Foto di Miriam Alberi

La dura battaglia della sopravvivenza nei boschi per un po' di luce

Che fatica essere un albero
di Antonello Cannarozzo

Che l'albero sia un essere vivente non ci sono dubbi, lo dimostrò anche Dante quando attraversando l'Inferno si trovò davanti ad una lugubre foresta.
Attonito dalla paura, su consiglio di Virgilio, spezzò un ramo all'albero più vicino e subito il Poeta sentì gemere, quell'albero altri non era che un’anima dannata trasformata in tronco.
Questa immagine truculenta mi ha accompagnato dal liceo fino ai giorni nostri e ho avuto per gli alberi, come per le piante in genere, un grande rispetto.
Essi sono tra le creazioni della natura gli esseri viventi più belli e solenni con la caratteristica di poter vivere centinaia di anni più di noi se non addirittura qualche migliaia come la colossali sequoie americane.
Ma dietro tanta solenne bellezza si cela una spietata lotta per la sopravvivenza che noi umani non riusciamo neanche ad immaginare.
Una lotta all'ultimo raggio di sole, elemento cardine della loro vita.
Una storia antica quanto la terra stessa; dai primi licheni alle foreste senza mai cambiare intensità nella sua battaglia per la vita.
Per entrare in questo mondo così solenne e così feroce bisogna leggere i libri di Peter Wohlleben, un grande divulgatore di bestseller e custode del Parco nazionale dell'Eifel in Germania.
Nei suoi libri ci introduce in un mondo fatato eppure sotto i nostri occhi quotidianamente. Gli alberi hanno una particolarità che li rende grandi, è il filo conduttore dei libri, ed è il conflitto, è il caso di dirlo, con la forza di gravità.
La spiegazione è nella continua ricerca, come abbiamo accennato, della luce solare fonte primaria di vita ed è per questo che estendono i loro rami in tutte le direzioni utili in una "preghiera" verso il Sole come tra i popoli antichi.
Ma le sorprese non finiscono certo in questa lotta, un albero di media grandezza ha di solito un numero elevato di foglie, i suoi veri polmoni, circa 250 mila, che se messe in fila raggiungerebbero uno spazio di quasi un ettaro solo che questa loro maestosità, parliamo di alberi in boschi e foreste, non certo nel giardino di casa, tendono a sacrificare gli alberi più piccoli che hanno bisogno di crescere anche loro e che cercano con ogni mezzo il loro posto al Sole. Ci sono anche quelli ancora più giovani in fondo alle selve che cercano tutta la vita il loro agognato posto di luce, ma sono schiacciati dalla folla di alberi già cresciuti e, dunque, rassegnati stendono i loro rami di lato come un povero cerca l'elemosina, in questo caso di un raggio di luce e vivono in questa situazione tutta la loro vita anche di cento anni. Ma in natura non si butta niente.
Nel fondo dei boschi o delle foreste ci sono quelli alberelli che rischiano di morire troppo lontani dalla fonte di luce e tendono così a diventare humus fertile per altre piante.
Chi può immaginare che sottoterra, tra le radici avvenga una lotta senza quartiere come viene riportato da Wohlleben, come nel caso del faggio, un albero che taglia gli approvvigionamenti ai vicini come riserve d’acqua e fondamenti nutritive, allo scopo di distruggere i rivali vicini. Però la natura ci insegna che tutto è sempre in movimento e anche gli alberi anche dopo secoli muoiono.
Quando un grande albero comincia a morire allora il mondo vegetale sottostante intorno a lui cambia, come con la caduta del tiranno i suoi cortigiani, così gli alberi che fino ad allora sono stati sacrificati dalla sua imponenza con l'impossibilità di arrivare alla luce, cominciano da subito una guerra silenziosa senza esclusione di colpi per prendere, senza alcuna misericordia, il posto del predecessore.
Il motivo di tutto questo lavoro è che nei boschi crescono solo gli alberi già alti e in questo modo, grazie ad una superficie elevata di aria e di sole, possono produrre zuccheri, proteine e legno anche se debbono lottare ancora con nemici assai agguerriti come insetti, per non citare vento e tempeste d'acqua e funghi parassiti questi ultimi però hanno anche una funzione utilitaristica.
Creano nelle radici una fusione con gli alberi detta micorriza: circondano in un soffice manto le radici sottili dell’albero prolungandone la superficie, così da essere una sorta di ciuffo di cotone, che assorbe acqua e nutrimento, da dare poi alle radici stesse.
A proposito di queste ultime azioni non è ancora chiaro come fa l'acqua a salire con una pressione enorme di gravità lungo un percorso rettilineo dalle radice alle foglie attraverso il tronco, secondo gli scienziati, ma è una ipotesi, durante la traspirazione quando l’albero libera vapore acqueo attraverso i pori delle foglie si produce una pressione negativa, e l’acqua procede verso l’alto.
Tante sono le cose che ci fanno riflettere leggendo il libro di questa guardia forestale e che lasciano stupefatti i lettori della complessità di un mondo che sembra immobile.
Così, adesso quando passeggiamo in un bosco o anche nel nostro giardino rammentiamoci di questi "inquilini" che vivono tra noi a modo loro ci osservano impariamo a rispettarli, potremmo farceli amici.

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