La mia bottiglia per l’oceano di Michel Bussi

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La mia bottiglia per l’oceano 
Michel Bussi
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Giallo
Edizioni e/o
2022 (orig. febbraio 2020 Au soleil redouté)
Pag. 411 euro 18

Un paio d’anni fa. Isola Hiva Oa (316 km², massimo 1.213 mslm), Arcipelago delle Marchesi, Polinesia francese; a più di quindicimila chilometri da Parigi e seimila dal continente più vicino; il comune associa i due villaggi di Atuona e Puamau (circa 2.300 abitanti complessivi). Meglio capire dove siamo: verso il 1800 quando noi europei “scoprimmo” le isole vi vivevano 100 mila marchesiani (sacerdoti, guerrieri, contadini, scultori, danzatori, e così via); dopo un secolo di colonizzazione francese erano ridotti a 2 mila, causa saccheggi, massacri, malattie e tanti divieti imposti; da un trentennio vi è una parziale rinascita meticcia, anche culturale; ora sono circa 10 mila in tutto l’arcipelago, cui spesso si aggiungono moltissimi turisti. Meglio sapere dove si va se non è per vacanza: un bel dì arrivano alla pensione “Au Soleil Redouté” le cinque vincitrici (talora accompagnate) di uno strano concorso della casa editrice Servane Astine (la proprietaria) per un laboratorio di scrittura di una settimana, condotto dal famosissimo vendutissimo donnaiolo Pierre-Yves François, dopo una selezione fra 32.859 partecipanti. Sono la graziosa 30enne Clemence Novelle, che si sente vocata; Martine Van Ghal (70 circa), blogger belga; Farèyne Mörssen (40), severa comandante di commissariato a Parigi, con il coetaneo marito Yann Moreau, capitano di gendarmeria in Normandia; Marie-Ambre Lantana (40), esuberante spendacciona alcolizzata, con la figlia 16enne Maïma; Eloïse Longo (30), bella osservatrice malinconica (ha lasciato i due figli). I primi esercizi loro assegnati sono di scrivere un romanzo-diario battezzato “La mia bottiglia per l’oceano” e il proprio testamento ovvero la replica al quesito “Prima di morire vorrei…”, con la regola di “non mentire mai”. Dopo poco Pierre-Yves scompare e Martine viene strangolata con accanto le personali risposte. Non finisce lì, inutile aggiungere altro.

Il magnifico scrittore Michel Bussi (Louviers, 1965), professore universitario di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese, ha pubblicato dal 2006 una quindicina di divertenti corpose avventure, tutte senza protagonisti seriali, ambientate in originali ecosistemi biodiversi, non solo della sua regione, e appartenenti al genere giallo o policier o noir. Ben oltre la metà dei romanzi ormai sono tradotti in italiano: dopo una sporadica apparizione nel 2014, dal 2016 le Edizioni e/o alternano la pubblicazione delle novità con la proposizione dei primi romanzi oppure di opere inedite.

Au soleil redouté era proprio atteso; il titolo francese connesso sia alla chiusa isolata pensione d’ambientazione (dove tutti i clienti sono invitati a scrivere con un gessetto i propri desideri alla lavagna, come nel secondo esercizio) che al concreto timore del caldissimo sole equatoriale; il titolo italiano ai dattiloscritti dei cinque romanzi raccolti dallo scrittore (prima di scomparire) con la promessa di correggerli e divenuti poi con sofisticata maestria una delle opere effettivamente pubblicate dall’editrice (insieme ad altre due tuttavia, scoprirete quali e perché). La narrazione al presente è così prevalentemente in prima persona: cinque testimonianze, con i cinque diversi punti di vista su quanto sta accadendo, inframezzate dal diario in prima di Maïma e dalle azioni in terza di Yann, tutti e sette i principali protagonisti in scena fin dall’inizio (accanto a pochi significativi altri personaggi), un godibile scientifico ingranaggio “alla” aggiornata Agatha Christie (più volte citata). Bussi può non piacere (lo capisco), a me piace (come a milioni di lettori nel suo paese): sorprende (sempre meno e comunque non troppo, se avete letto altro di suo), intrattiene con ironia (e autoironia questa volta), manipola le regole del giallo (rispettandole ai giorni nostri), cura ciò di cui parla (argomenti e luoghi). Segnalo il nesso del metaforico doppio isolamento isola-carcere, a pag. 139, 185, 208. Ovviamente, in ogni angolo di quelle isole e di questa storia risaltano schizzi e note biografici di Paul Gauguin (transitato spesso in Polinesia, lì trasferitosi 53enne dal 1901 alla morte nel 1903) e Jacques Brel (lì vissuto per molti anni e sepolto accanto al pittore, dopo la morte nel 1978). Birra e rum, vino d’ananas, Piña Colada. Da visitare anche per mana e tiki, tatuaggi e perle, forse.

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