Vigna sul lago. (fonte: Pixabay)

La ri-nascita del terroir

Il vino a nudo
di Giuseppe Bellavia
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La globalizzazione ha avuto notevoli ed indiscutibili pregi ma ha oscurato e condannato all'oblio alcuni gusti, in tutti i campi dalla moda alla cucina, a vantaggio di una omologazione della "cultura". L'impatto è stato, ed ancora è, tremendo per le tradizioni locali.
È ultroneo ricordare la pletora dei movimenti di promozione e riscoperta delle tradizioni enogastronomiche e non, tanto da rappresentare una contro-cultura di nicchia, che tenta di difendere la storia stratificata dei costumi indigeni.

Naked Wine by Perseus Books

Il vino non fa eccezione. Il sopravvento dei vitigni internazionali, l'utilizzo spregiudicato e talvolta non necessario della barrique e l'addizione di elementi chimici, hanno influenzato il gusto dei consumatori appiattendolo. I vini, dalla Napa Valley a Sichuan, esprimono peculiarità similari, pur partendo da elementi caratterizzanti diversissimi o opposti. In Veneto si pianta Merlot e Chardonnay espiantando le storiche varietà locali. In simili circostanze la chimica diventa strettamente necessaria, perché magari il terroir non è adatto e rigetta uve non autoctone e comunque sia in vigna che in cantina aiuta a modellare il gusto del vino.
Alice Feiring, antesignana dei paladini del vino naturale, combatte per la riscoperta della vera "voce" del terroir. La voce della scrittrice e giornalista americana pluripremiata, si staglia contro la programmazione dei sapori volta a creare una schiera di vini uguali, spersonalizzati e tarati per diventare: "crowd pleasers" (fatto per piacere alle folle). La Feiring analizza approfonditamente il tema nel libro: Naked Wine, letting grapes do what comes naturally edito da Perseus Books (www.perseusbooksgroup.com). Il libro affronta con ironia e leggerezza gli stereotipi del vino promuovendone una visione "naturale". La storia si snoda fra i tentativi dell'autrice di realizzare un vino naturale, gli esempi dei pionieri del vecchio continente, con alcune escursioni nella biodinamica. Quest'ultima è una filosofia sviluppata nel '900 da Rudolf Steiner, volta alla promozione di uno sviluppo dell'agricoltura secondo principi olistici di salute del suolo. I sostenitori della corrente ritengono che alcune pratiche agricole possano condurre alla guarigione della terra dalle ferite del passato. Proprio da simili pratiche e credenze scaturiscono dei vini unici, espressioni singolari del territorio di appartenenza. Le pratiche di cantina "non interventiste" non permettono adulterazioni o correzioni del prodotto finale. Ma la Feiring, durante una sessione di wine tasting di vini naturali, ha descritto le sensazioni stimolate da un vino dicendo: "a technical wine cannot provoke me in this way, there is an emotional truth in natural wine that I can't ignore", marcando la differenza fra essenza ed apparenza, in un impeto di costante riscoperta della natura dell'uomo e della natura in quanto tale. Il vino naturale si differenzia sostanzialmente dal vino biologico in quanto quest'ultimo proviene da uve biologiche certificate, senza però porre limitazioni alle manipolazioni in cantina fintanto che vengano utilizzati ingredienti biologici.
Negli Stati Uniti sono ammessi dal governo circa 200 additivi chimici per sofisticare i vini, ma stranamente l'etichetta riporta solo la presenza di solfiti, al contrario del resto degli alimenti. Tali ingredienti includono proteine animali, pastiglie di quercia, zolfo lieviti, enzimi, preservativi e coloranti lasciando il consumatore ignaro della composizione chimica di ciò che beve.
Naturalmente l'industrializzazione dell'agricoltura richiede vendemmie ogni anno, prescindendo dalle condizione climatiche e garantendo aromi rassicuranti che varino leggermente da annata in annata, per non sorprendere gli aficionados. La Feiring, in linea con il resto dei movimento per la naturalizzazione degli alimenti, altro non propone se non un ritorno alla misura umana di quanto ingeriamo.
È encomiabile l'impegno dell'autrice che sponsorizza uno stile enoico sostenibile e spesso sorprendente, per scostarsi dall'ordinarietà dei sapori con la consapevolezza di aver fatto bene alla terra ed a noi stessi.

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