Il pericolo tempesta perfetta

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Priorità interne, squilibri internazionali, velleità senza un quadro chiaro

Il combinato disposto, quasi un nodo scorsoio, tra le molteplici emergenze che ci circondano rischia di portarci diritti ad una vera e propria tempesta perfetta, nella quale tutti i vizi e le particolarità nazionali e locali la fanno da padrone. Se per un attimo enunciamo i fattori più importanti in atto abbiamo la chiara sensazione della situazione.

Il quadro internazionale, anche se la nostra attenzione sembra non più attratta richiamata da altri interessi del momento, appare non confuso ma molto chiaro: l’invasione militare russa contro l’Ucraina, una vera e propria aggressione condotta dalla leadership moscovita in perfetto stile nazista, ovvero con la negazione dell’esistenza di un popolo e di uno stato, non lascia ben sperare per il futuro. La tendenza a pensare che sarebbe opportuno arrivare alla pace ma che in essa gli aggrediti dovrebbero in sostanza deporre le armi e lasciare che gli avvenimenti decisi al Cremlino giungano alla loro conclusione, appare per quello che è: una resa senza condizioni dell’intero ordine internazionale (difficile definirlo tale) alla violenza e alla sopraffazione armata. Dunque, alla cancellazione di ogni tentativo del secondo dopoguerra di preservare il mondo da una guerra totale e senza ritorno. Una condizione che chi si ritenga un democratico vero e non una pantomima autocratica deve rispondere con determinazione ricordando che per difendere la democrazia (il meno peggio tra i sistemi possibili) è possibile anche utilizzare le armi, magari di difesa ma capaci di porre un argine all’aggressione. Sappiamo bene quale sia lo stato del dibattito in Italia, contrassegnato da mesi da un tentativo di distorsione e di disinformacjia di “agenti” sia interni che esterni che si richiamano alla Russia.

Il quadro interno ci appare per quello che è da mesi, una maionese impazzita. Neppure la possibilità di utilizzo di centinaia di miliardi messi a disposizione nel quadro delle politiche europee di sostegno economico sembra aver creato un po’ di chiarezza e di condivisione. Siamo, si perdoni il riferimento, come quel marito che per far dispetto alla moglie si privi dei suoi attributi maschili. Autolesionismo totale. Pur di affermare la propria particolarità, le proprie priorità, si è disposti ad ignorare e a non utilizzare non solo i fondi del Pnrr che ci vengono prestati, ma anche quelli a fondo perduto. A questo punto è evidente che la nostra incapacità di essere normali rischia di condannarci irreparabilmente.

In questo momento, mentre la sordina sembra allontanare la guerra, quasi che sia divenuta meno tale, le esigenze che si presentano all’incasso per così dire si chiamano concessioni balneari (la stagione estiva è ormai iniziata); catasto ed estimi catastali, un enigma pluridecennale che ha depresso il mercato immobiliare, creato ostacoli al diritto di avere un’abitazione senza soccombere alla fame; referendum sulla giustizia, quesiti per esperti dove a prevalere rischia di essere in primo luogo l’astensione, poi il senso di un’espressione di volontà popolare insufficiente e non adeguatamente spiegata; l’informazione sui quesiti sembra non essere la priorità per nessuno, solo per far dire ai cittadini o un sì o un no, incuranti delle conseguenze; elezioni amministrative per qualche milione di connazionali con piccoli e medi centri interessati dove la galassia politica sembra più simile ad un brodo primordiale che ad una miscela comprensibile di posizioni intellegibili in grado di informare chi andrà a votare. Il tutto condito di vecchie logiche, di accordi sottobanco, di mercanteggiamenti che solo la carità di patria ci impedisce di approfondire.

Siamo di fronte ancora una volta al redde rationem di questioni sospese, di nodi irrisolti, di veri e propri enigmi senza soluzione da decenni che, come in ogni appuntamento elettorale di questo paese, si sommano si accavallano, si intrecciano in una danza senza senso e sull’orlo del precipizio. Poi passate le elezioni sulla base delle indicazioni prospettiche che ne deriveranno, chiare o meno chiare; dopo il risultato o la sua assenza nei referendum, ci ritroveremo come usciti da una “sbronza” allo stesso punto di prima o forse qualche passo indietro, di fronte alle vere emergenze, ai veri nodi a quell’insieme di questioni la cui soluzione richiederebbe una visione comune e condivisa del paese e non una lotta senza quartiere tra visioni parziali, una volta si sarebbe detto ideologizzate, cosa oggi quasi impossibile, tutte per loro stessa natura incapaci di dare un senso e una direzione al cammino del paese.

Quello che affascina è che nonostante tutto, ma con un aumento evidente di distacco del popolo da politica e istituzioni, il paese reale continui imperterrito a cercare di farcela, di andare avanti. Purtroppo, con molti vuoti e molte perdite in termini umani, industriali, produttivi e tecnologici.

Una maionese impazzita, un gorgo senza apparente via di uscita, dove però ognuno dei leader o presunti tali propaganda la sua visione salvifica e non ammette di porla in discussione con le altre. Certezze apodittiche sull’abisso, mancanza di equilibrio sul baratro! Una tempesta perfetta che con il passare del tempo sembra essere la nostra normale condizione di società, di paese! Nulla sembra scuotere questo quadro astratto e quasi quantico che è l’Italia di oggi!    

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