Le lucciole e le lanterne

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Bandiere identitarie, problemi reali e scelte difficili  

Il più grave problema che affligge da sempre la nostra vita nazionale, l’evolversi della nostra democrazia, si può sostanziare in un’espressione plastica: guardare sempre il proprio ombelico e non quello che ci circonda. Siamo capaci di altezze inimmaginabili nell’analizzare e nel cercare di comprendere situazioni lontane migliaia di chilometri, sistemi agli antipodi, ma quando si tratta di porci dinanzi a quello che avviene a casa nostra, ecco allora che quella intelligenza prospettica, quella capacità di comprendere sembra bloccarsi, inaridirsi. Assistiamo così ad una sarabanda senza capo né coda dove ogni consapevolezza si affievolisce e tutto sembra ridursi a quello che abbiamo indicato come sport nazionale: guardare il proprio ombelico, senza nessuna capacità di uscirne fuori. 

Ecco allora che prende consistenza e forza un’altra espressione per descrivere quello al quale assistiamo nella vita politica quotidiana del nostro paese: lo scambiare le lucciole per le lanterne. Si tratta di un’espressione allegorica e idiomatica della lingua italiana che sta ad indicare un vistoso errore o la confusione di una cosa con un’altra. E anche utilizzata per indicare persone dotate di scarso “comprendonio”, ma è questo uso raro ed in disuso. L’espressione viene spiegata con il fatto che lucciole e lanterne illuminano entrambe, ma hanno caratteristiche e aspetto molto diverse tra loro. È quindi quasi impossibile scambiarle, nonostante il buio della notte. Di qui la possibilità di vistoso errore e di uno scambio certamente non augurabile.

In cosa consiste questo riferimento è presto detto. Il nostro paese si trova immerso nella vita europea ed internazionale dalla fine del tragico secondo dopoguerra segnato da divisioni e tragedie ma anche animato da un vitale bisogno di superare le difficoltà, le carenze che da sempre ne costituiscono la palla al piede per così dire. Appare allora quanto meno ingeneroso continuare senza spirito critico alcuno e con idiota determinazione a cercare di assoggettare ogni evoluzione del paese alle logiche divisiorie proprie di una stagione e di un mondo che è inevitabilmente alle spalle e del quale non esistono più le condizioni umane e storiche e questo nelle menti prima ancora che nelle stanche e stolide manifestazioni contrarie. 

Ecco perché il riferimento alle lucciole e alle lanterne diviene calzante. Il fatto che gli italiani con voto democratico chiaro abbiamo scelto una maggioranza di governo e non un’altra è un dato di fatto. Che il voto appaia in grado di garantire stabilità al nuovo esecutivo è anch’esso pacifico ma non del tutto se si pensa alle fibrillazioni evidenti e mai sopite nei confronti del partito della premier da parte degli altri due alleati. Si intende dire che la prevalenza del centrodestra è chiara ma non così granitica come certa pubblicistica vorrebbe insinuare. L’italiano medio ha cioè messo i suoi esponenti nella condizione di dimostrare le proprie capacità di guida del paese, dopo stagioni sospese, nelle quali per ragioni anche endogene si è vissuto con governi espressione teorica del paese ma senza vera legittimazione popolare. Ora che la legittimazione popolare è arrivata … apriti cielo! 

Avanzano allora e si manifestano tutti i luoghi comuni di sempre che hanno accompagnato la nostra repubblica dalla sua nascita e ne hanno condizionato il cammino. Il vero nodo allora è che cosa debba essere la sinistra o il centrosinistra in una realtà come quella che ci capita di vivere. E soprattutto è necessario che quanto accade nel paese sia vissuto nella sua reale dimensione e non nel comodo alibi dell’“uomo nero” che torna. Per chi scrive ed è abbondantemente oltre il cammino della vita ed ha vissuto all’interno della repubblica e della democrazia ma ha studiato e conosce il passato, la prima cosa intelligente da fare è non esorcizzare da nessuna parte questo passato e le sue spaventose contraddizioni e cercare di operare nel paese di oggi, a contatto con i problemi, le carenze, le contraddizioni di oggi, in un passaggio generazionale epocale, in una transizione tecnologica formidabile ed alle prese con i cambiamenti climatici e con tutte le paure e i nodi che essi comportano. Quanto accade ai confini orientali d’Europa è una tragica riapertura di una ferita che sembrava rimarginata, ma è una sorta di porta temporale che si è aperta su un passato che non si può e soprattutto non si deve ripetere. Così anche nella nostra quotidianità non possiamo sprecare tempo e denaro dietro fumisterie e ipotesi infondate ed infondabili.       

Le lucciole siano le lucciolee le lanterne le lanterne. Il sentimento di libertà e di democrazia non è un inganno prospettico, ma un elemento costitutivo del nostro essere una comunità. Prima delle idee e soprattutto delle ideologie, esiste il paese, il popolo italiano e nessun concittadino baratterebbe queste conquiste con illusorie e ipotetiche realizzazioni che vengono da un passato dove esse semplicemente non esistevano. Quindi l’unica cosa seria è lasciare alla storia e al passato le questioni ideologiche e questo da ogni parte politica e impegnarsi ad affrontare e risolvere i grandi problemi di oggi, le gravi contraddizioni di cui si sostanzia la nostra vita sapendo bene che le tragedie del passato sono la causa di molte difficoltà ancora presenti e che quindi l’imperativo è di andare oltre esse una volta per tutte, rifuggendo da facili ed illusorie certezze ma ben piantati nel presente! 

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