Il rischio dell’“invenzione” dell’elettrotecnico.

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Un panorama distopico quello che la politica appare oggi al Paese 

“Era il … 38 luglio e faceva molto caldo, quando all’elettrotecnico venne una grossa idea …”! Oltre quaranta anni fa, quasi mezzo secolo fa, l’ironia surreale di un complesso musicale fatto di musicisti e parolieri di fama alle prese con un divertimento e un sostanziale scherzo, fatto però di saggia analisi e di compassata capacità di guardare la realtà, descriveva in modo demenziale la vicenda di un artigiano, appunto l’elettrotecnico, che forse per dare senso alla propria vita sempre eguale e monotona, si fece venire un’idea, appunto una grossa idea.

Quale che fosse sarà interesse di chi legge consultare quanto dizionari e la rete ricordano di quel gruppo e scoprirà nella sua interezza la folle corsa che ne deriva verso l’ignoto. A noi invece trarre spunto da questo inizio indefinibile, insensato ma tutto sommato tremendamente logico, per provare a descrivere come ogni settimana la realtà quotidiana del nostro paese. E questo tra la politica, l’economia, la pandemia, le vacanze e via discorrendo.

Ora quello che si prova è certamente l’atteggiamento disorientato che si ha dinanzi a quelle storie, a quelle serie in voga in questi anni, che propongono la realtà umana ma in modo distopico, come se la mancanza di senso dell’agire di oggi in ogni direzione potesse proporre una infinità di possibili evoluzioni, anche contro la logica, la reale condizione e chi più ne ha, più ne metta!

Inevitabile dopo questa premessa, analizzare con la lente che ci fornisce, quanto accade intorno a noi. La prima cosa da fare è capire che cos’è la distopia. Leggiamo la definizione: “previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa)”. Detto questo si potrebbe dire “detto tutto”. Eppure, è opportuno andare avanti nella riflessione.

Sistema politico italiano

Il sistema politico italiano, quello concreto non quello previsto dalle norme costituzionali, è un insieme di distopie createsi e moltiplicatesi nel corso degli anni, quando non si potevano mutare fronti politici o poi quando questi fronti hanno cominciato a muoversi. Oggi questo movimento ha raggiunto il massimo e quindi abbiamo di fronte uno scenario fatto di mille scenari possibili, dove ognuno può contraddire l’altro e dove le certezze durano lo spazio di un mattino … e dipendono spesso da come ci si sveglia al mattino!

Il punto più critico di queste distopie è certamente la parabola dei cinquestelle arrivati quasi per caso al governo del paese, privi di linea politica, ricchi solo di ribellismo, ma confuso e non chiaro neppure ai suoi guru, tanto è vero che quello che è accaduto e accade mostra evidente l’incapacità di pensarsi politicamente … e quindi il pendolo ha cominciato a muoversi furiosamente come il suo leader che appare spesso come la famosa mosca nel bicchiere. Una carenza, un vuoto che persino a coloro che non hanno mai avuto simpatia per il movimento, pone però alcuni interrogativi, sapendo che il vuoto in politica come spesso si dice non esiste e che dunque l’eclisse di qualcosa porta con sé i germi di quello che potrebbe apparire dopo. 

Di distopia in dispotia

Di distopia in distopia e seguendo il ragionamento abbiamo di fronte due universi paralleli e opposti. La sinistra e la destra, o la destra e la sinistra! Ricordando la domanda canora di Giorgio Gaber su cosa sia l’una e cosa sia l’altra, proviamo a portare un po’ di serenità interpretativa. Quella che viene definita destra è fatta di due movimenti identitari, la Lega e Fratelli d’Italia divenuti quasi per caso alternativi forse più su basi geografiche che politiche. Una foto che riporta molto indietro, quasi a trent’anni fa dove la prima era una ridotta nordica e i secondi, la solita espressione nostalgica o meno, rinserrata nel suo fortino storico. Oggi le cose sono mutate e molto, ma nei fondamentali vi è sempre l’impossibilità di fare a meno della parte moderata di Forza Italia per divenire spendibili a livello politico, di governo ed internazionale. Mutatis mutandis, dunque, un quadro che definire distopico è poco. 

Dove però la distopia raggiunge la sua vetta è a sinistra. Qui il Pd, ormai abbonato ad una forza contrattuale anelastica si sposta ora da una parte ora dall’altra, per meglio dire oscilla, tra la sinistra sempre ideologica, settaria, inconciliabile con il Pd stesso, ora verso quella galassia più moderata e legata alla visione costituzionale che il Pd persegue, purtroppo spesso con la spocchia di chi vuole rappresentare il vessillo della governabilità e dunque arrogandosi il diritto di dare patenti, riconoscimenti o pagelle di democraticità, di affidabilità e così via. Una banale analisi del paese, di quello che gli italiani pensano, anche dalle loro parti, porterebbe ad una saggia posizione costruttiva, alla capacità di ampliare il proprio orizzonte senza rinunciare per questo a ciò che si vuole distintivo. Fino ad ora e l’abbaglio del campo largo lo dimostra in modo plastico, questa analisi risulta carente e fa trasparire il vizio di origine del partito: tra la ortodossia ex comunista e la flessibilità non certo accogliente della parte cosiddetta cattolica. Un mondo difficile dove la distopia e l’impossibilità di essere normali hanno condotto non solo il partito, ma il paese verso le navigazioni perigliose di questi decenni ed ora impongono nuovamente di capire che cosa si vuole essere, con chi se necessario, e perché! 

Non è necessario farsi venire idee, grosse idee, ma guardare la realtà in faccia, senza preconcetti e ideologie! Altrimenti la sorte potrebbe essere quella del famoso elettrotecnico per conoscere la quale si invia ancora una volta a passare qualche minuto alla ricerca del testo di quella singolare canzone di qualche decennio fa!

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