Filantropia: esempi non solo per i giovani

Bocconi e Treccani hanno creduto nel futuro
di Antonello Cannarozzo

Al famoso slogan del secolo scorso, “Italia, terra di santi navigatori e di poeti”, potremo aggiungere anche di filantropi, persone che hanno creduto nel prossimo realizzando, spesso, armati solo della loro intelligenza, veri monumenti alla solidarietà non solo economica, ma soprattutto culturale e all’efficienza di cui ancora oggi ne usufruiamo, come Ferdinando Bocconi e Giovanni Treccani.
In un periodo di crisi economica e la paura nel futuro, forse è bene ricordare queste due figure che per la loro capacità, il loro coraggio hanno visto con lungimiranza per affrontare le sfide del futuro. Due uomini, come vedremo, che hanno creato dei grandi monumenti alla cultura pur essendo persone assai umili.
Pochi sanno, forse, che la nostra più importante e celebrata università privata, la Bocconi di Milano, fu fondata da Ferdinando Bocconi che non era certamente un cattedratico o uomo di cultura, anzi, aveva cominciato a conoscere la vita per le strade di Lodi come venditore ambulate di abiti usati insieme al padre.
Ma il ragazzo era intelligente e, ben presto, riuscì ad aprire con i fratelli un primo negozio di stoffe e successivamente inaugurò altri negozi creando il primo emporio italiano per gli abiti su misura fino ad arrivare alla creazione dei Grandi Magazzini che alla fine della prima guerra mondiale verranno chiamati da Gabriele D’Annunzio, la Rinascente.
Nonostante il successo imprenditoriale, Ferdinando Bocconi subì il grave lutto della morte del figlio nella battaglia di Adua, durante le campagna d’Africa.
Fu in sua memoria che fondò nel 1902 l’Università Commerciale Luigi Bocconi che negli anni diverrà sinonimo di efficienza per lo sviluppo della nazione. Moriva a Milano il 5 febbraio del 1908, nominato dal re, senatore del Regno.
Rimanendo nell’ambito culturale vogliamo ricordare che c’è un monumento in Italia, un vero colosso della divulgazione scientifica mondiale, che non è fatto di pietra, ma di carta: è l’Enciclopedia Italiana Treccani, dal nome del suo mecenate.
Come Ferdinando Bocconi, anche Giovanni Treccani non era un uomo di cultura. Emigrato in Germania alla fine dell’ottocento a soli 17 anni, trovò lavoro presso una fabbrica tessile. Tornato anni dopo in Italia, investì nella lavorazione delle tessuti tutti i suoi risparmi. Dopo poco tempo l’azienda si ingrandì e l’ex emigrante divenne un importante imprenditore del settore manifatturiero.
All’apice della fama e della ricchezza, Treccani, pensò di dedicare gran parte dei suoi guadagni a qualcosa che doveva rimanere un caposaldo per la nostra cultura, “vera ricchezza di una nazione”, come spesso amava dire.
Grande mecenate e filantropo della cultura italiana, fondò, il 18 febbraio 1925, l'Istituto Giovanni Treccani per la sola pubblicazione della Enciclopedia Italiana e del Dizionario Biografico degli Italiani, ma le difficoltà finanziarie dell’impresa lo convinsero nel 1931 a costituire la società Treves - Treccani -Tumminelli, in seguito, nel 1933, con l'aiuto dello Stato trasformò questa iniziativa della nostra cultura in una istituzione permanente.
Oggi, insieme all’enciclopedia Britannica, è considerata tra le prime istituzioni culturali a livello mondiale. Morì a Milano nel 1961.
Due nomi e una speranza per tanti giovani che vogliono credere nel futuro non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

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