Roma. Il Pantheon. Foto Giorgio Castore

Lex

Il Tao degli antichi romani
di Riccardo Liberati

La storia del mondo è un susseguirsi di cambiamenti. Alcuni di questi sono evidenti e modificano radicalmente il percorso dell’evoluzione umana. Altri, sono meno evidenti, ma non per questo meno importanti. Accanto al susseguirsi degli avvenimenti storici, vi è anche un avvicendarsi di mutamenti nei significati delle parole.
Tali mutamenti hanno un effetto meno brusco delle battaglie o delle guerre, ma cambiano a volte in maniera radicale ciò che i tedeschi chiamano ‘Weltanschauung’, traducibile approssimativamente con visione del mondo.
E’ ciò che è successo ad esempio alla parola ‘religione’ che oggi interpretiamo da un punto di vista semantico con qualcosa che è vicino alla divinità, per cui ad esempio in ambito cristiano, una persona si definisce religiosa se crede in Cristo e partecipa ai riti festivi. Anticamente però, i romani davano alla parola un significato diverso e per esempio Cicerone ne forniva una interpretazione differente rispetto a Lucrezio.
Un altro termine che con l’avvento della religione cristiana ha cambiato significato è ‘sacro’, per cui oggi intendiamo con sacro, ciò che in qualche modo si riferisce a Dio. Parliamo della ‘Sacra Sindone’, del ‘Sacro cuore di Gesù’ e così via. Ma se consideriamo l’etimologia della parola, ci rendiamo conto che ha originariamente un significato ben diverso da quello odierno. Sacro, deriva infatti dalla parola latina ‘sacer’ che a sua volta prende il suo significato dalla radice indoeuropea ‘sak’ dalla non univoca traduzione, ma che ha a che fare con l’idea di armonia con le leggi del cosmo e quindi in armonia con le divinità che ne regolano il funzionamento.
La legge romana era considerata, fatto unico nella storia dell’Occidente, sacra. Questa sacralità, non solo conferiva alla ‘Lex romana’ dignità particolare che afferiva al mondo degli dei, ma anche validità universale, dal momento che il concetto di ‘armonico’ era e doveva essere esteso al mondo intero.
Da notare che un residuo di questo concetto, come esprime il grande storico Aaron Gurevich, è presente in tutto il mondo del medioevo in cui, benché cristianizzato, considera il comportamento umano corretto se e solo se è in armonia con l’universo. Ciò veniva ripetutamente espresso con la frase: “Come lassù, quaggiù”. La legge romana era quindi la legge conforme all’armonia dell’universo e gli dei avevano dato a Roma ed ai suoi abitanti il compito di estenderla a tutto il mondo, armonizzandolo con le leggi del cosmo e quindi degli dei.
L’espansionismo romano, non fu quindi il risultato del desiderio di saccheggio o di quello di vivere sulle spalle del lavoro degli schiavi raccattati in giro per il mondo, come certi personaggi odierni vorrebbero far credere, ma ad un preciso compito di espandere l’armonia della ‘Lex romana’ all’intero orbe terracqueo.
Non quindi invasione, ma missione. Nel canto VI° dell’Eneide, questo concetto è espresso chiaramente nella frase: “Tu regere imperio populos romane, memento”, cioè: “Ricordati romano che il tuo compito è quello di governare i popoli con l’impero”. Vi è quindi un riferimento chiaro nella storia di Roma ad una sorta di compito, di missione armonizzatrice e civilizzatrice, laddove ‘civiltà’ si riferisce alla ‘civitas’, la città dove i cittadini devono vivere in armonia, mentre nelle campagne i contadini possono vivere secondo la ‘rusticitas’, cioè mancanza di armonia.
Nel mondo dell’estremo Oriente, troviamo qualcosa di molto simile in Cina, dove, come fa notare Jacques Gernet, il sovrano è colui che rappresenta il mezzo interposto tra il mondo terreno ed il ‘Tien’, il cielo, cioè colui che armonizza il rapporto degli uomini con l’universo.
Nel taoismo, il concetto è ancora più chiaro. L’uomo che trova la via, è in armonia con l’universo. La legge del Tao, della ‘Via’ come la ‘Lex romana’ è quella che armonizza cielo e terra. La differenza è che il Tao va ricercato a livello individuale, mentre gli Dei hanno dato a Roma la missione di armonizzare il mondo con la propria ‘Lex’.
Oggi abbiamo perso il concetto di sacralità della legge e la consideriamo purtroppo non senza fondamenti, un’oppressione da parte di pochi sui molti con risultati fin troppo evidenti. Forse, per risanare le nazioni, più che di riforme che coinvolgano l’economia o peggio ancora la finanza, dovremmo rivolgerci al mondo degli antichi che non ostante i millenni, hanno ancora parecchio da insegnarci.

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