Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Noi che gridammo al vento
copertina: Noi che gridammo al vento di Loriano Macchiavelli. Einaudi

Autore:
Loriano Macchiavelli
Titolo: Noi che
gridammo al vento
Editore: Einaudi, 2016
Pagine: 372
Genere: Giallo
Prezzo: € 19,50

Piana degli Albanesi e Portella della Ginestra. Aprile 1980. La 39enne Stella Cucchi viene inviata nelle terre della sua infanzia. Era nella vallata fra i monti Kumeta e Pelavet il 1° maggio 1947 quando fu compiuta la strage di lavoratori e famiglie, aveva perso i genitori, era stata portata in salvo, poi adottata a Milano. Ora continua a subire gli incubi di notte, vive a Basilea con Dani, in apparenza lavora per un’impresa di costruzioni. Arriva e trova chi se la ricorda bene: la vedova Eva, l’amica Ditria, l’alto bel tuttofare 46enne Vito ricominciano a chiamarla Nina. Contemporaneamente, giunge a Palermo da New York mister George Koocky, ‘u miricanu, sui cinquanta. Per muoversi gli hanno mandato una vettura blindata guidata dalla bella 25enne, Francesca Ceschina Dirusso, armata scattante silenziosa. È in corso una trattativa fra i boss (in guerra fra loro) per recuperare il materiale esplosivo del vecchio patto fra Stato e mafia che aveva indotto Salvatore Giuliano a mitragliare inermi festosi siciliani felici per la vittoria delle sinistre Pci-Psi nelle elezioni regionali del 20 aprile 1947. Anche governanti, politici e servizi (più o meno deviati) seguono la vicenda.
Il grande Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934), autorevole decano dei giallisti italiani, fa ancora centro. Narra in terza varia, con felici incursioni in arbëresh. Accanto ai personaggi c’è lo struggente 90enne Omero che in prima dialoga al presente con il Professore su ricostruzioni e intrighi. Il titolo richiama il dolore che si grida inutilmente di fronte a ingiustizie sociali e persecuzioni violente, prima e dopo la strage di Portella, nella lunga strategia della tensione che ha insanguinato l’Italia. Non a caso il romanzo termina nei minuti dell’esplosione alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, le parole della poesia di Roversi: “non mi voglio rassegnare”. Poco prima c’è l’aereo abbattuto a Ustica.
La lettura è impregnata di sentimenti, foto, visioni, odori, sapori, colori (l’azulene), impressi attraverso acuta ricerca sul campo: Macchiavelli pensava di scriverci sopra almeno dal 1989 e ancora a primavera 2014 era lì. Acquisiamo meglio molte conoscenze storiche, seguiamo un’intensa vicenda non solo criminale, apprezziamo uno stile fresco ed esperto. L’immancabile vino è il Nero d’Avola. Guttuso in copertina. Guccini appare come cantante e poeta, si ascolta pure Blue Moon.

v.c.

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