Dettaglio del portale d’ingresso del Palazzo della Zecca dell’Esquilino - Foto di M.Elena Castore ©

Arte e industria all’antica Zecca dello Stato di Roma

Ars Metallica
di M. Elena Castore

Quanti di noi si sono mai interrogati su come si fabbricano le monete, e, ancor di più, sul laborioso processo artistico che le rende oggetti d’arte? Forse, fatta eccezione per gli amanti della numismatica, l’interesse per questi oggetti, cui, in genere, si dà quasi esclusivamente un valore commerciale, di scambio, è veramente molto ridotto.

Eppure, a pensarci bene, le monete, oltre ad essere degli strumenti di pagamento, sono da sempre dei veri e propri oggetti d’arte, tondelli metallici su cui, attraverso varie tecniche, prendono vita raffigurazioni simboliche, spesso, di grande valore e di grande perizia artistica, che testimoniano momenti e personaggi importanti della vita di un popolo.

Ars Metallica, la materia, la tradizione e la creatività contemporanea”, la mostra allestita dal 5 dicembre 2018 all’interno dell’antico Palazzo della Zecca dell’Esquilino, la prima Zecca d’Italia, a Roma, è un’occasione unica per avvicinarsi a questo mondo, conoscerne i misteri, ripercorrendo la storia della moneta italiana.

Il Palazzo della Zecca raffigurato in una medaglia del 1927 – Foto di M.Elena Castore ©

Promossa dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per celebrare i centodieci anni di attività della Scuola dell’Arte della Medaglia, che, dal 1911, ha sede all’interno del Palazzo della Zecca di via Principe Umberto, allo stesso tempo, celebra la posa della prima pietra di questo imponente edificio, sorto come fabbrica, laboratorio artistico e museo, per volontà del Re Vittorio Emanuele III, e inaugurato in tempo record il 27 dicembre del 1911.

Il percorso espositivo, curato da Rosa Maria Villani, si snoda all’interno dell’affascinante cornice delle ex officine della Zecca, localizzate al pian terreno del grande edificio e aperte per la prima volta al pubblico. Attraverso sei sezioni allestite in sei diverse sale storico-didattiche, tra antichi macchinari, strumenti, oggetti d’arte e installazioni multimediali, si ripercorrono le tappe più importanti della storia della moneta italiana e della Scuola dell’Arte della Medaglia, che, grazie ai suoi direttori, docenti e allievi, si configura da più di un secolo come un’eccellenza tutta italiana di cui vantarsi.

Sezione “Lo sguardo sulla moneta” – Foto di M.Elena Castore ©

Si inizia dalla sezione “Lo sguardo sulla moneta”, dove, in una suggestiva installazione multimediale, sono proiettate le immagini delle monete italiane più note, coniate all’interno dell’edificio dal 1911 al 2006, anno in cui la produzione venne spostata nello stabilimento di produzione al quartiere Appio. Per terra, due cumuli scintillanti di vecchie lire italiane “demonetizzate” e, pertanto, deformate, ricordano la fine della moneta italiana nel passaggio all’Euro.

Sezione “La coniazione” – Foto di M.Elena Castore ©

Nella sezione “La coniazione”, attraverso una serie di macchinari antichi, esposti come se fossero vere e proprie sculture, si ricostruisce il processo di produzione della moneta italiana, dalla creazione dei tondelli metallici fino alla coniazione delle monete, senza dimenticarsi, però, della forza lavoro (molto spesso femminile) che, nel corso del tempo, l’ha resa possibile.

Sezione “La fonderia e la fusione d’arte” – Foto di M.Elena Castore ©

Nella sala seguente, l’antica fonderia, che accoglie la sezione “La fonderia e la fusione d’arte”, i calchi di gesso di alcune delle parti più significative della copia del famoso monumento del Marco Aurelio capitolino, realizzata alla fine degli anni Novanta dalla Scuola dell’Arte della Medaglia e dalla Zecca all’interno di questo spazio (anche se parzialmente), compongono un’installazione che vuole ricordare la costante e necessaria unione tra il sapere antico e la tecnologia moderna, da sempre, principio alla base delle attività della Scuola.

Si passa quindi alla sezione “Ars Metallica”, un grande ambiente diviso in tre sub sezioni che ripercorrono, attraverso sculture, stampe, fotografie, macchinari, ma, soprattutto, monete e oggetti artistici della collezione storico-didattica della Scuola, le tappe principali della sua storia, legata indissolubilmente alla storia della Zecca. Così, dai primi decenni del Novecento, prima fase di attività della Scuola, si passa al periodo della Repubblica, di una nuova Italia, i cui cambiamenti si riflettono nella produzione di monete e medaglie completamente diverse dalla fase precedente, e allo sviluppo della Scuola che dagli anni Settanta fino al 2004 vede la presenza di Laura Cretara, prima donna incisore in Italia, alla sua direzione. L’attività contemporanea della Scuola, che recentemente si è notevolmente ampliata, il saper fare, con l’esposizione dei lavori realizzati dagli allievi negli ultimi anni, chiude la sezione, mostrando al pubblico una varietà di tecniche che, avendo come denominatore comune la lavorazione del metallo, si diversificano per strumenti, processi e prodotti finali.

La pressa Taylor and Challen – Foto di M.Elena Castore ©

Una sala a parte è dedicata alla “Pressa monetaria Taylor”, che troneggia, come un oggetto d’arte, al centro dell’ambiente dedicato un tempo allo smistamento dei materiali e delle merci. Una macchina potente negli anni Cinquanta, capace di coniare 100-120 monete al minuto, al tempo sicuramente all’avanguardia.

Installazione della sezione “Il saper fare” – Foto di M.Elena Castore ©

E per finire, la sezione intitolata “Il Saper fare” cattura il visitatore con un’installazione suggestiva al centro della grande sala: una serie di veli che scendono dal soffitto, tra cui si può camminare, diventa il supporto diafano su cui sono proiettare le immagini in movimento dei processi creativi insegnati alla Scuola dell’Arte e della Medaglia.

Un viaggio sorprendente e affascinante tra arte e industria che merita essere vissuto, in un altrettanto sorprendente spazio storico italiano, rimasto inaccessibile per più di un secolo, oggetto di una futura operazione di riqualificazione, e che, quindi, vale la pena conoscere nella sua essenza originaria.

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