Il convegno Brigantesse di ieri di oggi e domani, Foto di Miriam Gambella

Le notti dei briganti a San Gregorio Matese

Tra cultura e goliardia
di Miriam Gambella

Le notti dei Briganti è una rievocazione storica del periodo del brigantaggio, che con quella del 2017 è giunta alla dodicesima edizione; si svolge, di solito, l’ultimo weekend di Luglio nel piccolo borgo di San Gregorio Matese in provincia di Caserta.
Questi luoghi, oltre quelli della Basilicata da cui partirono le rivolte, divennero la vera e propria dimora dei briganti, i quali, subendo la pressione e l’influenza della presenza piemontese e le nuove normative istituite dallo Stato italiano postunitario, come ad esempio la leva obbligatoria, decisero di rifugiarsi nel brigantaggio.
A San Gregorio Matese viene fatto un tuffo nel passato all’epoca del Regno delle due Sicilie per cercare di non dimenticare l’attività dei briganti sull’appennino campano. Le notti dei briganti rievocano in tutte le stradine del piccolo paese le scorribande brigantesche in modo itinerante, con foto e leggende che si sono tramandate negli anni; per tre giorni si fondono storia, cultura, gastronomia e musica in una cornice naturale ineguagliabile.
Lo scorso 28 luglio nella suggestiva e calda atmosfera di Villa Ginevra, incorniciata da alberi tra cui anche esemplari di tasso secolari, si è svolto il Convegno di studio dal titolo: Brigantesse di ieri di oggi e domani. Tra resistenza e ricostruzione; che apre ufficialmente la kermesse. Per questa dodicesima edizione i relatori sono stati: Fiore Marro, Presidente Nazionale Comitato Due Sicilie, Maria Scerrato, Autrice del libro dedicato a Michelina De Cesare, Flavia Sorrentino, Collaboratrice del Sindaco Luigi De Magistris, ed Angela Gentile, autrice del libro Sedici lettere di briganti sanniti.
Le notti dei briganti a San Gregorio Matese, Foto di Miriam Gambella
La conferenza è ruotata intorno alla figura della brigantessa, una configurazione completamente nuova nella cultura di metà Ottocento, prettamente di stampo patriarcale, difatti soprattutto nel Matese, massiccio montuoso dell'Appennino, si possono annoverare alcune donne che si sono dedicate al brigantaggio tra cui la più famosa è Maddalena De Lellis detta la Padovella.
Le donne negli atti dei processi e nelle cronache giornalistiche del tempo venivano definite: drude, ossia donne di malaffare, ribelli ai loro “ruoli” eticamente concessi alla figura femminile del tempo. È un appellativo dispregiativo per il “gentil sesso” dovuto alla loro partecipazione attiva alla ribellione del mondo contadino; difatti le giovani non solo condividevano la sorte dei loro mariti, indossando molto spesso abiti maschili, si tagliavano i capelli, ma soprattutto gareggiavano con coraggio sfoderando il fucile; difatti le brigantesse hanno acquistato così un ruolo paritario rispetto all’uomo.
I fiori di cardo, foto di Miriam Gambella
Come ha ricordato la Prof.ssa Maria Scerrato durante il convegno, le brigantesse avevano compiti importanti come quello di custodire la cassa della banda. Un esempio di queste è Rosa Cedrone, la giunonica e determinata moglie del capobandito Francesco Cedrone. A volte erano delle vere e proprie strateghe e avevano un ruolo da protagoniste all’interno della banda guadagnandosi la fama e la fiducia nella ciurma.
Fiori di ginestra, donne briganti lungo la frontiera 1864-1868, composto da Maria Scerrato, è un libro di racconti ispirato alla vita e alle gesta di sette donne, che nonostante la parità di sesso raggiunta con estremo sacrificio, riescono pur sempre a mantenere la loro femminilità, i loro vezzi, la capacità di innamorarsi e di curare i figli. Le protagoniste di questi racconti sono sette brigantesse che hanno agito su un asse territoriale che va dalla Ciociaria e all’Alta Terra di Lavoro.
Le brigantesse, dalla capacità fervida di autodeterminarsi e di scegliere da sé la propria vita, hanno però pochissimi documenti a testimoniare la loro attività, difatti: «Quando si parla di donne tutto viene completamente ridotto ai minimi termini» dice Maria Scerrato, la quale ha versato nel suo libro non solo le ricerche d’archivio condotte con misurato realismo ma anche un alone romantico, misterioso e leggendario su queste figure femminili a tutto tondo.
Le notti dei Briganti, oltre alla goliardia nella manifestazione, offrono numerosi spunti di ricerca di un periodo storico complesso ed articolato, invogliando così i giovani a scoprire la storia e la tradizione, in parte, del proprio territorio.

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