Morte nel bosco nuovo di Ludovico Del Vecchio

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Morte nel bosco nuovo 
Ludovico Del Vecchio
Noir Green
Elliot Roma
2021 
Pag. 253 euro 17,50

Modena. Maggio 2019. Martina Giovanna Corderato, insegnante al liceo artistico e pittrice, cammina disperata sotto la pioggia tra le piante del bosco di Verzedro, creato da un uomo di mare, Ziguela, il genovese arrivato per vivere l’ultimo periodo della vita in quel paesino a nord di Modena, ora proprietà del suo compagno Sauro, il magro fattore. Non riesce a rimanere incinta e non si capisce perché. D’improvviso quel pomeriggio vede un corpo appeso ai rami di un albero smisurato, la Grande, sembra impiccato, fugge. Sauro accorre, si tratta di un inquietante fantoccio, la rassicura, non è il primo che lui trova e si preoccupa dell’uomo che si aggira lì attorno, a lei non dice nulla. Nel frattempo, Jan De Vermeer, poliziotto di volante, italo-belga, un metro e ottanta per ottanta chili quasi di soli muscoli (faceva arti marziali), vaga per casa; sono assenti Anna e la piccola Alina quando il questore lo chiama per accorrere a Villa Stresa dove il commendator proprietario ha trovato un inquietante murale dipinto sulla recinzione (firmato “L’oste”), una strage di querce castagni pioppi, alcuni degli alberi maltrattati in città anche dalla pubblica amministrazione (responsabile di sbagliate capitozzature). Poi c’è chi dipinge figure di bimbi, altrettanto inquietanti. E altri rubano pioppi. D’altro canto, in carcere il felice serial killer (di cattivi) Alberto Bacenigo riceve dai magrebini (che lo proteggono e aiutano) l’incarico di uccidere un detenuto giovane che corre veloce, non sa come sottrarsi e vorrebbe proporre un libro a quattro mani al professore che insegna arboricoltura a Firenze e nel mondo. Sauro trova oscuri quaderni di Siguela, qualcun’altro trama, qualcuno minaccia, qualcuno cerca vendetta, qualcuno allude, qualcuno investiga. Le storie si intrecciano e avviluppano, molto ruota intorno al regno vegetale.

Il medico veterinario e scrittore Ludovico del Vecchio (Modena, 1957) prosegue l’originale cruenta odorosa serie di romanzi verdenero o green thriller, giunta alla quarta avventura (dal 2017), in parallelo con saggi di botanica. I protagonisti sono tanti e la narrazione è in terza molto varia, pur se il perno è il poliziotto, visto il genere. Jan è un ecologista militante che ha interrotto gli studi di veterinaria (ora innaffia pure arbusti al mitico Parco della Repubblica) alle prese con esperienze collettive che all’ecologia si richiamano (Movimento delle Foglie, tree climbers): c’è chi vuole morti i boschi e chi li rinnova (da cui il titolo).

Jan ha la Multipla per girare e la Legnano per pensare: prima o poi tornerà dal Maestro. Jan ha un capo e un questore acuti e comprensivi, a loro modo: segreti e dolori riguardano tutti. Jan ha il compagno di volante Bellini, miglior pilota e tiratore delle volanti della città, che vorrebbe forse trasferirsi a Roma per seguire Irma: gli affetti pubblici e privati sono nodi inestricabili di cortecce (morte e vive). Le storie ci sono, spesso sagge; l’intreccio giallo noir pure, talora troppo sincopato e non perfettamente ritmato. Il romanzo è godibile e impariamo molto sulla corretta gestione di rami e alberi, sui movimenti e sulla straordinaria atmosfera delle piante (esergo della seconda parte con Darwin). A un certo punto Sauro e Martina non possono che bere vino bianco australiano. Aspettando Cecilia e lavandosi bene in cella, Alberto canta una musica e nella mente scandisce silenziose parole di Édith Piaf.

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