La Maccheronizzazione dell’Italiano. (3a puntata)

La Maccheronizzazione dell’Italiano. (3a puntata)
di Luciano Torelli

Nella puntata precedente (2a) si è visto l’ anziano signore che si accorge del cambiamento inavvertito della lingua in poche decine di anni e che adesso non sa come regolarsi nei suoi rapporti con gli altri, dato che la sua coscienza lo perseguita: persino le accentature sono cambiate! La Maccaronea è entrata nell’Italiano!
Ricorderà il nostro vecchio amico le rare parole francesi che si insinuavano con eleganza, buon gusto e delicatezza tutti gallici nella nostra ancor purissima lingua, talvolta anche in concorrenza con termini spagnoli (pur sempre garbatamente rari); ricorderà che quelle che in italiano vero si chiamano indossatrici, venivano chiamate talvolta mannequin: eravamo ancora lontani dal termine modella, che in italiano vero si riferisce a colei che posa (più o meno nuda) per disegnatori, pittori, scultori e, in ultimo, per fotografi, … analogici o digitali che siano … Invece no!!! Perbacco! Per gli anglosassoni la model, guarda caso, è proprio l’indossatrice, quella che sfila sulla passerella (più o meno vestita) davanti a un pubblico più o meno interessato, ma comunque costretto a battere le mani ogni 15-20 secondi.
Ecco che allora viene ricreato il termine “modella”, per indicare anche l’indossatrice: allora, quasi tutti gli italiani vengono presi da un insano esoftalmo (occhi fuori dalle orbite) e si precipitano, sgomitando con ansia l’un contro l’altro, ad esibirsi nell’uso del nuovo termine, magari enfatizzandolo con sospiri e pause intersillabiche, per dar loro modo di controllare se vengano ascoltati e apprezzati in maniera debita e consona, come seguaci della nuova cultura … o anticultura?
Meditando in questa direzione, l’anziano signore determinerà che, in una qualsiasi classificazione, non vanno più fatte distinzioni per tipo, bensì per tipologia, dato che i nostri insegnanti anglo-americani dicono tipology (p. tipòlogi): ovviamente, da parte del neo-informato, il modello reattivo ad ogni simile novità maccheronica sarà sempre lo stesso del paragrafo precedente (esoftalmo, sgomitate, esibizionismi); così il nostro anziano amico focalizzerà che l’aggettivo medico va cambiato in medicale, come dentario in dentale dall’anglo-americano medical e dental.
Il povero malcapitato, avvinto da dubbi atroci sul come essere in (a la page non va più detto!!!... che scandalo! Usare il franceeese!!), si domanda affranto se al suo medico di base dovrà chiedere il solito certificato medico sfigurando, o se sia opportuno chiederglielo medicale, per ricevere conseguenti sguardi e sorrisi di apprezzamento da quel professionista, il quale, vivendo nei medesimi dubbi del paziente, si sentirà incoraggiato, se non obbligato, ad usare l’amletica parola: “Sì, le faccio subito il certificato… medicaaale!”. Come vedesi, la lettera “a” si allunga nell’ostentazione di cui sopra; così, i due personaggi della scenetta si riconoscono come due fratelli associati alla medesima società segreta, senza essersi mai visti né presentati prima.

 (continua)

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