Morte Capitale: il caso Supino

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MORTE CAPITALE Roma è una città abituata al potere ed alle sue magagne.

Ne ha viste di cotte e di crude, è assuefatta a tutto, nulla più la scuote. E’ la città capitale ed ospita i sette vizi capitali con leggerezza, come non ne avesse il peso ma il vanto. Ora presenta un po’ di acciacchi ma non fa nulla. Ci vuole altro che possa far scandalo. E’ disseminata di buche. Tante bocche sdraiate per terra che chissà quante potrebbero raccontarne. Per questo non le chiudono. Non si sigilla la storia che viene dalla strada, la voce del popolo non va mai sopita del tutto. Ora vanno di moda i monopattini elettrici. In una buca puoi caderci dentro e sbucciarti mani e ginocchia. Se ti va male puoi anche lasciarci la pelle tutta intera. E’ accaduto ad un signore che faceva Supino di cognome. L’hanno trovato steso a terra in una pozza di sangue. E’ morto: neanche il gusto di poterlo rimproverare di essere ozioso o negligente, secondo il senso latino del suo cognome. E’ accaduto alla altezza di via Anapo.

Le targhe toponomastiche sono sempre troppo stringate, dicono troppo poco. Non dicono di Persefone che entrò nei capricci di Ade, padrone degli Inferi. Anapo, l’Invisibile, di combutta con la ninfa Ciane, l’azzurra, decisero di salvarla ma ebbero la peggio. Per punizione, Ciane fu tramutata in un affluente e Anapo in un fiume dal percorso tutto tortuoso attraversando, prima di scendere al mare, una valle detta di Pantano grande. Gran brutta storia.

La stessa dei Supino che si è impantanato in una fossa e ci ha lasciato la vita, anzi ha lasciato in vita 4 figli senza più il suo accudimento. Nulla di eccezionale. Ci vuol ben altro per commuovere Roma. Non si capisce cosa ci sia da soffermarsi su una notizia del genere. I soccorritori hanno trovato Supino in posizione arresa al destino avverso, acquiescente verso il futuro che già ha preso piede sul fatto. Un particolare merita nota. Non hanno trovato né il monopattino né il suo cellulare. Qualche anima misericordiosa passando da quelle parti ha pensato che la scena dovesse concentrarsi solo sul moribondo, magari già morto, senza sviare su altri particolari. Ciò che non è utile, non è essenziale. Un monopattino può sempre tornare comodo ad altri che sappiano condurlo con perizia a nuova vita, lungo percorsi ancora da battere. Un cellulare serve per comunicare. Sarebbe una violenza lasciarlo a chi non ha più respiro per mantenerlo all’opera. Supino è capitolato del tutto. Gli hanno negato anche il conforto dei suoi ultimi piccoli beni a presidiarlo, per sostenerne fino al possibile il trapasso e la memoria.

Roma è caput mundi: è generosa, offre il fianco ad ogni evenienza, si gira su un lato e ricomincia da ogni posizione e da ogni fine. Supino è un capitolo a parte.

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