La parola

La parola della settimana: NERVOSISMO

• Bookmarks: 5


Getti la prima pietra chi non si è trovato in condizioni di nervosismo nella sua giornata, nel suo agire, nella sua vita? Chi lo nega nega l’evidenza, come ben sanno esperti di comportamento umani e sociali e persino illustri clinici alla ricerca delle ragioni delle reazioni umane sia di natura clinica che mentale. Cerchiamo allora di capire questo stato d’animo che nel suffismo “ismo” già denota come ben sappiamo qualcosa di negativo! 

Per il dizionario il termine indica una condizione di irritabilità e di tensione nervosa. Il nervosismo può apparire inspiegabile, lo si può moderare, trattenere, frenare oppure trovarsi nelle condizioni di non pterlo calmare. Più spesso, si indica conn questo vocabolo la sensazione, anche diffusa in più individui, di irritazione, di malumore, o di timore, di ansia. 

Dal punto di vista etimologico, la derivazione è diretta dall’aggettivo nervóso,  che in latino indica “muscoloso, vigoroso”  rifacendosi all’origine del sistema nervoso degli esseri umani, Così nervoso è cioò che è propeio dei nervi o si riferisce ai nervi. In anatomia: il sistema complesso di organi che, collegando le varie parti dell’organismo e coordinandone le attività, ha la funzione fondamentale di mettere l’organismo in grado di ricevere stimoli dal mondo esterno e di reagire. La distinzione più importante è tra il sistema nervoso centrale che comprende l’encefalo e il midollo spinale e quello periferico costituito da cordoni di fibre nervose che uniscono le porzioni assili del sistema centrale ai differenti organî, e da formazioni cellulari nodulari, o ganglî, associate alle anzidette porzioni. Ad essi si aggiunge il vegetativo o sistema neurovegetativo, che regola le funzioni della vita vegetativa e i fenomeni ad essa inerenti. Tralasciando l’analisi medica puntuale possiamo dire che di nervi e nervosismo ci si occupa con riferimento a fatti patologici che compromettono organicamente e funzionalmente il sistema. Esiste poi tutta una vasta congerie di questioni meno specifiche che non riguardano in modo diretto il sistema diciamo così fisico in cui si parla di irritazione, di tensione, di esaurimento non riferite propriamente ai nervi come elementi anatomici, ma a particolari condizioni psichiche o mentali, o addirittura a stati dell’umore. 

Così in analogia, in un liguaggio più come e familiare si parla di scatti di nervi, di tic nervosi oppure con riferimento a persona, che ha i nervi facilmente eccitabili, che si trova in uno stato di irritabilità, come condizione abituale e patologica, o in conseguenza di cause particolari, talora anche senza una apparente motivazione. In senso poi estensivo si parla di persona che negli atti esterni rivela l’inquietudine interna, oppure uno stato ansioso, teso, impaziente, sovente negli atti stessi, nei movimenti. Il più delle volte lo si indica come atteggiamento opposto a quello di stare calmo e tranquillo. 

E’ di tutta evidenza che la situazione sociale e soprattutto politica nel nostro paese possa essere eufemisticamente definita in preda a nervosismo. Lo è il tessuto sociale percorso da una crisi sempre più palpabile e tagliente nei confronti della stabilità, della sicurezza ed in  termini economici. Ma quel che soprattutto emerge è lo stato di fibrillazione continua  e alla lunga insostenibile del sistema politico di fronte al nuovo scaturito dalle elezioni del 25 settembre scorso. 

Il 2023 nasce all’insegna di questo habitus diffuso soprattutto nelle opposizioni ed in particolare nel partito democratico e nei cinquestelle. Più sfumato nel cosiddetto terzo polo e che occhieggia però anche in alcuni settori delle forze di maggioranza mostrando che neppure la vittoria elettorale è sufficiente per calmarne gli aspetti endemici.

Il dato che emerge con grande chiarezza si può sintetizzare in un’espressione da bar e da tifoseria: “non ce vonno stà”, riferito in modo diretto a chi sino a ieri sentiva su di sé la missione di rappresentare la democrazia quasi fosse l’unico depositario ed interprete dei principi costituzionali. Ovviamente il partito democratico che si avvia ad un congresso che ne definirà se possibile l’ubi consistam e lo farà soprattutto tornare con i piedi per terra quale partito tra i partiti o movimento tra i movimenti. Le elezioni di settembre hanno definitivamente spezzato il cordone ombelicale che viene dalle lotte contro l’anomalia berlusconiana e che hanno ingessato il paese per quasi trent’anni.

Non si vive di eredità sempre, prima o poi (meglio prima che poi) si devono fare i conti con la realtà. E per i democratici questo significa ritrovare le ragioni della propria funzione nel paese, la rappresentatività di ampie fasce sociali, la governabilità non in nome di ostracismi o ukase paraideologici o pancostituzionali, ma per espressione diretta della volontà popolare e nella consapevolezza del paese che muta e a velocità crescente. Quanto accaduto non è un incidente della storia ma un punto d’arrivo della prima parte della storia nazionale dove dopo la fine dei partiti tradizionali si è voluto a tutti i costi tenere in piedi un sistema dove qualcuno si è sempre arrogato il diritto di definire gli altri, non accettando di essere definito. 

Per i cinquestelle questa situazione sembra ottimale per sguazzare nelle contraddizioni altrui e cercare di lucrarne come sta facendo il suo leader, ben sapendo che dal niente non si ottiene il nulla. Venendo da una impostazione parapolitica, dove tutto è opinabile e tutto è modificabile ad libitum, ma con grande sicumera come se si rappresentassero tavole della legge autoreferenziali, l’unica strada è quella di assorbire le tensioni altrui e sperare di ingrandire le proprie fila. Per farne cosa? Difficile rispondere considerando che un’idea, un’idea soltanto, al di là di slogan continuamente ripetuti come un mantra, continua drammaticamente a non esservi traccia!

In ogni caso, in attesa degli eventi, buon nuovo anno a tutti!      

5 recommended
bookmark icon