The Shape of Water – La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro (2017)

Una favola romantica che lega due mondi diversi

The Shape of Water
di Lorenza Rallo

“Quando mi guarda non pensa che io sia incompleta. Mi vede per quello che sono”.

Elisa

 

​Con The Shape of Water Guillermo Del Toro fa di nuovo centro e ci catapulta in un magico mondo fatto di acqua, dove grazie alla sua sapienza registica (Il labirinto del fauno) riesce a costruire una favola romantica ricca di sentimento, con richiami al cinema del passato. La storia è ambienta in America alla fine della Guerra Fredda, dove in un laboratori aerospaziale lavora la protagonista Elisa (Sally Hawkins) alle prese con una creatura marina (Doug Jones).

Elisa, una donna muta ma che ci sente benissimo, è l’unica ad avvicinare senza timore il “mostro”, per il quale trova un’attrazione particolare. Lei, che sulla terra si sente un “pesce fuor d’acqua”, perchè comunica solo a gesti, è la sola che riesce a comprendere lo stato di disorientamento della creatura marina. Trasferisce a lui le sue emozioni e i suoi sentimenti attraverso la musica e i gesti, linguaggi universali, grazie ai quali riescono a comunicare. Ogni loro sguardo ed ogni loro gesto, ci fa dimenticare l’assenza delle parole, colmando il vuoto del silenzio. Tutto ciò non fa altro che intensificare il loro sentimento, che supera ogni barriera fisica e concettuale.

 

L’opera di Del Toro ha come sfondo la società americana di inizio anni ’60, caratterizzata dalla conquista dello spazio e dalla lotta per i diritti civili. Per questo motivo il film può essere considerato una metafora dell’alterità, che nella pellicola si esprime come paura dell’altro. Altro inteso come qualcosa di diverso dall’uomo e in quanto tale minaccia per l’uomo stesso. L’altro, in questo caso si identifica nella figura del mostro marino, ma non solo anche Elisa, la sua collega di colore Zelda (Octavia Spencer) e il vicino omosessuale Giles (Richard Jenkins) sono considerati “diversi”.

Dal contrasto di genere (umano – marino) nasce il desiderio dell’altro. La creatura marina è l’unico essere vivente che non vede Elisa come una donna incompleta, ma la ama per quello che è. Nella loro diversità Elisa e il mostro marino trovano un punto di contatto, due esseri incompleti che nell’unione trovano il loro tutto, creandosi un universo segreto e invalicabile ed escludendosi dal mondo, che li considera diversi.

Anche se inizialmente il mostro inquieta lo spettatore, poi finisce per conquistarlo. Proviamo una sorta di tenerezza per la creatura marina. Nella storia d’amore con Elisa, non vediamo nessuna differenza, ma solo una comunione d’anime, l’amore assoluto che riesce a vincere ogni diversità, “perché - citando Shakespeare - non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole amore osa”.

Nel film abbiamo anche la conferma di quanto l’uomo può essere tra i più crudeli degli esseri viventi, un  sentimento che viene incarnato egregiamente dal colonnello Strickland interpretato da Michael Shannon. Grazie a questo personaggio abbiamo la consapevolezza della cattiveria umana, perché per natura l’uomo distrugge tutto ciò che non riesce a comprendere e teme ciò che è diverso.

La magia del film di The Shape of Water continua nel suo richiamo all’epoca d’oro del cinema hollywoodiano, gioielli preziosi della cinematografia mondiale vengono ricordati dal regista e conferiscono al film quella tenerezza e quella grazia necessaria ad affrontare una storia d’amore (im)possibile. Passano sullo schermo stralci di musical che Elisa guarda in tv con Giles, il suo unico amico. Ma la magia del cinema tocca l’apoteosi nella sequenza metacinematografica in cui il mostro si trova  nella sala cinematografica, affascinato nel vedere le immagini in movimento sullo schermo.

La bellezza del film non è passata inosservata né a Venezia, dove ha vinto il Leone d'oro per miglior film alla 74ª Mostra del Cinema, né all’Academy Award, che ha deciso di conferirli ben 13 nomination agli Oscar.

The Shape of Water è un racconto sulle minoranze, potrebbe essere un’altra versione de La Bella e la Bestia, un mix tra il monster movie classico e un noir, ma rimane comunque un’opera unica, che conquista per la sua delicatezza stilistica. L’elemento dell’acqua è costante e trova la sua massima espressione nella fotografia, costruita sulla base di tonalità fredde, come il blu e il verde, che cercano di ricreare il mondo acquatico.

Incanto ed eleganza si fondono perfettamente nel film, che celebra Guillermo Del Toro un maestro indiscusso del genere fantasy.

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