Vendita media dei giornali negli ultimi 23 anni in Italia. Dati FIEG. Elaborazione “italiani”.

Il valore dell’informazione indipendente

I giornali sono morti, evviva il giornalismo
di Massimo Predieri

Da anni i giornali tradizionali sono aggrediti da tutti i fronti: dai telegiornali, ormai in onda a tutte le ore del giorno e della notte, dalla cosiddetta freepress, giornali gratuiti finanziati dalla pubblicità, ed infine da internet, che con i suoi canali di informazione in gran parte gratuita e la diffusione di terminali portatili – tablet e smartphone - sembrano aver dato il colpo di grazia al quotidiano su carta.
I numeri forniti da FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), sono impressionanti. In Italia la vendita media dei giornali negli ultimi 23 anni è scesa da 6,8 milioni a 3,7 milioni di copie al giorno, quasi la metà. 1.800 giornalisti e 1.600 operai ed impiegati dell’industria tipografica sono strati licenziati solo negli ultimi quattro anni.
Tuttavia sembra che solo i quotidiani su carta siano destinati alla estinzione, non il giornalismo professionale e di indagine, per il quale, anzi, la domanda è in crescita. È l’opinione di Edwy Plenel, direttore del giornale online francese Mediapart. Durante l’incontro tenutosi durante il festival Internazionale a Ferrara lo scorso 5 ottobre, Plenel ha annunciato che il suo giornale online, nato nel 2008, ha superato quest’anno i 100.000 abbonati e che nel 2014 produrrà un utile lordo di un milione e mezzo di euro. Dati che provocano l’invidia di molti quotidiani blasonati, afflitti da perdite milionarie.
La forza di Mediapart è il giornalismo di indagine. Molto del successo tra i lettori è dovuto alla pubblicazione, nel giugno 2010 delle rivelazioni che hanno portato in Francia allo scandalo Woerth-Bettencourt, con eclatanti conseguenze per Liliane Bettencourt, proprietaria di L’Oréal e ritenuta la donna più ricca del mondo, e il coinvolgimento in accuse di corruzione di politici di altissimo livello, come l’ex presidente Nicolas Sarkozy e l’ex ministro del budget Éric Woerth.
Il meccanismo è semplice: il quotidiano online esce con tre aggiornamenti quotidiani, come ai vecchi tempi quando esisteva una edizione della mattina e una della sera anche per i quotidiani di carta. Sul sito mediapart.fr si può accedere ai titoli e alle prime righe degli articoli. Se si vuole leggere tutto, bisogna abbonarsi. Il primo mese di prova costa un euro, se si decide di continuare, il prezzo è 90 euro all’anno. Oppure 25 centesimi al giorno, come direbbero quei geni del marketing pubblicitario.
Il giornale online ha, dal punto di vista economico, tre grandi vantaggi rispetto al quotidiano tradizionale: non ha bisogno né di carta, né di stampa, né di distribuzione, costi risparmiati a vantaggio della remunerazione dei giornalisti. Perché su questo punto Plenel non transige: il giornalismo non può essere gratuito, altrimenti diventa pettegolezzo.
“Il punto fondamentale di Mediapart, dice Plenel, è la difesa del valore dell’informazione indipendente. Ho lasciato Le Monde anni fa perché nel tempo della rivoluzione digitale, l’indipendenza dei giornali comincia ad essere messa in discussione”.

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