I tormenti dei cinquestelle rischiano di far saltare gli equilibri

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Il momento della saggezza e della serietà

Tanto tuonò …. che piovve!! Se fosse una cosa seria sarebbe un evento positivo nella calura estiva e di fronte all’evidente cambiamento climatico. Rapportato invece all’uscita di senno di una parte politica del Paese siamo di fronte all’azzardo, alla sfida folle e all’inutile perdita di tempo confrontata con i problemi reali del Paese.

I cinquestelle sembrano aver deciso di uscire dalla maggioranza di Governo e di creare così i presupposti per una crisi. Qualche decennio fa sarebbe stata una fisiologica rottura di equilibri instabili ma connaturati al sistema politico.

La crisi balneare per così dire era una sorta di revisione dei rapporti politici anche se utile soltanto a chi voleva “lucrare” su nuovi accordi od intese. Nella situazione attuale e con la evidente convergenza di altre forze politiche come la Lega e Fratelli d’Italia (peraltro unica all’opposizione da sempre), tutto appare chiaro nella sostanza, poco sullo scenario medio e medio lungo.

Il governo Draghi non è uno dei tanti, un accidente della storia, ma il preciso risultato dell’incapacità dei partiti di rappresentare e questo da molto tempo, la reale temperatura del popolo italiano. 

Non riuscire mai ad essere d’accordo su qualcosa che viene da tutti definito necessario, come ultima spiaggia per riavviare il contesto produttivo nazionale, ovvero il Pnrr, quel programma che porta al Paese e al suo sistema nell’insieme una boccata di ossigeno insperata dopo decenni di stagnazione, due anni di pandemia e ora nella crisi internazionale più grave dalla fine del secondo conflitto mondiale, appare sintomatico di un dato ormai conclamato.

Nessuno degli attori, anche i più prudenti si rende conto di quello che accade realmente. 

Quindi vivere ed agire come se fossimo nel paese dei balocchi, scambiare gli interessi di parte, di categoria, come unica possibilità di dare sostegno ad un esecutivo; scambiare la sorte della propria realtà politica, soprattutto se in crisi evidente, come il fronte di combattimento, il baluardo da difendere anche contro gli italiani, manifesta la totale assenza di senso dello Stato, il non rendersi conto che la nave Italia rischia di trasformarsi in una sorta di Titanic senza rottan trasmettendo a quell’Europa nella quale siamo inseriti e tra le maggiori economie, la solita sensazione di inaffidabilità. Si distrugge con poche battute un patrimonio di credibilità che il presidente della Repubblica e il premier hanno rimesso insieme come in un puzzle, ricucendo o cominciando a farlo, la tela rammendata e lisa di una nazione allo sbando e quasi paga di esserlo, tanto da rifiutare ogni stabilità ed ogni equilibrio possa garantirla nel suo insieme.

La sensazione tattile è che tutto sembra ritornare ai tempi dei governi di emergenza balneari dove il tempo delle vacanze coincideva con i dibattiti interminabili e fuorvianti, una sorta di cortina fumogena, che ci portava poi ai nuovi equilibri dell’autunno o alle crisi definitive.

Ma l’Italia di oggi, pur con le tante positività dei suoi lavoratori, dei suoi imprenditori, le cose buone che emergono dalla società, come anche le molte criticità, è un paese malato e piuttosto gravemente. L’uscire da questa condizione non può essere ridotta solo a ricevere qualche aiuto da fuori, sostegni internazionali a questo o a quello. Quel che si richiede è chiarezza all’interno, consapevolezza delle condizioni reali, non bizze e tempeste da ombrellone che, in autunno, potrebbero divenire turbini e uragani!

Le prossime ore, giorni e settimane, daranno una fotografia di dove stiamo andando. Il capo dello Stato, senza intervenire sui giochi politici, è già al lavoro per ricucire quello che si può e per ricreare condizioni di stabilità ed equilibrio, il premier non politico ma politicamente preveggente ha già posto dei paletti verso governi senza il M5S.

La fiducia richiesta sul Dl Aiuti ha fatto da detonatore alla crisi grillina e mostrato senza ombra di dubbio che gli interessi di chi è ancora nel movimento non sono più quelli degli italiani, ma solo di una parte e neppure tanto grande del paese. Lo scalmanato e descamisado agitarsi del suo leader mostra fuori di ogni dubbio che la tela dei pentastellati è irrimediabilmente rotta e che, pur di provare a rammendarla senza costrutto, i grillini sono pronti alla famosa frase: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Solo che Conte non è Sansone e che i cosiddetti filistei sono tutti gli italiani che, in maggioranza schiacciante, ormai stanno lasciando i lidi grillini cercando, dopo anni, una nuova possibilità politica in un ambiente asfittico, incapace di trovare una vera squadra!

Di fronte a questa crisi totale di quella che fu, sino a qualche mese fa, la più grande forza parlamentare del paese, abbiamo il Pd che come se fosse su un altro livello, guarda gli altri come scolaretti bizzosi, dimenticando che la sua stessa incapacità di rappresentare compiutamente la sinistra o la parte progressista del paese è all’origine di quanto accade e che fumose teorie come quelle del campo largo si stanno sciogliendo come neve al sole.

Al centro è il solito arcipelago senza leader e senza rotta ma pieno di rotte e di piccoli leader, non convergenti. Dove l’unico perno sempre più traballante è Forza Italia con i suoi problemi storici e, potremmo dire, di esistenza. Poi gli altri. Fratelli d’Italia per la quale che arrivi la crisi e si mostri al voto la sua forza è solo una direzione positiva, ma anche qui incurante di chi e come potrebbe rappresentare gli italiani. E poi la Lega di un Salvini frastornato e non pago di papeete vari da piazzare qui e là come funambolo, cercando di riprender la scena.

Quello che accade sotto i nostri occhi è pura follia, azzardo senza carte giuste, salto nel vuoto senza protezioni. Il governo non ha alternative o meglio, ne ha quante sono i partiti e le forze politiche presenti negli emicicli. Dunque troppe alternative, nessuna alternativa.

Intanto il tempo passa, i provvedimenti necessari languono, le conventicole aumentano e la confusione anche. Ancora una volta, povera Italia!         

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