La parola della settimana: Equilibrio

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Significato della parola sul piano politico e della vita nazionale.

Al di là del significato più proprio della parola equilibrio in termini scientifici, biologici e via discorrendo, è evidente che il valore fondante sia quello di saper rimanere in una data posizione non necessariamente definitiva ma coerente con le proprie caratteristiche e con la propria identità.

Ecco allora che se trasferiamo questa spiegazione base nel proscenio della nostra vita politica e di un paese con molte criticità da affrontare e alle prese con un appuntamento elettorale anticipato e tutto sommato subito dai cittadini, il vero vocabolo dovrebbe essere il suo esatto contrario, squilibrio, quale sinonimo di instabilità. Tuttavia, per un elementare senso della misura occorre guardare al suo valore positivo per così dire. 

Allora cominciamo come sempre dal nostro dizionario che dedica largo spazio a questo termine. La derivazione latina è comprensibile e intuitiva e vuole significare un senso compreso tra aequus ovvero equale (pensiamo alla parola italia equo) e libra, ovvero bilancia. Dunque, l’equilibrio si identifica in una posizione eguale della bilancia per così dire. Come ben sappiamo dalle vecchie bilance è il modo nel quale si misura il peso di un oggetto mettendo in posizione eguale la materia oggetto della misura e il peso corrispondente ad indicarne il valore effettivo. Questo come si comprende bene al fine di indicarne un prezzo o una misura economica.

Per il dizionario “equilibro” indica lo stato di quiete di un corpo. In questo ambito, se nella meccanica può essere inteso come statico ovvero risultato di una perfetta eguaglianza tra le forze che lo interessano, oppure dinamico ovvero capace di mantenersi nello spazio e nel tempo. Può essere anche stabile o instabile a seconda che, perturbando anche di poco le condizioni del corpo, esso tenda o no a ritornare nella posizione di partenza; ancora indifferente, quando ogni possibile posizione del corpo è di equilibrio; elastico quando, applicando ad esso un sistema di forze esterne equilibrato e sensibilmente costante nel tempo, le tensioni interne non superano il limite di elasticità. Più in generale, condizione per la quale un corpo (anche il corpo umano) sta fermo per un compensarsi delle azioni che su di esso si esercitano, o, anche muovendosi, conserva un suo determinato assetto. 

In aeronautica, si parla di equilibrio di un aeromobile in volo, quando è nullo il momento, rispetto al baricentro, di tutte le forze applicate, così che il volo si realizza in condizioni di regime.

In marina, a vela è quello che si raggiunge facendo in modo che il centro di pressione delle azioni del vento sulle vele non resti né troppo a prora (che darebbe una nave eccessivamente «poggiera») né troppo a poppa (che darebbe una nave eccessivamente «orziera»).

Più in generale nel linguaggio scientifico – dice il dizionario – per lo più con opportuna specificazione, indica una situazione particolare di un sistema, caratterizzata dalla costanza nel tempo di uno o più parametri inerenti allo stato del sistema, così da escludere il prodursi di determinati fenomeni. Naturalmente non se ne può fare a meno in meteorologia dove ogni squilibrio si manifesta in fenomeni.

Saltando alcuni passaggi possiamo parlarne in termini economici ovvero indicando la posizione ideale, in pratica mai realizzabile compiutamente, nella quale, date determinate condizioni iniziali, un individuo o una collettività, agenti come enti economici, possono conseguire il massimo di utilità soggettiva. E veniamo all’equilibrio politico, ovvero a quella concezione e metodo di politica internazionale, che costituisce quasi la spina dorsale della diplomazia moderna e che consiste nell’equilibrare o riequilibrare le forze delle grandi potenze in modo che nessuna di esse prevalga decisamente sulle altre; anche in senso più generico. 

Se trasferiamo questo ultimo significato alla vita nazionale abbiamo una medesima considerazione: il valore positivo dell’equilibrio tra le forze in campo sta nel non consentire una prevalenza eccessiva delle une sulle altre e nel creare condizioni per le quali chi si trova ad esercitare il governo delle cose non possa sentirsi troppo svincolato dal rapporto con il sistema nel suo insieme. Le degenerazioni passate e presenti (speriamo in futuro sempre meno) tra queste forze interagenti hanno provocato e provocano come si vede ogni giorno, inutili scontri, guerre, devastazioni e un fardello di vite inutilmente spezzate.  

Nel caso del nostro paese (anche se appare uno status dinamico contagioso anche all’estero) è evidente uno stato permanente di squilibrio sistemico, una non accettazione democratica degli avvenimenti e quindi da una parte la spinta ad esercitare il potere contro o per contenere qualcuno, dall’altro l’equale spinta a rovesciare questa situazione a proprio vantaggio! Un quadro non proprio confortante per il quale occorre dare fiducia al senso di equilibrio degli italiani! E sperare!

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