Filippopoli (Plovdiv): il teatro romano. Di Edal Anton Lefterov - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10339789

Bulgaria: verso Plovdiv, verso Rila
di Diego Grazioli

Il nostro viaggio in Bulgaria, cominciato con la visita a Sofia, prosegue.
Lasciamo Sofia diretti a Plovdiv a bordo di un pullman delle linee pubbliche bulgare. Una scelta ponderata, visto che vogliamo conoscere la vera anima di questo paese e, come altri viaggiatori ci hanno insegnato, spesso il modo migliore per farlo è condividere i mezzi di spostamento collettivi.

Kom, pano from the top to the north, Stara planina, Bulgaria. By I, Dido3, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2231791

Il viaggio si snoda noioso lungo la principale arteria stradale bulgara, un'autostrada a doppia corsia situata nella piana che separa la catena dei monti Balcani, che nella lingua locale vengono chiamati Stara Planina cioè Montagna Vecchia, e la dorsale dei monti Rodopi. Dopo due ore di viaggio i sette colli su cui è stata costruita la città vecchia si stagliano in lontananza. Plovdiv, la seconda città della Bulgaria, è una delle città più antiche d'Europa, le cui origini risalgono al settimo secolo avanti Cristo, anche se la fondazione ufficiale è dovuta a Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro il Grande.

Filippopoli (Plovdiv): lo stadio romano. Di Kmrakmra - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10406636

Delle vestigia del passato il periodo che si è maggiormente conservato è quello relativo alla dominazione romana che aveva fatto di Plovdiv la capitale della provincia della Tracia, chiamata all'epoca Trimontium. Un centro di fondamentale importanza per gli equilibri dell'Impero come dimostrano i resti perfettamente conservati del teatro romano e dello stadio dove si svolgevano combattimenti tra gladiatori e giochi equestri.
La parte della città che però ci colpisce maggiormente è quella relativa al periodo tra la fine della dominazione turca ed i primi anni '30 del XX secolo. Palazzi dai colori pastello fiancheggiano il viale principale regalando al viaggiatore splendidi scorci e piazzette animate da studenti e comitive di turisti, molti dei quali provenienti dall'Italia.
Plovdiv infatti è stata nominata Capitale Europea della Cultura 2019 insieme alla nostra Matera. Un riconoscimento destinato a portare, meritatamente, migliaia di visitatori nei prossimi mesi. Un flusso che sta mettendo a dura prova le autorità cittadine impegnate in una corsa contro il tempo per dotare questa piccola città ai margini dell'Europa di tutte le infrastrutture necessarie.
Dopo due giorni passati a peregrinare tra meraviglie artistiche e baretti pieni di vita, lasciamo Plovdiv per un tour alla scoperta del fascino dei monasteri che in Bulgaria rappresentano molto di più di un luogo di meditazione in quanto parte integrante della lotta contro la secolare occupazione ottomana.

Bachkovo Monastery Di Galia ^ - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14728625

A bordo di una scassata Dacia con un passato degno della storia bulgara, arriviamo al monastero di Bachkovo dove una folla discreta di fedeli e visitatori attende nel piazzale d'ingresso il proprio turno d'entrata. Monaci dalla lunga barba in stile ortodosso ci accompagnano nel cortile e nel Sancta Santorum della struttura dove centinaia di icone annerite dalle candele risplendono dall'alto.

Rila Monastery, Bulgaria. Di Nenko Lazarov - http://imagesfrombulgaria.com/v/Monasteries_in_Bulgaria/Rila_Monastery/DSC00692.JPG.html, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=903270

Lasciamo Bachkovo alla volta di Rila, il più importante monastero di tutta la Bulgaria, ultima tappa del nostro viaggio. Decidiamo questa volta di evitare l'autostrada per sondare meglio il cuore antico del paese e il tragitto ci porta a lambire paesini dall'aspetto depresso dove le poche persone che incontriamo sono impegnate nell'allevamento del bestiame, testa bassa e pochi sguardi, facce segnate dalla fatica del lavoro. Chilometro dopo chilometro continuiamo la nostra salita verso Rila inoltrandoci tra foreste e laghi che ci sembrano fermi nel tempo.

The gallery in Dupnitsa seen in the night, former mosque, built on the foundations of an Orthodox church By Dragster10 - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8037598

Prima dell'ultimo tratto di strada ci fermiamo nella cittadina di Dupnitsa che ha dato i natali al Santo Ivan Rilski, fondatore nel IX secolo del monastero. Nonostante fossimo preparati alla magnificenza ortodossa, appena varchiamo il portale d'ingresso rimaniamo colpiti dallo sfarzo che generazioni di artisti hanno saputo conferire a questo luogo.
Una grande piazza circondata da un'imponente struttura ad archi da dove si affacciano le celle dei monaci ci catapulta in pieno Medioevo. Ma è la chiesa affiancata da un'alta torre a lasciarci senza parole. Dipinti di Santi ortodossi in cui spicca il colore blu riempiono gli spazi, saturando ogni angolo dell'ambiente. Solo il riflesso dorato delle centinaia di icone riesce ad imporsi agli occhi dei viaggiatori e dei fedeli giunti in questo luogo santo da ogni angolo della Bulgaria. Come consuetudine accendiamo anche noi un cero e ripartiamo alla volta di Sofia, con in tasca tanti ricordi di questa terra di confine.

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