La parola

La parola della settimana: Affidabilità

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Se ne fa un gran parlare e se ne è fatto in queste elezioni e nella strana e brevissima campagna elettorale, ci riferiamo all’affidabilità. Nel dizionario si fa riferimento al termine tecnico come traduzione dall’inglese reliability), ovvero la garanzia che un impianto, un apparecchio, un organo dà di funzionare correttamente (equivale, quindi, a sicurezza di funzionamento e ad altre espressioni simili). Per estensione si parla di affidabilità di un sistema, di un metodo, di un piano di produzione, con riguardo alla maggiore o minore probabilità di portare a risultati concreti e positivi; riferito anche (spesso nella forma negativa, ossia non affidabilità) a imprese e attività commerciali, industriali, tecniche, a istituzioni, a servizî pubblici, a prodotti varî. 

Ancora si parla di affidabilità di regimi, di partiti e di uomini politici, talora nei confronti di tecnici e professionisti, in quanto riscuotano credito o fiducia, diano garanzia di serietà, di validità, di rispondenza alle attese, e simili. Allo stesso tempo la probabilità che un impianto, un apparecchio, un organoelemento o complesso, funzionante in condizioni operative determinate, conservi, dopo un tempo prefissato, le capacità funzionali per le quali è stato realizzato. Per un elemento qualsiasi è quindi la fiducia che si può riporre nel suo buon funzionamento in relazione a una variabile che ne rappresenti l’anzianità o la durata. Tale variabile può essere diversa per ciascun tipo di elemento o complesso.

Sino a qui, come sempre quello che il dizionario ci consente di comprendere sui vocaboli della lingua italiana. 

Quello che interessa la nostra riflessione in collegamento con la questione politica nel nostro paese è cosa si intende e cosa si vuole indicare con il termine in questione. Un busillis non di facile risoluzione in un paese dove per decenni i rapporti tra i cittadini e la politica si sono sviluppati attorno a concetti ed elementi ostativi che facevano riferimento proprio alla affidabilità, in termini democratici, costituzionali. Un duro confronto nato all’indomani della fine della seconda guerra mondiale e sulle ceneri del regime fascista e degli immensi danni provocati allo stesso tessuto nazionale. 

Da qui per quasi ottant’anni una parte del paese è stata vista come legata a quella storia disastrosa e per lo stesso tempo ha avuto vigenza senza essere indicato in modo legale, una sorta di ostracismo. Nei primi anni del dopoguerra il limite era indicato dalla disposizione transitoria e finale della Costituzione per la quale “è vietata sotto ogni forma la ricostituzione del partito fascista”. Poi la politica ha avuto innumerevoli evoluzioni, e pur non rinnegando mai il legame ideologico con quel periodo ma via via inserendolo in una prospettiva storica e sempre meno politica, l’area di quello che fu il Movimento sociale e poi Alleanza nazionale, si è modificata e passando attraverso l’alleanza con Forza Italia e le diverse fasi di  questo movimento è approdata a Fratelli d’Italia, tentativo ultimo di dare dignità politica ad una destra di governo, come spesso si è sentito dire da più parti. 

L’affidabilità ha dunque cambiato prospettiva e il voto degli italiani ha messo oggi in evidenza che a questa destra che si vuole di governo, viene data la possibilità di assumere la responsabilità del paese. Un mutamento che può essere definito epocale al di là di quelli che saranno i risultati. 

La campagna elettorale ha però evidenziato ancora una volta il vizio originario nel quale si è avviluppato da decenni il paese. La conventio ad excludendum di chi per decenni ha ritenuto di esercitare un ruolo di primazia e di sdoganamento nei confronti del sistema politico, passando per la guerra campale contro il berlusconismo e la deflagrazione della seconda repubblica. Un lungo inverno per la democrazia nel quale per combattere ed annullare un nemico il paese è stato tenuto in ostaggio e sballottato dagli attori in campo, in un senso e nell’altro.  

Il risultato di questo duello senza quartiere, ovviamente combattuto in nome della democrazia, ha portato il paese ad oscillare in una realtà politica senza più alcuna bussola sino ad arrivare, mentre la situazione economica e produttiva, il mercato del lavoro subivano danni struttutrali, alla scelta eccentrica del movimento cinquestelle. Da quel momento l’equilibrio politico se possibile ha perso ancora posizioni portando a governi su governi ed infine al tentativo di quello di unità nazionale guidato da Draghi. A questo governo si è opposto Fratelli d’Italia che ora ha visto crescere i propri consensi ed un’indicazione alla guida di un esecutivo di centro destra. 

Parlare dunque di affidabilità, nel nostro paese, è estremamente complesso. Possiamo dire che si va avanti per tentativi progressivi alla ricerca di nuovi equilibri, che qualche decennio fa si definivano più avanzati! 

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