Si è fermato per sempre il Pendolo di Foucault

La morte di Eco
di Gianfranco Cannarozzo

La notizia della scomparsa di Umberto Eco si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo, non poteva certo essere diversamente per una figura così importante del nostro secolo.  Ci lascia, come è stato ricordato da molti, uno dei più importanti scrittori, filosofi, semiologi contemporanei di livello internazionale, spegnendosi in silenzio a 84 anni nella propria residenza milanese venerdì sera.
Nato ad Alessandria nel 1932, pubblicò il suo primo libro a soli 24 anni nel 1956 dal titolo non certo accattivante de: “Il problema estetico di San Tommaso”, un’estensione della sua tesi di laurea che trattava appunto l’estetica di San Tommaso, sul quale incentrò molti dei suoi studi universitari laureandosi con il massimo dei voti in filosofia all’ateneo di Torino.
Curiosamente, proprio questi studi teologici, lo portarono ben presto all’ateismo, tanto che durante un’intervista del Time, risalente al 2005, confessò di essere stato un fervente credente, ma che in seguito, proprio Tommaso D’Aquino lo curò miracolosamente e da li abbandonò la fede. Da quel momento cominciò ad interessarsi laicamente alla filosofia e alla cultura medievale, argomenti che lo affascinarono per tutto il resto della vita.
Chiare influenze di quest’interesse, di attrazione per il mondo medievale le troviamo nel "Nome della Rosa", romanzo di fama planetaria, tradotto in più di quaranta lingue e 14milioni di copie vendute e da cui fu tratto anche un film, vincitore tra l'altro, di un David di Donatello nell’87, in cui si sente e si percepisce tutto il suo pensiero.
Inaspettatamente, lo stesso Eco confesserà che non era soddisfatto da quel romanzo, tanto da odiarlo, ritenendolo la sua peggior produzione.
Nel 1988 pubblica un secondo romanzo dal titolo scientifico “Il pendolo di Foucault” (in riferimento all’esperimento del fisico francese Jean Bernard Léon Foucault –da cui prende il nome- a dimostrazione della rotazione della Terra). Questo romanzo è ricco di citazioni esoteriche, cabalistiche ed è suddiviso in dieci segmenti ben delineati e tratta le vicende di un giovane professionista che si avvicina all’intricato e intrigante mondo dei cavalieri templari, facendone il proprio scopo di vita (un po’ come gli studi condotti da Eco su Tommaso D’Aquino durante i suoi studi universitari). L’autore, in questo romanzo da una visione quasi caricaturale e critica della teoria del complotto, inserendo al suo interno riferimenti alla Massoneria, agli Illuminati, agli Anziani di Sion ed al altre società segrete.
Uomo dai mille interessi, si dedicò, oltre allo studio della filosofia, anche alla semiotica ottenendo anche un cattedra all’università di Bologna ed ancora allo studio dei mass media nella cultura popolare con diversi articoli per giornali e riviste pubblicando in quel periodo, siamo nel 1961, la “Fenomenologia di Mike Bongiorno” analizzando con un input sociologico le comunicazioni di massa e il mito nascente del presentatore, individuando in questo successo i limiti del popolo televisivo e, forse, degli italiani. Riportiamo un breve passo di questo libro che illustra bene il pensiero di Eco anche nei suoi lavori successivi: "Mike Bongiorno -scrive - convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti."
La sua scomparsa rattrista il mondo della cultura e non solo, consapevoli del fatto che sarà arduo riavere un personaggio così carismatico e dal grande fascino intellettuale come Eco che ha saputo coniugare l'impegno culturale a quello civile stando sempre in prima fila nell'affrontare i problemi della nostra società in continuo divenire.
Il presidente del consiglio, Matteo Renzi ha forse sintetizzato meglio la figura di Eco definendolo: “Esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro. Una perdita enorme per la cultura, cui mancherà la sua scrittura e voce, il suo pensiero acuto e vivo, la sua umanità.”

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