Piero Calamandrei, Wikipedia.Org

60esimo anniversario della morte di un uomo illustre

Ricordo di Piero Calamandrei
di Giovanni Capozzolo

A 60 anni dalla scomparsa, 27 settembre 1956, del giurista antifascista, Piero Calamandrei, uno dei padri fondatori della Costituzione Italiana, il consiglio dei ministri del governo Renzi fissa al 4 Dicembre la data del referendum costituzionale: affinché - secondo le parole del Presidente del Consiglio - l'Italia cambi.

Prima che avvenga ogni forma di strumentalizzazione sullo scontro referendario: da un lato la retorica filo-governativa del “cambiamento” per il Sì della maggioranza e dall’altro la retorica, spesso miope e perseguita ad ogni costo, delle diverse opposizioni promotrici del No ; è opportuno e corretto per la vivacità dello scontro politico, e per non scivolare nell’uso pubblico della storia, che i  simboli della Repubblica Italiana restino al di fuori del dibattito.

Premesso ciò, per l’appuntamento elettorale del prossimo 4 dicembre, il ricordo di uno dei padri costituenti non può che rappresentare un momento essenziale senza che ne venga trascinato all’interno della foga politica.

Piero Calamandrei nacque a Firenze, 21 Aprile 1889. Fin da subito Calamandrei entrò in contatto con la cultura giuridica, attraverso la figura paterna, Rodolfo Calamandrei, professore di diritto commerciale e deputato repubblicano dal 1906 – 1908. Dopo una breve fase dedicata alla stesura di opere letterarie per l’infanzia, fatta di versi e favole pubblicati tra il 1910 e il 1912; Calamandrei, sulla scia della tradizione familiare, intraprese studi giuridici all’Università di Pisa. Un percorso di studi che lo portò alla consacrazione come professore titolare di diritto processuale civile all’Università di Messina (1915).

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, Calamandrei si arruolò come volontario - contribuendo alla formazione del fenomeno dei volontari di guerra, definito dalla storico tedesco George Mosse come una “vicenda ininterrotta dalla Rivoluzione francese fino a tutta la seconda guerra mondiale”[1] - per poi raggiungere il grado di Capitano e la decorazione della Croca di guerra.

Dopo la fine del conflitto mondiale, il giurista fiorentino ritornò a occupare la sua cattedra universitaria, passando all’Università di Modena nel 1918, per poi divenire professore ordinario all’Università di Siena nel 1920. Durante questi anni Calamandrei lavorò per la riforma del diritto processuale civile, denunciò le ingerenze del potere esecutivo nell’attività giudiziaria, contribuì al superamento del sistema delle cinque corti di cassazione regionali, sostituendo loro una corte unica, capace di vegliare l’applicazione uniforme della legge.

Con l’avvento del fascismo, Calamandrei firma il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Benedetto Croce; dopo l’omicidio del socialista Giacomo Matteotti, per il giurista inizia un percorso tra gli ambienti antifascisti che lo porterà ad occuparsi direttamente della politica italiana. Tuttavia, nel 1942, insieme ad altri giuristi, collaborò alla stesura del nuovo codice civile. Una collaborazione, tra il giurista e l’autorità fascista, che non ha ancora raggiunto un interpretazione unanime da parte degli attuali storici e giuristi.

Nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d’Azione. All'indomani della caduta del fascismo, il 26 luglio 1943, divenne rettore dell'università di Firenze e lo fu fino all'8 settembre, quando, colpito da mandato di cattura, fu costretto a rifugiarsi in Umbria. Liberata Firenze, riassunse le funzioni di rettore, che mantenne fino al 1947.

Fu eletto all’Assemblea Costituente del 2 giugno del 46, tra le file del Partito d’Azione, nella circoscrizione di Firenze – Pistoia con 1.941 preferenze. Sciolto il Partito d’Azione fu deputato nella prima legislatura della Repubblica Italiana, 1948 – 53, con il Partito Socialdemocratico. I momenti più decisivi della sua azione parlamentare sono il voto contro il Patto Atlantico e la battaglia contro la legge elettorale maggioritaria del 1953.

La vita politica non segnò la disaffezione per la scrittura: fondò e diresse la rivista “Il Ponte”. La sua opera monumentale fu la direzione del Commentario Sistematico della Costituzione, con la collaborazione del giurista Alessandro Levi, opera che testimoniava le lacune del sistema giuridico italiano; lacune che secondo il giurista fiorentino avrebbero incontrato la soluzione attraverso l’applicazione dei dettami costituzionali.
Morì nella sua città natale il 27 settembre 1956.

Il 60esimo anniversario della morte di Calamandrei, celebrato dal mondo accademico e giornalistico, ha riportato al centro della scena culturale giuridica una figura fondamentale, da conoscere e studiare, in particolar modo, per il prossimo appuntamento elettorale di Dicembre.

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[1] George L. Mosse, Le guerre mondiali dalla tragedia al mito dei caduti, Editori Laterza, Roma-Bari, 1990, p. 15

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