Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Storia dell’immigrazione straniera in Italia

Copertina: Storia dell'immigrazione in Italia

Autore:

Michele Colucci

Titolo:
Storia dell’immigrazione

straniera in Italia.

Dal 1945 ai nostri giorni 

Editore:
Carocci
Uscita: 2018 

Pagine: Pag. 243
Genere: Storia

Prezzo: euro 18

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Italia. 1945-2017. L’immigrazione straniera in Italia ha periodi di alti e bassi, non è un fenomeno in crescita costante e di andamento unidirezionale. Arrivi di lavoratori, studenti, profughi ci sono stati in tutti i decenni, di numero maggiore negli Settanta e a partire dalla fine degli anni Ottanta per circa 25 anni. L’emigrazione verso l’estero c’è pure sempre stata, suscitando analogo intenso dibattito culturale e politico. Lo storico Michele Colucci è ricercatore presso il Cnr. Da molto tempo studia e scrive rispetto ai flussi immigratori nel nostro paese. Il volume ripercorre cronologicamente la storia italiana dal dopoguerra, fin dai movimenti di popolazione provocati dalle conseguenze del conflitto e dai nuovi confini (di pace), innanzitutto verso campi profughi, centri di smistamento, piccoli e grandi alloggiamenti collettivi, spesso in continuità con gli spazi realizzati per rinchiudere i prigionieri durante gli scontri armati. Fa un cenno al dibattito nell’Assemblea Costituente e si dedica alle prime analisi statistiche nel periodo della ricostruzione. Il secondo capitolo riguarda gli anni Sessanta e i primi Settanta, evidenziando come nel 1969 gli stranieri erano prevalentemente americani, tedeschi, svizzeri, inglesi, residenti qui perlopiù per ragioni di famiglia, lavoro, studio. Con la crisi economica (terzo) un aumento dell’immigrazione convive con altri tre differenti crescenti dinamiche: la migrazione di ritorno, le migrazioni interne, l’emigrazione all’estero. La fine della guerra fredda fa iniziare una nuova stagione, ovunque frontiere più aperte. La svolta si colloca fra il 1989 e il 1992 (quarto), con nuove leggi anche a livello europeo, svariate contingenze e i primi sbarchi dall’Albania. Negli anni Novanta l’immigrazione straniera si consolida (quinto) e comincia a cambiare l’origine (molti da Marocco e Romania) e la composizione, cresce ancora nei Duemila (sesto) fino allo scenario recente di crisi e cambiamenti (settimo).

L’illustrazione di ogni periodo preso in esame valuta il contesto economico-sociale, l’evoluzione delle normative, le indagini quantitative e sociologiche (corredate spesso di tabelle e grafici), la distribuzione nelle varie aree e regioni, le parallele polemiche e politiche (con una ricca bibliografia finale). La prima intuizione sulla centralità dell’immigrazione straniera per l’avvenire della società italiana può essere fatta risalire alla Profezia, componimento inserito nella raccolta pubblicata nel 1964 da Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, rimasto a lungo poco conosciuto. Nelle conclusioni Colucci sottolinea proprio il ritardo, l’incomprensione, la mancanza di consapevolezza all’interno della società italiana rispetto al ruolo dell’immigrazione straniera, tradottisi sia in continue rincorse (le sanatorie) che in diffidenza xenofoba. Oggi in Italia vivono più di 5 milioni di persone che sono nate all’estero o sono nate in Italia da genitori nati all’estero. Se a questi si aggiungono coloro che hanno acquisito nel corso del tempo la cittadinanza italiana capiamo le dimensioni di una grande epocale trasformazione, strutturale e fondante la meticcia convivenza contemporanea, essenziale per la struttura economica del nostro paese. Fra i 5 milioni ci sono poi grandi differenze di generazione, reddito, integrazione, che si aggiungono a quelle di genere o di provenienza e che vanno a formare un mosaico sfaccettato e plurale. In base alla nostra Costituzione queste differenze non possono riguardare diritti e tutele e dovrebbero far riflettere anche sul futuro civile e demografico di italiani e italiane. La quasi totalità di chi è arrivato (profugo o meno) è stato all’altezza e ci ha dato una mano, a futura memoria.

v.c.

 

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