Spaccare l’atomo in quattro, di Angelo Tartaglia

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Spaccare l’atomo in quattro. Contro la favola del nucleare
Angelo Tartaglia
Scienza
Edizioni GruppoAbele
2022 
Pag. 92 euro 12

Il nostro pianeta. Fattori biotici e abiotici. L’energia ha da sempre un ruolo fondamentale, è come una sorta di fluido vitale indispensabile per alimentare tutte le trasformazioni e manipolazioni della materia alla base del nostro sistema produttivo e della nostra economia. In un sistema che si pretende di far materialmente crescere occorre un flusso anch’esso crescente di energia, che dobbiamo prelevare dall’ambiente circostante. Solo che: non esistono né possono esistere fonti illimitate di energia né nella quantità né nella durata; le uniche fonti energetiche di lunghissima durata (solare e geotermica) sono esterne al nostro mondo (considerando esterne anche la profondità della Terra); è possibile convivere a tempo lungo e indeterminato con gli effetti collaterali delle trasformazioni di energia (i principi della fisica, conservazione ed entropia) solo quando è possibile scaricare gli effetti all’esterno e questo dipende dal fatto che la fonte a cui si ricorre sia anch’essa esterna al sistema e il flusso di energia sia più o meno costante (non in perpetua crescita). Il nucleare viene chiamato in causa per il suo (forse effettivamente scarso) contributo alle emissioni di gas climalteranti, tuttavia non è una soluzione, attenzione alle fake news! Il nucleare non è pulito e non è sicuro; produce comunque forti rischi per la sicurezza e gli ecosistemi; l’eliminazione delle tante scorie non è problema risolvibile; l’alternativa dei piccoli reattori per produrre idrogeno è irragionevole e diseconomica; l’intreccio fra civile e militare è storico e strutturale; esistono alternative certamente migliori. La guerra scatenata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina non cambia questo acclarato scenario e non può motivare la scelta di lasciare in secondo piano l’emergenza climatica.

Il grande fisico in pensione Angelo Tartaglia (Foggia, 1943), piemontese d’adozione, ingegnere nucleare, già ordinario di Fisica presso il Politecnico di Torino, prende di petto una questione d’attualità, quella che chiama la “favola” del ritorno al nucleare. Il suo breve aggiornato saggio spacca appunto “l’atomo in quattro”, ovvero prende in esame sinteticamente i principi fondanti della fisica e della termodinamica per sottolineare come l’invocata crescita perpetua delle quantità materiali non sia proprio possibile e come ora la fissione nucleare (come poi in futuro l’eventuale fusione) non possa comunque garantire energia illimitata e pulita. Il tono è colloquiale, diretto, narrativo. Non un trattato di note e appendici (ne ha scritti altri in passato), piuttosto una guida ad alcuni luoghi comuni nel mondo dell’informazione e della politica che rischiano di orientare (malamente) il futuro comune. Purtroppo, da una parte il nostro sistema economico globale, strutturalmente insostenibile, trae, e ha tratto anche in passato, vantaggio dalle sciagure, guerre comprese; dall’altra parte la dinamica contemporanea del clima, essendo il clima stesso, con l’intera biosfera, un sistema complesso, sta evolvendo verso un potenziale collasso. Così il nucleare viene talvolta da taluni rappresentato come un magico rimedio all’impossibile, mentre risulta nei fatti solo un modo per risollevare un settore economicamente in difficoltà mettendo in poche mani un’opportunità di grandi profitti a breve termine, garantiti da risorse pubbliche. Oltre tutto, ogni nuovo impianto nucleare, a parte l’uso bellico diretto, individua bersagli che la follia dei comandi generali di chi possiede armi (dittature e terroristi) potrebbe considerare interessanti, Meglio evitare.

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