Istanbul: si dà fuoco, ma la gente intorno scatta solo dei selfie

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Una indifferenza che troviamo purtroppo in tutto il mondo

La notizia anche se di qualche settimana fa è, a dir poco sconvolgente, e lascia nel lettore un senso di tragedia e di orrore oltre ogni limite: un uomo – raccontano le agenzie – in peno centro di Istanbul, nella zona turistica della Torre Galata, si è dato fuoco per motivi al momento ancora sconosciuti, ma certamente doveva avere una forma di depressione assai acuta per arrivare a questo gesto così drammatico. 

Chi ha avuto la ventura di vederlo prima dell tragedia ha raccontato che l’uomo dava l’idea di una grande angoscia, camminava ricurvo con lo sguardo a terra e portava con sé una tanica che si è scoperto solo dopo essere piena di benzina. 

Con molta calma e freddezza si è posto al centro della strada, poi ha cominciato a versarsi tutto il contenuto della tanica addosso e, un attimo dopo, ha acceso un fiammifero. 

È bastato un attimo e le fiamme lo hanno avvolto come un tizzone ardente tra le urla del povero disgraziato. Per alcuni minuti nessuno, tra tanta gente che, a quell’ora, affollava la strada, ha fatto nulla, anzi qualcosa in realtà hanno fatto coprirsi di vergogna. 

Intorno all’uomo ben presto si è riunita una piccola folla con tanto di cellulari per farsi il selfie, fotografando la tragedia da molti punti di vista. Alcuni, perché la vergogna spesso non ha limiti, hanno girato addirittura un breve filmato, sempre con il cellulare, e subito messo in rete sui canali social. 

Nessuno che sia intervenuto ad aiutare il povero sventurato; solo un giovane è uscito da un bar con un estintore e lo ha letteralmente scaricato sulle fiamme che avvolgevano l’uomo, salvandogli la vita, almeno si spera.

Solo dopo alcuni lunghi e interminabili minuti è arrivata l’ambulanza per prestargli le prime cure e per portarlo in ospedale.

Ciò che lascia il classico “amaro in bocca” davanti a episodi del genere è certamente, prima di tutto, il gesto di questa persona che ha trovato il modo più doloroso per togliersi la vita e dall’altro la miseria umana di coloro che hanno preferito non perdere tempo ad aiutarlo, filmando e fotografando l’avvenimento. Non solo. Come si vede dai filmati, addirittura, costoro ridevano contenti di poter essere presenti a un fatto così drammatico che di certo non capita tutti i giorni. 

Dobbiamo renderci conto che c’è un virus che circola nel mondo assai più grave e venefico del Covid che si chiama indifferenza davanti alle tragedie piccole o grandi che accadono ogni giorno nelle nostre strade. 

Tornando in Italia, leggevo di una lite scoppiata tra alcune ragazze minorenni uscite da scuola, forse per motivi di gelosia, hanno circondato una ragazza e tra schiaffi, pugni, sputi insieme a parole irripetibili, si sono vendicate di questa loro “nemica”. Il tutto, anche in questo caso, ripreso da molti loro compagni di scuola che, sfoderando  i loro cellulari, hanno ripreso la scena truculenta senza che alcuno sentisse, quanto meno, il dovere civico di intervenire per salvare la malcapitata davanti a queste “belve” le quali, non contente di ciò, si sono pure vantate davanti ai tanti filmati dei loro compagni, ovviamente già in rete, della loro bravata.

Questi, purtroppo, non sono casi unici. Sempre più la cronaca ci racconta di fatti drammatici dove sembra quasi che queste persone armate di cellulare siano sempre come in attesa di un buon pasto o meglio di una tragedia per poterla raccontare. Certo fa paura una generazione che cresce con questi valori inesistenti, dove ognuno è sempre più solo e, come titolava Primo Levi nel suo celebre libro “Se questo è un uomo” anche noi dovremo domandarci se costoro sono ancora esseri umani.

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