La parola della settimana: Roulette

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Nello scrivere queste note si è posto il dilemma di parlare di “azzardo” o di “roulette” che dell’azzardo può essere strumento.

La riflessione ha portato a scegliere il secondo termine perché, vertendo nell’attuale situazione del paese dal punto di vista politico dopo la crisi e le dimissioni del premier Draghi, occupandosi del prossimo voto politico che dovrebbe far capire dove sta andando l’elettorato al termine di una legislatura -che definire arcobaleno è riduttivo- è apparso evidente che in un paese democratico il ricorso alla volontà popolare è un diritto/dovere del cittadino e dunque un contraltare della politica politicante. Associare il termine “azzardo” al voto apparirebbe ingeneroso nei confronti del popolo italiano e del suo diritto di esprimersi alle urne. 

Detto questo, si è optato per il termine roulette, meno direttamente connesso, ma chiaramente indicativo dello scenario nel quale la politica ha posto il paese nel bel mezzo di un’estate torrida dal punto di vista meteorologico, politico, internazionale e chi più ne ha più ne metta.

Partiamo allora come di consueto dal dizionario Treccani che indica come roulette, il piatto girevole, usato per un gioco d’azzardo, denominato anch’esso roulette. È diviso in 37 vaschette alternativamente colorate di rosso e nero, tranne una di colore verde e contrassegnate da altrettanti numeri (dallo 0, cui è riservato il verde, al 36). La roulette è inserita in un tavolo ricoperto di panno verde sul quale, a sinistra e a destra sono disegnati i settori riservati alle puntate . Il gioco consiste nel lanciare una pallina sferica lungo la parete del piatto; la fine della corsa della pallina entro una delle 37 vaschette determina il numero vincente.

Ci fermiamo a questa ampia definizione, senza scendere in particolari tecnici che poco attengono a quanto si sta affrontando.

Per completezza analizziamo anche il termine lasciato in disparte per comprenderne meglio il valore. Azzardo, dunque. Discende da francese hasard che a sua volta è dall’arabo volgare az-zahr  letteralmente «dado». Ed in origine fedele alla realtà, di gioco di dadi si tratta che si svolge fra un “banchiere”, ovvero il gestore del banco e vari giocatori; stabilita la posta, il banchiere getta i dadi per fissare i punti da tenersi dai giocatori e quelli del banchiere; se, durante lo svolgimento del gioco, i dadi scoprono un punto assegnato ai giocatori, questi perdono. Per estensione il vocabolo indica il rischio, il cimento , un atto temerario o comunque pericoloso. Il termine è stato sempre utilizzato in relazione a giochi di fortuna e probabilità, nonostante la tendenza di alcuni a sistematizzare il meccanismo quasi a prevederne o pensare di farlo, il risultato. Giochi nei quali ricorre il fine di lucro, e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria, l’abilità avendovi importanza trascurabile. Ancora come azzardo si parla anche di caso, cioè avvenimento fortuito non prevedibile. 

La riflessione a cui porta quanto precede è che l’opportunità democratica di sapere cosa pensano gli italiani dopo anni perigliosi, segnati anche da un blocco di due anni per la pandemia, è certamente un dato positivo. Allo stesso tempo, pensare di farlo nel mezzo di una tempesta perfetta, portando il cittadino ad esprimersi mentre è ancora impegnato nella coda della vacanze, appare questo sì un azzardo, un gettare la pallina o i dadi a seconda di cosa si uitlizza e …. vedere l’effetto che fa! 

La responsabilità di tutto questo non ricade certamente sull’arbitro, il Quirinale che, con rispetto assoluto delle regole democratiche e con rispetto aritmetico dello scenario previsto, ha fissato le elezioni in modo inequivocabile e senza ripensamenti, ponendo quanti hanno provocato per stupidità, per calcolo o per furbizia, la crisi di fronte al dato ineluttabile dell’andare al voto anticipato a pochi mesi dalla conclusione naturale della legislatura e nel bel mezzo dell’applicazione rigorosa degli interventi previsti dal Pnrr!

Quello che traspare nelle righe è dunque la follia di aver interrotto questo cammino in modo pretestuoso, per calcolo di partito o di movimento, impedendo di dare una lezione memorabile ai riottosi e agli inconcludenti.

O forse il calcolo fatto è quello che, dopo la salita della montagna, ora sul pianoro, ci si avvia ad un lento declivio nel quale le risorse europee e quelle messe in campo cominciano a produrre i loro benefici effetti. Allora lasciare che questa fase positiva potesse essere attribuita ad uno soltanto, a colui che per diciotto mesi ha rappresentato al meglio il paese e lo ha riportato al rispetto internazionale, deve essere apparso anche questo un azzardo suicida. Meglio accapigliarsi nelle urne, fornire come già sta accadendo al paese uno spettacolo a dir poco irriguardoso per le difficoltà degli italiani, prendere le misure degli altri, attaccare e accusare senza ritegno, ricreare situazioni di stadio dove va a farsi benedire ogni pacata analisi del reale. I

n questo quadro bene ha fatto il premier a indicare come irrevocabile il suo lasciare palazzo Chigi e gestire quelli che si indicano affari correnti che non lo sono per nulla essendo straordinari come la situazione nella quale ci dibattiamo. 

Ora, nella più confusionaria delle situazioni, nell’assenza di un reale obiettivo chiaro e definito da parte di ognuno degli attori politici che già ci ammanniscono le loro verità, i loro programmi mirabolanti, l’italiano, come sempre, si troverà solo nel segreto dell’urna ad immaginare un quadro politico capace di togliere il paese dall’attuale scenario a dir poco preoccupante! Speriamo bene! Ma con poche speranze reali!

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