La maccheronizzazione dell’Italiano   (6a puntata)

La maccheronizzazione dell’Italiano (6a puntata)
di Luciano Torelli

Il risveglio (5° p.) del nostro accompagnatore non è stato dei migliori: sognava tenere frasi spagnole subito contestate dal demone dell’inglese, che lo costringe a ricordare una sfilza di termini inglesi, comprensivi di esclamazioni! Poi la sua attenzione si sposta sul congiuntivo, vergogna degli italiani.
C’è ancora un altro aspetto, e qui la maccheronizzazione si fa più subdola: la posizione dell’aggettivo (qualificativo, possessivo) rispetto al nome che accompagna: l’Inglese lo ammette, sempre e comunque, solo prima del nome, l’Italiano lo ammette sia prima che dopo, sempre esprimendo due moti mentali differenti, ma, grazie al malefico influsso anglo-sassone, tanti ritengono più elegante metterlo solamente prima, perché anticipa la qualificazione o l’appartenenza del nome, generando in chi ascolta un’inconscia ansiosa attesa di ciò che udrà dopo: introduce così alla frenesia sempre anglosassone, che si rivela particolarmente nel mondo del lavoro, ove regna l’ostentazione efficientistica.
Il fatto che in Italiano si possa mettere l’aggettivo anche prima del nome rende quasi inosservato il cambiamento; persino la Chiesa, nel ritradurre in Italiano le preghiere di uso comune, invece che “regno tuo, seno tuo, morte nostra” traduce”tuo regno, tuo seno, nostra morte”, e, di più, anziché “in principio”, troviamo “nel principio” (in the beginning): sarà forse l’inglese la futura lingua universale della Chiesa?
Rilassatosi con un buon liquorino, il l’anziano signore pensa di guardare cosa dicono in TV; con il telecomando accende l’apparecchio: sullo schermo appare lo sfondo marrone dei banchi del Parlamento, dove si sta chiudendo il... he! he!… il question time (pr.Quèstion tàim), cioè la seduta per le interrogazioni parlamentari; un po’ d’angoscia assale di nuovo l’incauto spettatore: “A riècchice co l’ingrese! Meno male che stanno a finì’!” e subito inizia la pubblicità sempre abbondantemente condita di inglesismi, alcuni palesi, altri maccheronizzati nell’italiano; allora, un nuovo dubbio lo assale: “Ma vuoi vedere che le confezioni ricoperte di parole inglesi si riferiscono a prodotti più buoni e che funzionano meglio degli altri?!… Se poi li reclamizzano in inglese, allora è tutto vero! E’ roba più di qualità!!! Bisogna comprare quello che ci dicono!!” Fortunatamente una breve pausa ed uno scuotimento di testa terapeutico lo riportano in sé:” Eh, no, belli miei, mo nun mme fregate più! Io, armeno, so’rinsavito!!”
Ma lo aspetta di nuovo il constatare che vi sono ancora altri termini o modi di dire ben celati agli sprovveduti; per esempio “Cura i tuoi occhi con il collirio Bin Bon...”. Il nostro personaggio, che ha ritrovato le forze di diverse ore fa, e per giunta ha ormai acquisito piena coscienza dei condizionamenti propinati, come se gli si fosse aperto il terzo occhio, sbotta, parlando a se stesso: “Ma guarda, quando ero ragazzo avrebbero detto: «Si curi gli occhi con il collirio Bin Bon... »,oppure «Curatevi gli occhi con il collirioBin Bon... »”
Vediamo alla prossima puntata, quali saranno le sue acute osservazioni, lasciamolo a passeggiare su e giù , testa bassa e le mani dietro la schiena.

(continua) 

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