrano molto interessati se non in facciata. Esiste una sorta di schermo: tutti i nodi strutturali, le questioni aperte del PNRR e delle sue risorse pur con il mal di pancia sono demandate al governo che tuttavia ogni giorno viene criticato per qualche cosa, per qualche ritardo e così via. Il senso del ridicolo cresce. Ad ogni passo queste decisioni pur necessarie e da tutti condivise almeno in principio, vengono criticate nei particolari senza un quadro di insieme che dia loro senso. Tutto questo induce il pur compassato presidente del Consiglio a qualche intervento e a paventare il ricorso alla fiducia su qualcuno dei provvedimenti urgenti.

Ecco allora che “apriti cielo” si comincia a pensare anche alla durata del governo da tutti immaginata sino al prossimo anno quando i provvedimenti strutturali saranno stati incardinati, ma che per qualcuno potrebbe essere anche abbreviata per interessi di bottega.

Un quadro desolante e triste dove ognuno in vista di quello che sarà il confronto politico più ampio e l’inevitabile passaggio delle urne che potrebbe cambiare e non di poco la geografia nazionale, prende le misure e fa divinazioni sulla base di sondaggi tanto effimeri quanto non confortanti. In mezzo naturalmente il paese con le sue esigenze e i suoi bisogni.

Quello che sconcerta è che in questo momento in cui le misure più importanti sono chiare e non possono essere derogate si ripeta ineluttabile il consueto spettacolo della corsa alla diligenza. Una volta è lo scostamento di bilancio, un’altra il Pnrr e via dicendo. Ogni problema locale, puntuale, pur importante di per sé ma che nulla può avere a che fare con quello generale, se non successivamente per le ricadute di riforme incisive, viene esaltato, posto al centro dell’attenzione e del clamore. Spesso si tratta di nodi che di anno in anno, di decennio in decennio, con quadri politici mutevoli sono stati portati in là, dilazionati per ogni genere di motivo e incompatibilità e che oggi dovrebbero essere risolti di colpo tutti insieme come se si avesse la bacchetta magica o la risposta a tutto.

Una maionese impazzita dove si intrecciano appunto i problemi nazionali, con quelli locali, con quelli internazionali e a nessuno viene il senso del ridicolo per capire che soltanto risolvendo il quadro di fondo, avviando e applicando le riforme indicate e necessarie, quei problemi anche locali potranno essere affrontati e risolti. Sovente accade di sentire riflessioni sconsolate sul fatto che i miliardi del PNRR che ci devono venire dalle istituzioni europee come sono stati indicati, vengano visti con la solita logica asfittica e deteriore del sistema a pioggia, clientelare e senza prospettiva. Così tanto per tappare buchi. È evidente che questi soldi sono “di altri”, dunque perché non usarli con il consueto metodo collaudato per far fronte al problema del momento e poi si vedrà! Miopia unita all’incapacità ormai conclamata di molta politica di misurarsi realmente con le sfide imponenti del paese e affrontarle con incisività!

Meglio allora proseguire nella storia di una sorta di “mercato delle vacche” dove il più furbo e scaltro porta a casa di più, incurante della solidarietà che viene indicata come elemento distintivo della nostra carta costituzionale. Tanto paga Pantalone, il vecchio adagio immarcescibile. Solo che il povero Pantalone indicato come salvifico ha le tasche semivuote e così è assai difficile trovare delle strade coerenti e giuste per far fronte alle necessità.

Passeranno gli appuntamenti elettorali, i referendum e si spera qualche lume di intelletto possa tornare a illuminare il nostro cammino periglioso di paese che non vuole cambiare pur sembrando che voglia farlo. In perfetto stile Gattopardo!

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