La parola della settimana: Sarabanda

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Più il tempo trascorre e si avvicina l’appuntamento elettorale anticipato e più si rafforza la sensazione di una grande agitazione complessiva, senza che sia possibile percepire quel che accade e soprattutto verso quale direzione si stia muovendo il mondo politico nazionale.

Il tutto con la precisa convinzione che ci troviamo ad un bivio sul quale non avremmo dovuto trovarci in questa fase difficile di transizione sia economica, che internazionale, che sociale. Ecco perché si va alla ricerca di termini che in qualche modo ci facciano interpretare questa stagione senza capo né coda nella quale siamo costretti a scegliere tra opposti schieramenti l’un contro l’altro armati e con agende divergenti e contraddittorie fatte di slogan semplicistici ma vuoti di significato dinanzi all’emergenza in corso, alla realizzazione del PNRR che non permette né ripensamenti né modifiche di percorso, pena la perdita di quelle risorse per le quali il governo, del quale molti facevano e fanno ancora parte, era riuscito ad ottenere attraverso una trattativa europea facendo comprendere agli altri stati quale fosse lo sforzo enorme che doveva affrontare il paese per  fronteggiare il futuro.

La parola che questa volta ci viene in mente è “sarabanda”. Un termine dall’etimologia incerta ma di probabile derivazione spagnola, pure sia detto senza pretese dottrinali, con qualche reminiscenza araba. Il riferimento primo che il dizionario fa su questo vocabolo è quello di una danza e di un’aria di danza, forse di origine orientale, affermatasi nella Spagna nel secolo sedicesimo. Il suo movimento, su un ritmo ternario, fu dapprima allegro, in seguito assunse un carattere più sostenuto fino a divenire grave e lento, e con questo carattere entra alla fine del sec. 17° a far parte della suite e in genere di composizioni strumentali in più tempi con compositori come Corelli, Bach, Händel. 

In un senso concettuale estensivo che in sostanza riprende il tipo di melodia propria, si parla di una successione rapida e disordinata di cose o elementi fra loro diversi, in genere accompagnata da forte rumore (significato, questo, sul quale la parola ha certamente esercitato un’influenza fonosimbolica.

L’espressione si usa ad esempio per definire il clima festivo, come quello del Capodanno, o del Carnevale, oppure per indicare il senso complesso di gioia e di libertà che spinge ad azioni eccentriche fatte di azioni, di suoni, di voci che possono variare dall’euforia alla vera e propria eccitazione. In senso altresì più generico, si pensa ad esempio a confusione chiassosa, a movimento scomposto e disordinato. Facile e immediato, ad esempio, parlarne rispetto ad un traffico cittadino privo di ordine e di senso. 

Ecco, il punto, privo di ordine e di senso. Ogni attore politico ha certamente la sua idea del da farsi, più o meno chiaramente la visione di insieme di quanto vuole proporre quale agenda di governo, di amministrazione, di politica estera o di scelte economiche. Solo che il combinato disposto se così possiamo esprimere lo status di insieme di parole, idee, suggestioni, attacchi, difese, di alambicchi mentali, di slogan puri e semplici, se guardato in filigrana attraverso l’analisi di ogni partito, di ogni movimento, di ogni lista anche cosiddetta di disturbo, ci manifesta senza ombra di dubbio proprio il senso confusionario, di affastellamento scoordinato che è proprio del significato più istintivo della sarabanda. Ovvero l’assenza completa di indirizzo, di indicazioni comprensibili, di visione complessiva in primis del paese, poi dei suoi problemi.

Cosa ci si aspetterebbe da una classe politica alle prese con una stagione sociale di gravi difficoltà economiche, piegata da una condizione sanitaria soltanto in parte superata, da una guerra localizzata geograficamente ma con implicazioni sistemiche sullo stesso equilibrio mondiale? Qualche semplice analisi fatta di parole chiare, di obiettivi concreti, di convinzioni sedimentate. Inutile dire che tutto questo non si ritrova né in forze storicamente organizzate né in quella galassia di posizioni personsalistiche, di partiti persona e così via di confusione in confusione. 

Se si dovesse trarre un commento dall’analisi complessiva potremmo tranquillamente affermare che il mondo che ci appare è rovesciato o sbilenco quanto meno. Con forse di sinistra fermamente convinte di essere contro l’aggressore, ma non tutte e non completamente. Con forze di destra che flirtano con “amici” di esso aggressore, in un tripudio di affermazioni che sembrano persino di sinistra ma vengono dalla destra e altrettante che provengono dalla destra ma corrono il rischio di sembrare di sinistra. Il tutto poi se questi due concetti fossero chiari soprattutto a chi ne parla e con le implicazioni ideologiche o politiche conseguenti. 

Una sarabanda, dunque, un andare e un venire tra riferimenti storici e loro negazioni, il tutto con il senso e il modo di porli di chi non sembra conoscere bene la storia, il suo dipanarsi, la sua analisi critica e mutua frasi fatte, concetti consunti, comportamenti anche di ostracismo che non hanno più e da molti decenni senso storico e politico ma sono solo il misero retaggio di stagioni ben più significative ed importanti dove il cammino della Storia, con la S maiuscola ci ha permesso di arrivare laddove siamo ora, come paese e come mondo, con tutte le contraddizioni ma anche con tutte le aspettative di un’umanità che in troppi vorrebbero come sempre docile e prona al potente o al violento di turno!     

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