Studiare in Inghilterra per molti ragazzi italiani rimarrà un sogno

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Con la Brexit, più selettiva la frequenza universitaria per gli stranieri

Fino alla famosa Brexit, era naturale che un ragazzo europeo, promettente negli studi e con la voglia di proseguire in qualche prestigiosa università, si recasse in Gran Bretagna, sede da almeno due secoli, di importanti atenei ambiti in tutto il mondo.

Se non potevano permettersi la retta, ci si poteva rivolgere ai sussidi europei attraverso borse di studio oppure se non potevano ottenerle, armati di grande voglia di lavorare si adattavano anche a mansioni umili pur di poter frequentare l’ambita università.

Questo accadeva appena ieri; oggi la situazione è completamente cambiata grazie ad una scelta che possiamo definire certamente elitaria, ma porterà la nazione di Sua maestà a vivere, tra poco, un secondo importante sviluppo economico e certamente culturale, ma andiamo con ordine.

Se, come abbiamo accennato, fino a ieri nostri ragazzi europei potevano recarsi liberamente oltre Manica per studiare senza problemi di passaporto o di altre limitazioni, oggi, purtroppo, non è più così.

La Gran Bretagna, come sappiamo, non appartiene più politicamente alla Unione europea e, dunque, può scegliere liberamente le proprie opportunità, senza il guinzaglio di Bruxelles così, fra le varie iniziative, ha cominciato a rivedere l’entrata degli studenti sul loro territorio che vogliono accedere agli sudi, scegliendo la selezione, una parola che ancora nella nostra vecchia Europa e sinonimo di parolaccia.

Ma cosa si intende realmente per selezione?

È presto detto: dalla prossima settimana, esattamente il 30 maggio, Londra darà un visto speciale per i migliori studenti usciti dalle università più prestigiose che vogliono frequentare atenei come, ad esempio, Cambridge o Oxford, il problema è che gli istituti devono essere riconosciuti dal governo.

Quelli riconosciuti in questo elenco sono solo 37 ed è inutile dire che a farla da padrone son gli Usa con Harvard o Yale, così i cinesi o gli indiani, per quanto riguarda quelli europei sono solo cinque; due svizzeri, Politecnici di Losanna e di Zurigo, uno tedesco, l’Università di Monaco, uno francese Ecole Normale Superieure di Parigi ed infine uno svedese la Karolinska di Stoccolma e l’Italia?

Niente, non basta laurearsi in prestigiosissime università, riconosciute anche a livello internazionale, come la Normale di Pisa, oppure la Bocconi o il Politecnico di Milano, per loro l’Inghilterra diventa una barriera invalicabile, ma anche per i fortunati che possono accedere agli studi sarà una corsa a ostacoli; possono, infatti, partecipare al visto speciale che permette loro la frequenza agli studi, ma attenzione anche qui non tutto è proprio rose e fiori.

Intanto bisogna pagare subito circa 900 euro per ottenerlo, insieme a questo bisogna aggiungere un contributo annuo di 750 per il servizio sanitario inglese e dulcis in fundo dimostrare di avere nel conto bancario almeno 1500 euro, ai quali vanno accluse tutte le spese universitarie che non sono cifre da poco; si parte da un minimo di 10.000 euro annui senza contare vitto e alloggio, cifre che senza una adeguata borsa di studio difficilmente si può frequentare.

Facciamo allora un esempio concreto con le università di Cambridge, tra le scelte più richieste per chi vuole studiare all’estero, ogni anno la città è ai primissimi posti nelle classifiche delle migliori università a livello mondiale e detiene l’invidiabile primato del maggior numero di laureati divenuti poi ben 88 premi Nobel e 23 tra i futuri capi di Stato.

Come accade anche a Oxford, a Cambridge non vi è un’unica cittadella universitaria, ma vi sono 31 college sparsi per la città sebbene non sia semplice essere ammessi

requisiti per la frequenza sono molto restrittivi, infatti, le selezioni sono coordinate dall’Ucas (Universities and Colleges Admissions Service) che gestisce le domande di ammissione e i test di selezione per le singole facoltà.

Dopo aver scelto il corso di laurea, si dovrà compilare la domanda di ammissione, nella quale vanno riportati insieme ai propri dati anagrafici, i titoli di studio, e le certificazioni della corretta conoscenza della lingua inglese, ma non basta, bisogna allegare anche due lettere di referenze, una del proprio insegnante di inglese e un’altra dell’insegnante della materia più vicina al corso di laurea scelto.

Basta così? Tutt’altro, il percorso è ancora lungo.

Per quasi tutte le facoltà è richiesto di superare una prova di ammissione, che valuti concretamente le conoscenze pregresse e insieme ad altre capacità, attraverso test attitudinali.

Ciascun candidato deve inoltre presentare una specie di lettera di presentazione in cui esporre il proprio percorso di studi, le motivazioni nella scelta di quest’università e i propri interessi e poi aspettare con fiducia la sospirata lettera di ammissione.

Se tutto va bene tra costi e vari esami di ammissione gli studenti bravi, ma non abbienti, possono, durante i due o tre anni di permanenza, ovviare al proprio mantenimento grazie alla possibilità offerta dal governo inglese di un visto speciale che permette di poter lavorare e poter passare a poi ad uno permanente.

Questa corsa ostacoli per gli studi, si inquadra nella strategia britannica post-Brexit per lasciare per sempre il modello di immigrazione per una manodopera europea a basso costo e, ovviamente, a bassa qualifica come: baristi, camerieri e altra manovalanza di cui noi italiani, siamo bravissimi, per un modello invece fondato sull’attrattiva ancora di immigrati, ma altamente qualificati provenienti da tutto il mondo.

Una iniziativa che sta già funzionando, differente il discorso per gli arrivi dalla Ue che sono letteralmente crollati, in compenso in questi ultimi anni postBrexit c’è stato il boom di ingressi di tecnici, ingegneri e simili dall’Asia e anche dalla giovanissima Africa.

L’uscita dall’Europa dei sudditi di Sua maestà, non ha implicato, come si temeva, la chiusura dei cancelli, ma anzi liha aperti a un diverso tipo di immigrazione, quelli ad alto potenziale intellettivo che, secondo molti analisti, sarà nel prossimo futuro la vera ricchezza della nazione anche se, bisognerà pur ammetterlo, l’entrata di nuovi cittadini internazionali tenderà a far perdere molte sue caratteristiche che hanno contraddistinto la Gran Bretagna da secoli, ma così va la storia e certo non si potrà fermare.

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