Claudio Santamaria; foto Emanuela Scarpa per Festa del Cinema di RomaClaudio Santamaria; foto Emanuela Scarpa per Festa del Cinema di Roma

In uscita nei cinema italiani con oltre 200 copie il film di Gabriele Mainetti interpretato da Claudio Santamaria

Lo chiamavano Jeeg Robot
di Massimo Predieri

Esordio nelle sale di Lo chiamavano Jeeg Robot, cinefumetto di supereroi e criminal-pulp ambientato a Roma. L’opera prima del regista Gabriele Mainetti era già stata accolta con entusiasmo del pubblico e dalla critica in occasione dell’anteprima alla Festa del Cinema di Roma dell’ottobre scorso.
Ben descritte sono le tre figure centrali: il Buono, il Cattivo, la Ragazza. Il Buono, un gretto piccolo criminale che vive di scippi, solitario, introverso, di poche parole, è interpretato da un ottimo Claudio Santamaria. Il Cattivo, ispirato ai tanti maniaci criminali beffardi e folli del cinema, eredi del Jolly di Batman, è interpretato da un Luca Marinelli a tratti eccessivo. La Ragazza, ingenua e po’ suonata, che vive reclusa nel mondo dei cartoni animati giapponesi, un ruolo non facile da caratterista, è una convincente Ilena Pastorelli, ex protagonista del Grande Fratello. I dialoghi del film ambientato nella piccola criminalità delle borgate sono rigorosamente in romanesco stretto.

Lo chiamavano Jeeg Robot è tuttavia un po’ lungo, la durata di alcune scene è inutile allo svolgimento della trama e rischia di interrompere il ritmo della narrazione. Qualche sforbiciata ai 112 minuti del film avrebbe giovato al ritmo. La sceneggiatura è un po’ traballante, pur tenendo conto che si tratta del genere pulp movie e ispirato all’immaginario fantastico dei supereroi dell’animazione. Gli effetti speciali sono ottimi, buono il debutto alla regia di Gabriele Mainetti, con molte scene in esterno nella Roma contemporanea.
Un commento a parte meritano gli effetti sonori, che fanno eccessivo uso di roboanti esplosioni ad altissimo volume, che grazie alle sofisticate tecnologie di diffusione audio usate nelle sale di proiezione fanno vibrare le poltrone sotto al sedere, anche quando si tratta solo di sottolineare l’apertura o la chiusura di un frigorifero. Va bene che siamo nel genere pulp, però 100 dB sono in questo caso eccessivi, e anche fastidiosi.

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